A Casa con la Juve: le parole di Camoranesi, Andrea e Michele – VIDEO

Iscriviti

Nuovo appuntamento del format “A Casa con la Juve”. Mauro Camoranesi e il duo Andrea e Michele sono gli ospiti di giornata

Continuano gli appuntamento di A Casa con la Juve, il format che vede Enrico Zambruno e Claudio Zuliani intervistare ospiti diversi ogni puntata.

Si tratta di Mauro Camoranesi, ex Juve e campione del mondo 2006, e il duo radiofonico di Radio Deejay composto da Andrea e Michele. Tutti in onda il oggi alle ore 15:00.

CAMORANESI

COME STA – «Tutto a posto, sto bene qua c’è il sole. È una novità svegliarmi a quest’ora».

MUSICA – «Prima è nata la passione per il calcio. La musica è arrivata dopo, a 14/15 anni. L’ho scoperta con mia madre a casa, quando ero con lei perché ascoltava la radio sempre. In quel periodo lì, ho iniziato a sentire la musica con gli amici».

CHIAMATA CON MARADONA – «Io son convinto ancora oggi che era lui… Non toglietemi questa soddisfazione. Sono andato in camera con Ferrara, era sdraiato mezzo nudo nel letto, con quel fisico non bellissimo (ride ndr). Mi disse: ‘Guarda Camo sono al telefono che sto parlando con Diego’. Prima di uscire mi disse: ‘Vieni che Diego ti vuole parlare’. Pensavo mi stesse prendendo in giro. Ho parlato con lui: ‘Stai tranquillo Camo, domani gioca la partita e diventerai Campione del Mondo’. È stato bellissimo, perché per me è il migliore di tutti i tempi».

TREZEGUET – «Io e lui eravamo compagni di stanza. Ci siamo divertiti da morire. Per sei mesi una volta non ci siamo parlati. Quando sono arrivato in squadra, vedevo i giocatori come stelle e mi mettevo nell’angolino e non parlavo con nessuno. Entravo nello spogliatoio, salutavo e aspettavo lì l’inizio dell’allenamento senza parlare. Ancora oggi ci sentiamo, parliamo. Quando ci preparavamo per la cena in ritiro era fantastico in stanza. L’ho scoperto con il tempo, mi sembrava avesse una faccia da s*****o all’inizio, pensavo ‘Ma chi si crede di essere’. Poi col tempo siamo rimasti amici».

MULTE NELLO SPOGLIATOIO – «Ne prendevo tante, e spero che il reparto dell’Ospedale a cui venivano devoluti i soldi porti il mio nome perché l’ho tirato su io (ride ndr). Arrivavo sempre in ritardo, nonostante mi svegliassi un’ora e mezza prima. Un giorno ero in macchina con mio padre che sfrecciavo in tangenziale e pensavo: ‘Ma com’è possibile che a trent’anni arrivo ancora in ritardo?’. Mio padre pensò che ero fuori di testa e mi disse che ce l’avevo nel sangue, perché lui era come me».

GOL AL 95′ COL BOLOGNA – «Sono affezionato a questo gol perché era il mio primo anno e rappresentava lo spirito della Juve che dice di non mollare mai. Eravamo in corsa per il primo posto e quel gol ci diede la possibilità di rimanere in testa».

DIVENTARE CALCIATORE«Da piccolo ci speravo, era un sogno. Non sapevo cosa significasse. Non mi aspettavo neanche la metà di quello che sono riuscito a fare».

BUFFON – «Mi fa piacere, perché uno deve smettere quando se la sente. In tanti lo dicono, ma se lui si sente bene e vuole continuare fa bene».

IN CONTATTO – «Con pochi perché ormai siamo sparsi in giro per il mondo. In Slovenia ho sentito Igor Tudor, poi Trezeguet e Buffon quando ho fatto visita al centro di allenamento. Ci vediamo allo stadio con Davids, con Ferrara perché è ovunque».

FIORENTINA JUVE 1-1 – «Quando ho suonato la bandierina volevo farlo. Non ho cantato una canzone in particolare».

ANDREA E MICHELE DI RADIO DEEJAY

COME STA ANDREA – «Sono nella mia Cremona, va tutto bene. Cremona che è una città speciale per la Juve, con Cabrini e Vialli di queste parti».

COME STA MICHELE – «Sono collegato dalla campagna, anche qua tutto bene».

CAMORANESI PER ANDREA – «Passione e cazzimma. Ho rivisto tutti i suoi gol e non voglio spoilerare nulla».

CAMORANESI PER MICHELE – «Quando era in campo col pallone, faceva certe sviolinate e certe schitarrate che per noi tifosi della Juve erano splendide».

COSA PIU’ STRANA IN DIRETTA – «Quando rimane aperto il collegamento con l’ascoltatore ma pensi di no e gli dice cosa non proprio carine. Lì diventi bordeaux e non fai una bella figura (ride ndr)».

COSE PIU’ STRANE PER LA JUVE – «Siamo andati a vedere la finale di Champions League con il Borussia Dortmund. Eravamo in metropolitana e ci siamo trovati in mezzo ad un fiume giallonero di tifosi avversari. Poi, gli anni scorsi, al gol di Dani Alves stavo cadendo dalla tribuna. Ricordo anche che, dopo un gol di Vialli, mi hanno pestato gli occhiali e sono andati in frantumi».

IDOLO – «Platini è stato uno dei nostri idoli e l’abbiamo conosciuto perché viene spesso a giocare a golf negli eventi di beneficenza».

LA PARTITA CHE RICORDANO – «Per Andrea la finale di Champions League del 1996 a Roma, mentre per Michele uno Juve Inter vinto per 3-1 in cui fino all’85 eravamo sotto».

Condividi