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Bunino: «La Juventus U23 è un’esperienza di crescita importante per i giovani» – ESCLUSIVA

Marco Baridon

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Cristian Bunino, ex Juventus U23 ora alla Viterbese, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le sue dichiarazioni

Nove sigilli in 33 presenze per laurearsi il primo storico capocannoniere di una Seconda Squadra. Cristian Bunino è stato uno dei trascinatori della Juventus U23 2018/2019, al primo anno di nascita di questo progetto in Serie C. Un primo step di crescita per i tanti giovani che, dopo l’annata positiva sotto la gestione Zironelli, hanno completato ancor di più il loro percorso di maturazione quest’anno, con gli ottimi risultati ottenuti con Fabio Pecchia in panchina. Bunino, ora alla Viterbese in prestito dal Pescara, ha parlato – in esclusiva a Juventus News 24 – della sua esperienza in bianconero, puntando la lente d’ingrandimento sul progetto Seconde squadre e raccontando così le emozioni vissute a Torino.

Cristian, il 7 maggio sembra essere la data chiave per conoscere il futuro della Serie C. Cosa significa, per un calciatore, affrontare uno stop così prolungato delle attività? Come stai vivendo questa situazione?

«È un duro stop: rimanere due o tre mesi senza allenarsi in gruppo è complicato. Questa, comunque, è una situazione molto delicata, per cui l’importante è che tutti stiano bene con il calcio che al momento passa in secondo piano. Il 18 maggio probabilmente ripartiranno gli allenamenti per gli sport di squadra, ma non c’è niente di sicuro per ora. Spero si possa ricominciare perché il calcio manca, ma è giusto che tutto riparta quando la situazione si calmerà. Vedremo come si evolverà questo scenario nelle prossime settimane».

Una stagione da protagonista per te con la maglia della Viterbese. Quale impatto hai avuto con questa nuova realtà a gennaio dopo il trasferimento dal Padova?

«Purtroppo è stata un’avventura breve fino a questo momento a causa dello stop del campionato. Posso dire che mi sono trovato benissimo: sono in una società sana, che mi ha fatto sentire importante fin da subito. I compagni di squadra sono giovani, con tanta voglia di dimostrare, quindi si è creato un gruppo coeso. Stavo facendo bene, dispiace per questo stop ma speriamo di riprendere da dove avevamo lasciato con l’obiettivo di raggiungere i playoff».

Un crocevia importante nella tua carriera calcistica è stata l’annata nella Juventus U23 nel 2018/19. Vivere dall’interno, al primo anno di nascita, quel tipo di esperienza, che cosa ti ha insegnato?

«Mi ha responsabilizzato molto, perché ero tra i giocatori con più esperienza e dunque sono cresciuto sotto tanti aspetti. Dal punto di vista personale, è stata una stagione positiva perché mi sono laureato capocannoniere della squadra. Ero in un gruppo molto giovane, con tanti ragazzi che uscivano dal campionato Primavera: ci siamo salvati e per pochi punti non ci siamo qualificati per i playoff… Inutile poi aggiungere parole sulla società Juventus: l’organizzazione, la professionalità che ha è nota a tutti. Non ci hanno mai fatto mancare nulla: dall’organizzazione del lavoro alla perfezione delle strutture nelle quali ci allenavamo».

Quali sono state le difficoltà maggiori riscontrate durante l’anno? Sotto quale punto di vista, invece, ti sei accorto che stavate crescendo di più nella prima stagione di Serie C?

«Inizialmente non è stato facile, perché ad una rosa così giovane mancava un po’ di mentalità per affrontare il campionato di Serie C. L’obiettivo era quello di trasmetter loro l’idea di centrare i risultati, perché a fine anno non era più come in Primavera ma c’erano promozioni e retrocessioni. Dopo tre o quattro mesi si sono visti tanti miglioramenti da parte di tutti e c’è stata un’importante crescita di squadra. I risultati sono iniziati ad arrivare, ci siamo tolti belle soddisfazioni ed è stato prezioso far parte del primo anno del progetto Seconde squadre».

