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Cannavaro: «L’Italia mi piace, ma non paragonatela a quella del 2006»

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Cannavaro: «L’Italia mi piace, ma non paragonatela a quella del 2006». Le dichiarazioni dell’ex difensore azzurro e della Juventus

Fabio Cannavaro, capitano dell’Italia campione del Mondo nel 2006, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato della partita tra gli Azzurri e il Belgio in programma venerdì sera.

PARAGONI – «Per cortesia non parliamo di paragoni col passato. Questa Italia somiglia a se stessa. Sta compiendo un cammino di crescita e ognuno deve entrare in simbiosi col gruppo e il c.t. per creare qualcosa di unico. Tra l’altro in Federcalcio negli ultimi anni c’è stata una sterzata nella programmazione, con un buon lavoro nelle giovanili. I risultati cominciano a vedersi». 

ITALIA CHE PIACE – «Molto. Per l’idea di gioco che esprime, per il lavoro di Mancini, per il cammino percorso. Perché non si realizza una striscia di 31 risultati utili se non c’è sostanza. Solo che con il Belgio siamo a un bivio. Bisogna coniugare bellezza e risultato ed è logico che andando avanti sale la tensione e tutto si può complicare in un attimo. E poi ci vuole un po’ di fortuna». 

DE BRUYNE E HAZARD KO – «Quella sarebbe già una bella fortuna, senza ipocrisia. Ma sarebbe sbagliato preparare la gara partendo da quelle assenze. Per me De Bruyne è il numero uno al mondo per visione di gioco e qualità nell’ultimo passaggio. In più segna pure con una certa continuità. Se poi c’è, che fai?». 

UNO VS UNO – «Questo è un errore da evitare. Pensare che nell’uno contro uno possiamo risolvere la questione. Su questo piano il Belgio è più forte. Ha almeno quattro-cinque giocatori in grado di risolvere la partita da soli. Penso a Lukaku e a Mertens, anche se ultimamente il napoletano non è al meglio ma ha grande facilità di tiro e “vede” la porta. Poi ci metto i due in dubbio e anche Witsel che conosco molto bene, avendolo avuto al Tianjin: un centrocampista completo capace di far bene qualsiasi cosa. Inoltre hanno in Courtois un ottimo portiere e mi piace molto la gestione del c.t. Martinez». 

DIFESA – «La strategia la deciderà Mancini. Con l’Austria abbiamo pagato un po’ la fisicità avversaria, ma per fortuna negli ultimi 20 metri non erano molto pericolosi. Nelle difficoltà il nostro c.t. ha mostrato di avere le idee chiare e i cambi hanno risolto la sfida. Ecco, ogni azzurro deve essere mentalmente pronto, consapevole che un minuto in un Europeo vale 10 partite di Serie A». 

GIOCATORI DECISIVI – «La nostra storia insegna che, a parte Roberto Baggio nel ‘94, l’Italia non ha mai puntato su un fuoriclasse, ma su un gruppo forte, capace di esaltarsi nelle difficoltà. Per me l’uomo in più è Mancini per come fa giocare la squadra e gestisce gli uomini. Abbiamo un’ottima mediana, con qualità e fisicità. C’è anche Bonucci regista arretrato. In attacco siamo imprevedibili perché in tanti seguono l’azione e dietro c’è solidità, con un portiere di grande livello. Il Belgio è un po’ un bivio delle nostre ambizioni. Per crescere bisogna battere avversari forti. I ragazzi devono rimanere con la testa leggera, così potranno giocare come hanno imparato a fare insieme. Dovranno sentire l’orgoglio di dire “Noi siamo l’Italia”. E allora saranno gli altri ad andare in difficoltà nell’affrontarci. E poi presto ci sarà il Mondiale…».