Chiellini: «Questo campionato dipende dall'Inter. Ritiro? Non si torna indietro, è il momento giusto»
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Chiellini: «Questo campionato dipende dall’Inter. Ritiro? Non si torna indietro, è il momento giusto»

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Chiellini: «Questo campionato dipende dall’Inter. Ritiro? Non si torna indietro». Le dichiarazioni dell’ex Juve al Club

Chiellini è stato ospite del Club di Sky Sport. Queste le dichiarazioni dell’ex capitano della Juve.

IL RITIRO – «Ho smesso, sono sicuro non si torna indietro. Ci ho pensato un po’, ho aspettato fino all’ultimo, ho fatto un respirone, parlato con la mia famiglia e ho detto “ci siamo, è il momento giusto».

L’ESPERIENZA AL LOS ANGELES FC – «Poteva andare decisamente peggio, difficilmente poteva andare meglio. E’ stata un’esperienza per me e la mia famiglia. E’ stata una scelta azzardata all’inizio, ma sono contento di averla fatta».

INTER A +4 SULLA JUVE – «C’era già stata una mini fuga qualche giornata fa. Questo campionato dipende dall’Inter. Se l’Inter ha continuità le altre faranno fatica a starle dietro. Le prossime giornate sono interessanti…».

L’INTER – «A me sembra che dopo la finale di Champions ha acquisito quella serenità e maturità che ti lascia anche giocare fuori casa e accetta di lasciare il pallone e sembrare passiva, ma appena capita l’occasione ti ammazza».

LAUTARO – «Leader di tutto, capita a tanti ma non a tutti che nella responsabilità si esalta. L’addio di Lukaku e la fascia da capitano hanno responsabilizzato e trascina con gol e parole. Nella sua crescita c’è anche il Mondiale, seppur non da protagonista».

OSIMHEN – «Ho marcato bene Lautaro per fortuna, Osimhen un po’ peggio, con più fatica. Ero a fine carriera e dopo l’operazione al ginocchio non ce la facevo più a tenere sul lungo. Come si tiene Osimhen? Lo lasci prendere palla incontro che non è pericoloso, anche se si gira non mi dà fastidio. Quando arriva in area gli sto addosso e non lo lascio respirare».

BASTONI – «Il miglior giovane difensore italiano è Bastoni e le sue doti principali sono tecniche, è tra i 5 top europei per sua età. Sta crescendo sul resto, Conte l’ha migliorato tanto per primo. Deve crescere, sta crescendo. Se riesce a salire in quello diventa completissimo».

ACERBI – «E’ ancora della mia generazione, è il miglior marcatore italiano senza dubbio. E’ cresciuto tanto. Abbiamo giocato poche partite insieme, ma c’è grande affetto e stima reciproco. Lui è uno tosto, la malattia gli è servita a maturare, da giovane era molto diverso e esuberante. L’anno scorso ha fatto una stagione strepitosa, è stato l’unico a tenere Haaland».

GOL LAUTARO ALLA LAZIO – «L’errore di Marusic è palese, ma non tutti gli attaccanti stanno lì pronti. Lui la legge prima».

ITALIA SPAGNA AD EURO 2020 – «La più grande difficoltà per un difensore come me era quando toglievano un punto di riferimento. Quando c’era un falso nove mi sentivo inutile perché non avevo contatto e non riuscivo a fare niente. E’ capitato con la Spagna che gioca con noi senza punta togliendoci un punto di riferimento. All’europeo ci avevano incartato, 120 minuti di agonia, ce l’avevano sempre loro».

DIFFICOLTA’ DELLA LAZIO IN CAMPIONATO – «Tanta energia la porta via la Champions, per la Lazio ancora di più perché deve giocare al 200%. Porta via energie fisiche e mentali e non riesce ad avere la stessa attenzione poi in campionato. Purtroppo ci sono squadre che devono scegliere una competizione. La Lazio ha dimostrato negli ultimi anni che per avere un livello così alto dovrebbe spendere talmente tanto che non ha possibilità. In Champions ha fatto benissimo. Non so è un miracolo, ma qualificarsi ad una giornata dalla fine e giocarsi il primo posto con l’Atletico è il massimo. Ha perso qualcosa in campionato e un paio di partite in più poteva vincere. Ma gli alti e bassi in stagione li devi mettere in conto».