In che modo il tecnico Zironelli ha contribuito al tuo percorso di maturazione in quell’annata? Su cosa insisteva di più quotidianamente?

«A lui piaceva giocare con il 3-5-2, con le punte che dialogavano molto tra di loro. Mi ha aiutato a crescere sotto questo aspetto, cercando sempre di giocare di reparto. Sono migliorato nei movimenti in attacco, mi ha insegnato tante cose importanti».

Dando uno sguardo allo spogliatoio, chi era…

  • Il talento più puro?

«Mavididi. Secondo me è il giovane che è cresciuto più di tutti nell’arco della stagione, poi aveva qualità importanti in campo».

  • Il giocatore che più ti aveva sorpreso?

«Muratore. In poco tempo si è integrato subito alla mentalità della squadra, non sembrando più un ‘ragazzino’ appena uscito dalla Primavera ma un calciatore che giocava da un paio d’anni con i grandi. Ha sempre giocato con personalità ed ha qualità di categorie superiori».

  • Il leader dentro e fuori dal campo?

«Del Prete. Sono rimasto molto amico con lui anche, era uno che faceva sentire il suo carisma dentro e fuori dal campo. Lui c’era sempre a dare una mano».

  • Il calciatore con il quale avevi maggiore intesa?

«Ne dico due: Kastanos ma anche lo stesso Muratore».

In bianconero hai avuto la possibilità di allenarti anche in prima squadra. Da chi hai ricevuto i consigli più preziosi? Su quali aspetti ti soffermavi maggiormente nell’osservazione di quei grandi campioni?

«Ho avuto la fortuna di allenarmi tante volte in prima squadra, vedendo da vicino tanti campioni. Ho parlato con loro, senza chiedere mai direttamente dei consigli. Allenandomi con loro ho visto veramente la bellezza del calcio. Si cresce molto: vedere giocatori come Ronaldo, ma potrei fare tantissimi nomi, ti permette di imparare tante cose. Ogni giocata fatta in allenamento ti lascia un qualcosa dentro».

Quale significato ha avuto, per te, vestire la maglia della Juve?

«Per me ha avuto una valenza davvero importante. Io abito vicino a Vinovo, quindi è stato come vestire la maglia della squadra della mia città. È stata una soddisfazione, un onore vestire i colori bianconeri, soprattutto in virtù del fatto di essere cresciuto qui».

L’attacco della Juventus U23, ora, è trascinato da Ettore Marchi, tuo ex compagno di squadra alla Pro Vercelli. Quale valore aggiunto ha dato alla squadra di Fabio Pecchia?

«Marchi è un giocatore che ha dimostrato di saper fare alla grande la Serie B, quindi avere un calciatore come lui in C non può che essere un valore aggiunto per la Juventus. Per i giovani è un punto di riferimento, anche perché è un ragazzo serissimo quindi può essere preso d’esempio».

La finale di Coppa Italia conquistata quest’anno, secondo te, ha dato un segnale particolare sulla consapevolezza raggiunta dal progetto Seconde squadre abbracciato dalla Juventus?

«Penso che con il passare degli anni tante squadre potranno prendere esempio dalla Juve con questo progetto. È un’esperienza giusta da fare, visto che in una Seconda squadra hai la possibilità di compiere un salto graduale dal campionato Primavera, invece che tuffarti direttamente in una squadra di Serie C o di D con solo grandi. Un giovane ha un anno in più di tempo per potersi preparare, ma allo stesso tempo vive lo stesso campionato, con la stessa mentalità, dando più il suo contributo».

Si ringraziano Cristian Bunino e l’ufficio stampa della Viterbese, Cristiano Politini, per la gentile concessione dell’intervista

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