Bernardeschi: «Quando c’è la voglia di vincere di squadra è diverso» – VIDEO

Federico Bernardeschi, attaccante della Juve, ha rilasciato un’intervista toccando diversi temi della sua carriera

Ai microfoni di Juventus TV, Federico Bernardeschi ha rilasciato una lunga intervista nella quale ha toccato diversi temi della sua carriera. Di seguito riportate le sue dichiarazioni.

CALCIO – «Quando sei bambino è solo un gioco, un divertimento. Poi quando cresci capisce che puoi farlo diventare una professione, il tuo lavoro. La cosa importante, per tutti quelli che fanno della propria passione il proprio lavoro, siamo fortunati a fare questo. Facciamo una cosa che ci piace tanto».

DIVENTARE PROFESSIONISTA«È molto più naturale di quello che può sembrare, perché è tutto un succedersi di cose. Quindi, lì vai veramente a vedere che tocchi con mano che la tua passione è il tuo lavoro».

ABITUDINI«Caffè amaro senza zucchero, con cialde. Una bella colazione ricca, di tutte le fonti di cui abbiamo bisogno, perché l’alimentazione è fondamentale per lo sport. Io tengo molto a queste cose. Serve dedicarsi al 100% per la propria passione, per quello che si ama fare ed essere soddisfatti di quello che si fa».

ARTE«Ce n’è un sacco, io sono anche appassionato di arte. Mi piace molto la street art, perché è un qualcosa che esprime emozioni, gioia, ciò che pensa l’artista in quell’attimo. L’arte racchiude l’artista in quel determinato momento lì».

CANI «Stanno in casa durante gli allenamenti, si arrabbiano un po’ quando vado via. Più il maschio, Spyke: quando vado in Nazionale, non mi saluta. Sono due bulldog inglesi, sono la mia gioia io li amo. Faticano a fare tutto, non hanno voglia di fare niente: si godono la vita, li devi stimolare tu perché se fosse per loro… Una volta nei miei viaggi me li sono portati con me, ma loro soffrano quando vanno via da casa e quindi abbiamo trovato una signora che sta sempre con loro quando vado io e così non creiamo squilibri».

VIAGGI«L’anima è sempre la mia, però ci sono anche circostanze. Due anni fa abbiamo avuto un periodo più lungo per fare le vacanze quindi ho deciso di andare oltreoceano. Vedi dei posti incredibili, ci lasci un pezzo di cuore. La chitarra? È bella, ma se perdi la mano è difficile riacquistare il ritmo. Sono al giro di do, sono andato sul pesante subito per imparare: Pink Floyd, Wish you were here. Ci ho messo molto di più, ma è la mia canzone preferita. Quando sento una canzone bella mi emoziona, e la ascolto fino a quando non mi annoia».

MUSICA PRE PARTITA«Non ho una compilation preferita, metto casuale sul telefono. Ogni giorno è diverso, perché non puoi avere le stesse sensazioni del giorno precedente. La cambio, però, quando c’è una canzone nuova la metto così tante volte perché la voglio imparare»

RITI PRE PARTITA«Non sono scaramantico, mi faccio il segno della croce solo perché credo tanto in Dio ed è come se mi accompagnasse in quel momento».

GUARDARE LE PAGELLE«Sono sincero, no. Credo fortemente che un giocatore sappia benissimo quando ha fatto bene e quando ha fatto male. Sono anni che giochiamo, quindi è normale che sappia come è andata la partita. Fa piacere quando parlano di te, ma fanno piacere anche le critiche perché c’è sempre qualcosa di costruttivo».

SOCIAL«Ringrazio sempre le persone che mi stanno vicine, e di questo sono tanto felice. Non si devono amare i complimenti e odiare le critiche, sarebbe troppo facile»

TATUAGGI«Le paure si vincono affrontandole. Nelle paure c’è sempre una grande opportunità, perché ti spinge a fare quella cosa. Le sensazioni che provi, poi, sono diverse da quelle che ti sei immaginato. Ho un braccio tutto credente, il primo è stato il padre nostro. Ora ho la schiena tatuata con due angeli che mi proteggono e mi guardano le spalle»

PRIMA PARTITA DA BAMBINO«Me lo ricordo, avevo una voglia di giocare pazzesca. Ho dei bellissimi ricordi di quando ero bambino. Ognuno andava dietro la palla, e chi ce l’aveva era contornato da dieci giocatori che gli andavano dietro. Giocavi sulla terra, sull’asfalto, ed era calcio vero. Mi dispiace molto che ora ci siano pochi bambini che giocano per le strade. Bisogna ritornare a farlo ma i temi sono cambiati».

PARTITE RAVVICINATE«Non hai modo di lavorare, perché giocando ogni tre giorni hai bisogno più del recupero che del lavoro. Quando giochi una partita spendi energie importanti, facendo scarico il giorno dopo mentre chi non ha giocato fa allenamento. Passate 48 ore dalla partita è il giorno peggiore perché devi espellere tossine nei muscoli e il giorno dopo giochi ancora. Lì le prepari tatticamente ma non puoi lavorare a livello fisico. La cosa più bella per me è l’entrata in campo, perché ti fa rendere conto dell’entusiasmo e della passione dei tifosi. È un’insieme di energie che si concentrano per un solo risultato, la vittoria».

CHAMPIONS«Meglio quella di Valencia, perché il gol è un risultato importante ma è quando c’è il sacrificio comune, la voglia di vincere di squadra che è molto bello. La Champions è una competizione a sé dove ci sono mille dettagli dentro. Incontri tutte le squadre più forti d’Europa e in un secondo può cambiare tutto per i giocatori che hai di fronte».