Allegri, un sogno Champions chiamato Ronaldo

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La notte Champions che vale quanto una finale. La notte che cambia gli umori e il destino. La notte che abbiamo vissuto per voi allo Stadium. E che Ronaldo ha reso speciale

Una partita da dentro o fuori. L’unica cosa affascinante che resta di un calcio ormai troppo “interpretato” e con regole poco chiare anche per chi prova, di anno in anno, a migliorarle. Allo Stadium si comincia così: mani in tasca Allegri, sbucciate dagli applausi – invece – quelle degli gli spettatori. E per fortuna tanti, ma tanti cori di un tifo per una notte unito. E un entusiasmo lodevole che meriterebbe di per sé la qualificazione di diritto, nonostante lo 0-2 dell’andata. E poi quel gol annullato già al terzo minuto che non trova consensi, ma si sa che in certe notti si può anche far finta di non capire. E i minuti passano con qualche dribbling di troppo di Bernardeschi e un po’ d’affanno in Spinazzola all’esordio da capogiro. Ma il coraggio si vede.

Metà primo tempo e le mani di Allegri restano appiccicate alle tasche dei pantaloni, mentre quelle di Szczesny danno il via al boato per il primo pericolo respinto a pugni chiusi. Ma è al ventisettesimo che la partita cambia. E a spianare la discesa ci pensa Ronaldo imbeccato di testa proprio da Bernardeschi.

Allegri gonfia il petto, ma le mani sembrano ingarbugliate ancor di più una nell’altra. Ed ecco che allora tutto lo stadio annusa aria di impresa. Anche se è troppo presto e l’Atletico sembra non pervenuto come l’ex Morata. Diversamente da Bernardeschi che grida vendetta con una rovesciata da marchio registrato. Uno a zero dopo il primo tempo. E le orecchie piene di chiacchiere da parte di tifosi veraci e al momento soddisfatti.

Manca un gol e il timbro sulla “remuntada” che arriva nella ripresa con il solito nome strozzato dall’urlo del gol: Ronaldooooo.

Lo stadio ritrova così, compatto, gli “undici” leoni dispersi qua e là all’andata. Le mani di Allegri, neanche a dirlo, al solito posto. E col terzo gol di Ronaldo su rigore la frittata è fatta. Con tutte le “uova” di Simeone e dei gufi italiani. Ce l’hanno fatta. Ce l’abbiamo fatta. Uniti si vince. Anche con chi non ci credeva. E che adesso dovrà ricredersi su tutto. Non solo su Allegri. Anche se la morale è molto semplice: il calcio è un gioco semplice. Basta avere “coraggio” ed essere un po’ aggressivi.