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Birindelli: «Allegri somiglia a Lippi. Pogba e Di Maria? Servono per questo»

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Birindelli: «Allegri somiglia a Lippi. Pogba e Di Maria? Servono per questo». Le dichiarazioni dell’ex terzino della Juve

Alessandro Birindelli ha rilasciato un’intervista a Tuttosport parlando, tra le altre cose, dello scudetto vinto il 5 maggio e dell’addio di Chiellini.

Le parole dell’ex terzino della Juve.

SCUDETTO 5 MAGGIO – «Onestamente contro l’Udinese ci credevamo tutti, dal primo all’ultimo componente della rosa. C’era un clima speciale, differente, si respirava l’atmosfera dell’impresa. È stato fondamentale il ruolo di Marcello Lippi nel caricare quella partita: ci continuava a dire, nelle settimane precedenti, che avremmo dovuto lottare fino all’ultimo, senza gettare la spugna. Noi alcune volte ci guardavamo e ci dicevamo: “Ma questo è un pazzo”. Non capivamo dove trovasse quella speranza così feroce, come riuscisse a trovare le energie per trasmetterci quella positività. E ha avuto ragione lui: dovevamo fare il nostro percorso, solo così la sorte ci avrebbe ridato quanto perso due anni prima».

RICORDO DI PERUGIA – «Nel 2000 perdemmo quello scudetto durante una partita surreale: i reduci di quella stagione sapevano che avevano un conto in sospeso con la fortuna, quasi come fosse un assegno da ritirare in banca. Udine è stata la giusta ricompensa anche ai sacrifici che facemmo nello sfortunato biennio di Carlo Ancelotti, nel quale fummo penalizzati ben oltre i nostri demeriti. La ruota gira? Si, ne sono certo: i conti alla fine tornano sempre. Il calcio ti dà ciò che meriti e ti toglie ciò che non meriti. Esattamente come le gare sfortunate o i torti arbitrali: tutto si compensa, prima o poi. Udine è stata la compensazione di Perugia, almeno per tutti coloro che erano presenti quel dannato giorno. Sapevamo che avremmo dovuto riscattare quella giornata e così è andata».

IL SEGRETO – «In realtà no, quella era una Juventus forte esattamente come altre. Il gruppo aveva un forte senso di appartenenza, non ci scalfiva niente: nella prima parte di stagione perdemmo contro la Roma in casa e subimmo il pareggio beffa contro il Torino, il famoso 3-3 con il rigore della vittoria sbagliato da Salas. Eppure riuscimmo ad acquisire una consapevolezza dei nostri mezzi che ci ha permesso di andare oltre i passi falsi. Questo per merito anche di una società straordinaria: sapevamo tutti in quale direzione andare, la vittoria era la nostra bussola. Anche se vincere non è mai semplice». 

LIPPI E ALLEGRI – «Si, Allegri somiglia più di molti altri a Lippi. Anche sul piano della comunicazione trasmettono gli stessi concetti, nella stessa maniera: la toscanità aiuta in questo senso. Devo essere onesto: tante volte anche la Juve di Lippi non giocava benissimo, ma contava più di qualsiasi altra cosa portare a casa il risultato. Il resto passava inevitabilmente in secondo piano, perché in un club come questo il Dna vincente predomina sul gioco. Allegri ha gli argomenti giusti per aprire un nuovo ciclo di successi, proprio come fece Lippi quando tornò sulla panchina bianconera». 

GLI ADDII DI ZIDANE E INZAGHI – «Sapevamo che tipo di giocatori avremmo perso: non sapevamo come la società li avrebbe rimpiazzati, anche perché entrambi erano dei totem per noi. Hanno colto due grandi opportunità, andando al Real Madrid e al Milan, ma furono rimpiazzati in maniera fantastica: non avremmo mai immaginato che sarebbero arrivati rinforzi come Buffon, Thuram e Nedved. In quel momento rappresentavano il meglio del calcio italiano e lo dimostrarono subito, non ci fu assolutamente bisogno di aspettarli».  

VLAHOVIC- «Anche questa volta la Juventus è andata a prendere il meglio a gennaio con Dusan Vlahovic, anticipando tutta Europa. E magari arriveranno altri campioni ancora per il reparto offensivo. La società sa sempre ciò che sta facendo: si può anche non vincere per un breve periodo di tempo perché è impossibile riuscire a trionfare ogni anno, ma la Juventus è un club che si muove sempre con la massima attenzione e con obiettivi molto chiari. Per cui, anche sul mercato, sono certo che la società farà il proprio dovere come sempre». 

L’ADDIO DI CHIELLINI – «Se penso alla Juve del 2002, avevamo sei-sette giocatori con la sua straordinaria personalità, con il suo carisma. Ora ne vedo molti meno, quindi comprendo molto bene i motivi che portano la Juventus a inseguire gente come Pogba e Di Maria: serve personalità per evitare le altalene di risultati dell’ultimo campionato, in cui bastava essere più focalizzati per poter lottare per lo scudetto con Milan, Inter e Napoli. Appena la Juventus ritroverà il senso di appartenenza, come quello che ha contraddistinto l’era Lippi, tornerà grandissima. In questo senso, avere elementi di spessore umano all’interno del gruppo, aiuta tantissimo: per vincere serve questo, non ci sono altre ricette».  

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