Cuadrado chiede scusa: «Non volevo ferire nessuno con il mio passaggio all'Inter. Mi sarebbe piaciuto chiudere la carriera alla Juve. Sono onorato di aver fatto parte della storia del club bianconero»
Hanno Detto

Cuadrado chiede scusa: «Non volevo ferire nessuno con il mio passaggio all’Inter. Mi sarebbe piaciuto chiudere la carriera alla Juve. Sono onorato di aver fatto parte della storia del club bianconero»

In una lunga intervista ai microfoni di Tuttosport Cuadrado rivive la sua esperienza con la maglia della Juve e non solo

Forte di 13 titoli vinti e 314 presenze con la maglia della Juventus, Cuadrado ai microfoni di Tuttosport, ricorda ancora con profondo affetto l’esperienza in bianconero: «Ma certo. La prima cosa che mi viene in mente è la grandezza del club, in Colombia me lo ricordano tutti. Aver fatto parte di un pezzo di storia importante della Juve mi onora».

Durante la permanenza a Torino, la crescita del giocatore è stata affiancata da campioni di grande spessore: «Cristiano Ronaldo mi ha insegnato tantissimo: ha una disciplina straordinaria. Ma anche Alex Sandro, Chiellini, Bonucci. Hanno avuto tanta umanità, oltre al talento. Chiello, per esempio, per me è stato un riferimento emotivo. Come lui Buffon e pure Marchisio, giocatori e uomini che ti facevano capire subito cosa fosse la Juve».

L’ex calciatore bianconero ha analizzato anche l’evoluzione della rosa attuale: «Ogni squadra è diversa. Allora c’erano leader e giocatori dal talento enorme. Ora la Juve è cambiata: ci sono tanti giovani, che si fanno guidare da Bremer, Locatelli, McKennie e Pinsoglio. Carlo è fondamentale: ti dà allegria, certo, ma ti spinge a dare tutto. Ecco, i giovani sono fortunati ad avere loro come esempi».

Guardando ai margini di miglioramento della squadra di oggi, Cuadrado si dice fiducioso: «Piano piano miglioreranno, bisogna considerare gli infortuni. Vedrete quando tornerà Yildiz: è uno che sa cambiare le partite. Ha già qualcosa del campione. Sono sicuro che dopo la sosta prenderanno quota, diventando più maturi».

Tra i ricordi più vivi sul terreno di gioco, spiccano alcune marcature e rimpianti europei: «Quello nel derby col Toro del 2015 è stato bello perché liberatorio: arrivavamo da una striscia di risultati molto negativa. Da lì abbiamo messo le basi per vincere il campionato. Ma anche quello col Bayern Monaco è stato bellissimo». Parlando della Champions League, Cuadrado sottolinea: «Sì, nel 2018 potevamo vincerla. Stavamo bene, avevamo fiducia, se avessimo passato quel turno avremmo potuto farcela. E pure ai quarti col Real Madrid: se al Bernabeu ci fosse stato il Var non avrebbero mai dato rigore, ne sono certo».

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Il percorso tattico di Cuadrado è stato plasmato soprattutto da un tecnico in particolare: «Da tutti ho imparato tantissimo. Ma scelgo Allegri: difensivamente non ero così forte, ma lui mi ha migliorato e aiutato a completarmi con e senza palla. Infatti con altri allenatori ho fatto pure il terzino grazie ai suoi insegnamenti. Non dimentico nemmeno Pirlo, però, che mi ha fatto capire meglio certe dinamiche di gioco».

Le tappe fondamentali della carriera di Cuadrado passano anche per Firenze e Londra. L’esperienza in viola ha rappresentato il vero salto di qualità: «A Firenze ho vissuto anni bellissimi: sono arrivato lì dopo un bel campionato a Lecce e ho compiuto un salto di qualità. Mi sentivo in una grande squadra: ho iniziato a prendere consapevolezza, segnando gol e facendo assist. Da lì ho capito che avrei potuto compiere un ulteriore passaggio, che desideravo tantissimo. Cercavo un top top club, ma quella Fiorentina era già una grande squadra: giocavamo benissimo».

Successivamente, il forte desiderio di vestire la maglia bianconera lo portò a spingere per il ritorno in Italia nonostante la volontà di Antonio Conte al Chelsea: «Sì, avremmo potuto lavorare insieme al Chelsea. Cercò in tutti i modi di convincermi a restare, ma in Inghilterra non mi ero trovato bene. Ho fatto veramente di tutto per tornare alla Juve dopo il mio primo anno in prestito. Lui non era contento di lasciarmi andare, ma poi si rassegnò. In Italia conoscessi già tutto: la lingua, la cultura, le persone. La Juve era famiglia: non è un caso che sia rimasto lì 8 anni».

Tra le pagine più amare resta la finale di Champions League persa a Cardiff, segnata dalla sua espulsione: «Purtroppo sì. Sono ancora convinto che avremmo potuto vincere, c’è stato un momento in cui potevamo ribaltarla, anche se era un grandissimo Real Madrid. Erano forti, ma noi non avevamo paura e avevamo la sensazione di poter scrivere la storia. È stato un peccato, mi è rimasto ancora adesso il rammarico».

Riguardo alla conclusione dell’avventura alla Juventus e al successivo trasferimento a Milano, Cuadrado esprime il suo rammarico: «Mi è dispiaciuto tanto, Allegri mi avrebbe tenuto. In quel momento ero arrivato alla fine del mio contratto, a parole avevamo trovato un’intesa. Alla Juve mancava un quinto e De Sciglio si era appena infortunato. Per me la Continassa era casa, amavo la gente e i tifosi. Ma anche quell’addio, con modalità che non mi erano piaciute, fa parte del calcio. Peccato, perché sono andato all’Inter e in quel momento non mi resi conto di quanto fosse accesa la rivalità. Io volevo solo giocare, quando sei in attività non fai troppi ragionamenti. Quando sono andato da loro ho capito di aver ferito il mondo bianconero, pur involontariamente».

L’ammissione dell’esterno verso la tifoseria juventina: «Sarei rimasto, avrei voluto chiudere la mia carriera alla Juve. Non volevo ferire nessuno. Ho vinto tanto, sono entrato nella storia del club e spero che il pensiero su di me, nel tempo, venga rivalutato. In campo ho sempre dato il 200% per me e per la Juve, mi sono sentito juventino. Ho cercato di essere all’altezza di un club del genere. Sì, oggi mi sento di chiedere scusa ai tifosi che ho deluso. Spero che possano capire quel mio passaggio all’Inter senza più rancore».

Guardando al futuro lontano dal campo da gioco, Cuadrado esclude la panchina per dedicarsi al sociale: «Di sicuro non voglio allenare (ride, ndr). Ho creato una fondazione, cercherò di seguirla più da vicino. Mi piacerebbe lavorare coi ragazzi, coi giovanissimi. Voglio supportarli, ma non solo nella parte sportiva. Tornare a Torino? Subito. Sono stato tanti anni lì e mi sono trovato benissimo, ho lasciato tanti amici».

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