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Bremer: «Ho giocato nel Torino e so cosa significa un derby per loro, soprattutto all’ultima giornata. Dobbiamo vincere la partita»

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Il difensore della Juve Bremer si è raccontato al podcast Futebol do Mundo di ESPN Brasile, soffermandosi su crescita personale, ambizioni e prospettive

Gleison Bremer si considera oggi un difensore più maturo e completo rispetto a quattro anni fa, quando prese parte al suo primo Mondiale in Qatar. Una crescita che gli è valsa la nuova convocazione di Carlo Ancelotti per la rassegna iridata che si disputerà tra Canada, Stati Uniti e Messico.

Il centrale della Juventus, squalificato per l’ultima giornata di Serie A e quindi assente nel derby di Torino, ha raccontato sensazioni e ambizioni in vista del torneo durante un intervento al podcast Futebol do Mundo di ESPN Brasile. Un’occasione per riflettere sul percorso compiuto e sul ruolo che spera di ritagliarsi con la Seleção.

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PAROLE – «In questi quattro anni sono successe tante cose, non solo in campo ma anche fuori. Ho avuto l’infortunio, che mi ha insegnato molto. Sento di avere una corazza, di essere più forte, esperto. Ho già vissuto tante situazioni e spero di aiutare il gruppo e la squadra a raggiungere il nostro obiettivo, non solo in campo ma anche con il mio atteggiamento, con le parole, incoraggiando gli altri. Il nostro obiettivo è andare lì per vincere»

CALCIO ITALIANO – «Quando sono arrivato in Italia ho capito che la concezione del difensore era completamente diversa rispetto al Brasile. In Brasile si guarda molto al difensore tecnico, che magari dribbla, fa goal. In Italia impari davvero a difendere. Per me è stata una scuola incredibile, sia al Torino che alla Juventus. Ho avuto allenatori italiani, come Mazzarri, che mi hanno insegnato tantissimo. Mi diceva: ‘Devi sistemare meglio il corpo, in area devi marcare, non guardare solo il pallone, perché l’attaccante ti va alle spalle e segna’. Sono stati questi piccoli dettagli a formarmi. Sono arrivato a 21 anni, molto giovane, ed è lì che ho costruito la mentalità e la solidità del difensore che sono oggi. L’Italia è famosa per la tattica. Basta pensare a Maldini, Cannavaro, Chiellini, Bonucci. La scuola italiana per un difensore è qualcosa di importantissimo. Ti insegna tantissimo e io ho avuto la fortuna di apprendere molto, con Bonucci parlavamo molto, mi dava sempre consigli. Lui faceva parte di quella che per me è stata la miglior difesa italiana: Chiellini, Bonucci, Barzagli e Buffon. Hanno raggiunto finali di Champions, vinto tantissimo insieme. Cerco solo di assorbire tutto quello che possono insegnarmi. Anche Chiellini, pur senza averci giocato insieme, quando gli scrivo mi aiuta sempre»

TORINO-JUVE – «Sarà una gara difficile. Ho giocato nel Torino e so cosa significa un derby per loro, soprattutto all’ultima giornata. Però sono fiducioso. Ho fiducia nella squadra e spero che faremo una grande partita per conquistare la vittoria. Io sarò lì con la squadra, a tifare e sostenere tutti. La nostra parte dobbiamo farla: vincere la partita»

INFORTUNI – «Dopo il primo infortunio avevo in testa che sarei tornato in Nazionale, ma non mi aspettavo il secondo infortunio. Chi subisce un infortunio al legamento crociato di solito resta fuori tanto tempo e, quando torna, ha molti problemi muscolari. Quella era la mia principale preoccupazione e mi sono detto: devo curarmi, devo stare bene. Per questo ho preso anche un preparatore personale, lavoro al club, che ha già una grande struttura, ma lavoro anche a casa. Mi dicevo che al momento delle convocazioni per il Mondiale dovevo essere pronto. E così è stato. Credo di aver saltato una o due convocazioni. La prima appena rientrato, perché avevo giocato solo due partite. La seconda quando mi sono lesionato il menisco e ho dovuto fare non capivo bene il motivo, ma mi sono detto: quello che posso fare è lavorare. E così ho fatto. Ho curato ogni piccolo dettaglio per evitare nuovi infortuni: dormire bene, mangiare bene. Oggi sto raccogliendo i frutti di tutto questo»

ANCELOTTI – «”La sua carriera parla da sola. Ovunque sia andato ha vinto tutto. Gli manca solo la Coppa del Mondo. Credo che noi abbiamo la possibilità di vincerla. È un allenatore straordinario, di primissimo livello. Nonostante sia arrivato in corsa, ha saputo adattarsi ai giocatori e creare un rapporto con noi. Nell’ultima convocazione veniva, si sedeva con noi, parlava. Questo è molto importante per creare feeling tra giocatore e allenatore. È uno dei suoi punti di forza. Ci sono altre Nazionali più avanti dal punto di vista del lavoro insieme, ma il Mondiale è una competizione che allo stesso tempo è lunga e brevissima. Passa in fretta, basta un episodio per cambiare tutto. Dobbiamo restare concentrati al massimo, perché è un mese che verrà ricordato per tutta la vita»

NEYMAR – «Siamo felici. È un giocatore che ha segnato un’epoca. Da anni gioca ad altissimo livello. Ha avuto lo stesso infortunio che ho avuto io, quindi ha avuto difficoltà nel rientro, ma fa parte del percorso. È un fuoriclasse mondiale per tutto quello che ha vinto. Può dare tantissimo, non solo in campo ma anche fuori. È una persona molto amata nel gruppo. Con Diniz abbiamo già vissuto momenti insieme e tutti gli vogliono bene. Ancelotti guarda non solo il campo, ma anche la persona. Questo è uno dei suoi grandi punti di forza»

MONDIALE – «Il Mondiale passa velocissimo. Basta guardare l’Argentina nell’ultima Coppa: ha perso la prima partita e ha dovuto reagire immediatamente. Una partita può decidere se passi primo, secondo o addirittura se vieni eliminato. Serve massima concentrazione. Il Marocco è arrivato in semifinale nell’ultimo Mondiale. È una squadra da tenere d’occhio. La Scozia ha giocatori che conosco bene: McTominay, Ferguson, Robertson. Non esistono più squadre facili come in passato. Qualsiasi Nazionale può sorprenderti. Le favorite? Francia, che ha già un ciclo consolidato. Argentina, campione in carica. Inghilterra. Spagna».

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