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Antinelli: «Chiesa predestinato. Kean? Ha ragione Allegri» – ESCLUSIVA

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Antinelli: «Chiesa predestinato, non ce ne sono tanti come lui in giro per l’Europa. Kean? Ha ragione Allegri» – ESCLUSIVA

Intervenuto in esclusiva ai microfoni di JuventusNews24, il giornalista di Rai Sport Alessandro Antinelli ha fatto il punto su alcuni giocatori che si stanno prendendo la scena con la maglia della Juventus e della Nazionale italiana. Di seguito le sue parole.

In estate abbiamo apprezzato il suo eccellente lavoro nel centrocampo dell’Italia. Come giudica sin qui il rendimento di Locatelli in maglia bianconera? Qual è secondo lei il vero ruolo di Manuel?

«Locatelli può giocare nei due davanti alla difesa e fare anche la mezzala. Il ragazzo è forte, e lo si è visto già nel Sassuolo dove giocava a due con Maxime Lopez. Il problema non è tanto il ruolo in cui gioca Locatelli, quanto piuttosto l’ingranaggio del centrocampo e gli equilibri che si creano attorno a lui. Lui la sua parte la fa sempre e per come la vedo io nella Juventus è un insostituibile. Deve giocare sempre, e più gioca e più riesce a entrare nel ruolo, più assume responsabilità e più rende. Al netto di quella che è stata sin qui la stagione della Juventus, non facilissima, ha offerto un buon rendimento. Certo è che per età e qualità può fare ancora molto. Può risentire se la squadra non gira a dovere».

Pensa che Donnarumma sia un rimpianto per la Juventus e, più in generale, per il calcio italiano? Come si spiega le difficoltà che sta riscontrando a Parigi?

«Donnarumma è un rimpianto per tutti quelli che non lo hanno potuto prendere, questo è evidente. Secondo me lui si aspettava un certo tipo di situazione a Parigi e poi ha avuto sorprese. Recentemente ha detto che non si sente bene con questo tipo di concorrenza: finalmente ha detto quello che pensa. I patti probabilmente non erano quelli: lui non è andato lì per fare la riserva. Parliamo del miglior portiere dell’Europeo, un giocatore che ha contribuito tanto alla vittoria finale e che si ritrova a giocare poche partite. Quando ha giocato ha sempre fatto la differenza ed è normale che ora si senta in difficoltà. Perché non l’hanno preso altre società? Credo ci fosse tutto un ingranaggio che lo ha portato al PSG, una serie di circostanze anche economiche con il suo agente che ha spinto per portarlo lì. Secondo me chi lo voleva prendere doveva fare di più, lui è un fenomeno. Io penso che finirà la stagione al Paris, ma con un contratto così oneroso è comunque difficile spostarlo».

Chiesa può essere considerato l’erede di Ronaldo alla Juventus? Secondo lei può giocare anche come prima punta?

«Quello che ha fatto Chiesa agli Europei è sotto gli occhi di tutti. È un giocatore che spacca partite e difesa. Noi ora abbiamo alla memoria le ultime partite in Nazionale, dove nessuno ha reso come ci si aspettava. Però lui è un giocatore che spacca le partite, e non ce ne sono tanti come lui in Europa. È un punto fisso della Juve e della Nazionale, è un giocatore che nemmeno lontanamente può essere messo in discussione. A che status è Chiesa? Per me a quello del campione. Perché fare quello che ha fatto lui a Wembley è da predestinato. Può fare anche la prima punta, ma io lo vedo bene a sinistra quando rientra e calcia verso la porta. Io lo farei giocare sempre lì, dove giocava Ronaldo, ma parliamo di uno che è talmente forte che può giocare in qualsiasi posizione».

In molti lamentano la mancanza di un vero centravanti nella Nazionale. Pensa che Kean possa ricoprire questo ruolo così importante negli anni a venire?

«Se guardiamo come rendono i classe 1999, 2000 e 2001 in giro per l’Europa non è certamente troppo presto, solo noi in Italia ci poniamo questo problema. Il punto è: quanto vale Kean? Lui è un giocatore che, come dice Allegri, sa fare una cosa straordinariamente bene: gol, e l’Italia ha bisogno di gol. Io l’ho visto dal primo giorno in Nazionale come uno che ha i numeri per fare la differenza. Lo penso io così come lo pensa Mancini, che di talenti da Balotelli in poi ne ha visti. Rischiamo di tornare sempre al solito discorso: bisogna trovargli spazio. Non è facile nella Juventus, che è una squadra piena di tantissimi giocatori. Credo che serva un po’ più di fiducia: Kean, se è in fiducia, il gol lo fa da ogni posizione. Non può essere ignorato quello che ha fatto l’anno scorso nel PSG, perchè anche lì, nonostante i tanti campioni, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante segnando gol anche pesanti. Se l’ha fatto a Parigi può farlo anche a Torino, e di conseguenza può essere un’opzione importante anche per la Nazionale. Sui discorsi caratteriali, se si impegna o no, questo solo Allegri può dircelo. Per me è un giocatore con qualità, che vanno incanalate bene attraverso una cosa sola: la fiducia».

L’Italia riuscirà a conquistarsi un posto per Qatar 2022? Quali sono i maggiori pericoli per la truppa di Mancini in vista dei play-off di marzo?

«Io penso di sì perché non voglio nemmeno pensare che non ce la facciamo. Abbiamo fatto di tutto per complicarci la vita e adesso ne pagheremo le conseguenze nei playoff. Detto questo, non siamo fuori, al contrario: il problema è degli altri, costretti ad affrontare i campioni d’Europa. La prima la giocheremo in casa con una non testa di serie, la seconda non sappiamo ancora dove potremmo giocarla e contro chi, ma mi devo augurare che non sia il Portogallo. Vedere che in un playoff si affrontano i campioni d’Europa contro i campioni d’Europa precedenti sarebbe oggettivamente atroce per il calcio mondiale. Ma questo è e ci siamo andati a finire non per caso. È sempre una questione di merito: la Svizzera ha fatto quello che doveva, noi no».

Si ringrazia Alessandro Antinelli per la disponibilità e la cortesia dimostrata in occasione di questa intervista