ALLEGRI E IL GIOCO – «Io sono un pretoriano…A me piace avere la palla, ma mi piace vincere le partite ancor di più. Allegrie la Juve stan facendo il massimo. Faccio fatica a vedere una Juve con più punti con la rosa attuale, ad un passo dall’Inter. E’ vero che può giocare meglio, ma sono convinto che cerchino di migliorare. Stanno provando a essere più alti e aggressivi e ci stan riuscendo, i giocatori di quest’anno permettono di più di farlo. E’ poi difficile alzare e abbassare il ritmo partita, serve esperienza. Questa squadra quando parte va, ma non lo può tenere tutta la partita. Non sono in grado di abbassare, rientrare in gestione, prendere fiato e ripartire

VLAHOVIC – «Dusan è molto esigente con se stesso. Gli servirebbe più leggerezza, ma certe volte dovrebbe fare da solo, il percorso di maturazione gli è stato detto fin da subito. Delle volte è molto “pesante” e compassato perché sempre arrabbiato perché non riesce a fare. Vorrebbe spaccare il mondo sempre, ha le potenzialità per farlo. Dusan è arrivato con grandi aspettative, è partito bene. Si pensa sempre che debba fare 30 gol…secondo me le ultime partite a parte Genoa è cresciuto come prestazioni. Il gol può arrivare o no, ma un po’ di leggerezza gli farebbe bene. Ci ho ho giocato sei mesi, ha tante potenzialità, sinistro e fisico importanti. Trascinare tutte le partite non è facile. Ha 23 anni, non può trascinare tutte domeniche la squadra. Ecco perché se chiede tanto da se stesso ne risente, ma ha tutto tempo per farlo».

NUOVO CICLO JUVE – «Non penso sia mancato qualcuno che trasmettesse il DNA Juve alla squadra. Leo l’anno scorso, Alex Sandro, Danilo e Cuadrado sono stati tanti con noi, Rugani e Szczesny. L’imprinting Juve, i cicli iniziano e finiscono. Ora si sta creando un nuovo ciclo. Quest’anno Rabiot e Danilo sono i totem designati per questo ruolo, poi sta crescendo Locatelli nello spogliatoio. Dopo cc vuole tempo, capire cosa succederà. Locatelli e chiesa sono i giocatori che dovranno far parte di quella Juve che prenderanno sulle spalle. Come noi l’abbiamo presa a 24-25 anni perché c’erano altri, non possono farlo loro».

ARBITRI E VAR – «Ormai l’arbitro non è valutabile da solo. Non è il re della situazione, è un supporto. Bisognerebbe chiedere a Rocchi come vengono valutati. Va data fiducia a Rocchi, a me piace che spiega. Lui sceglie gli accoppiamenti e cerca di capire le persone migliori da mettere al VAR. Gli errori ci saranno sempre, ma il percorso c’è».

DRAGUSIN – «E’ cresciuto in Primavera e Under 23. Ai tempi dissi che male che vada poteva fare l’Europa League in carriera. Può arrivare più avanti, ha 21 anni. è alto, forte fisicamente, veloce. Se si mette lì e cerca di migliorare ha uno strapotere fisico troppo grande per non far certi livelli».

QUANTO INCIDONO GLI ALLENATORI – «Su un giocatore tanto, su una squadra tanto. Cambiano anche le carriere dei giocatori, li migliorano tanto. Se trovano terreno fertile incidono, su una quadra lo stesso. Tutto sta a trovare il terreno giusto e riuscire conquistare la fiducia della squadra. Poi non è semplice. Guardiola, che reputo il migliore al mondo se va ad allenare in Lega Pro».

CONTE E ALLEGRI – «Il primo a cambiarmi totalmente visione di giocare a calcio è stato Conte. Mi ha fatto giocare a calcio per primo, obbligandomi a giocare palla dalla linea fondo. Per me prima era rinvio da fondo e si saliva… Per Conte le posizioni sono molto importanti, ma magari il Conte di 10 anni fa non è lo stesso di adesso. E’ “malato di calcio”, appassionato, si aggiorna e migliora. Non è lo stesso che ho avuto alla Juve nel 2011. Partiva da quella base, ci ha dato tanto, ci ha insegnato a giocare a calcio, Con allegri ho fatta altra un’evoluzione: cambiavano le regole, non erano sempre cose ordinate, ma diventava un gioco pensante e poi l’ho adeguato».

RAMMARICO MONDIALE 2022 SFUMATO – «Si e no. Con la Bulgaria in casa è stata una partita cannata, eravamo ancora ubriachi inebriati dalla vittoria di Londra e con poca preparazione. Poi un paio di assenze importanti a Roma con la Svizzera. In Svizzera meritavamo di vincere e non abbiamo vinto. Il rigore di Jorginho può capitare, abbiamo avuto tante altre occasioni. In casa era pesante. Gli spareggi? Era difficile passare da miglior squadra d’Europa al giocarli. Puoi perdere col portogallo, non in casa con la Macedonia. quella partita è stata surreale, ma l’unico grande rimpianto è la partita con Bulgaria perché serviva poco per vincerlo. Dopo la Bulgaria ho cominciato a ingrugnirmi un po’, dopo la Svizzera ancora di più. Quando ho visto i disponibili ho detto “ahia”…».

EURO 2020 – «All’Europeo se non fossimo stati tutti in una condizione psico fisica perfetta non avremmo vinto. L’Europeo è stata una magia, era una bolla he veniva da 2-3 anni. Siamo arrivati all’Europeo con 30 partite senza perdere, non era piovuto dal cielo. Mi sorprenderebbe più, con tutto il rispetto, vincere l’Europeo ora, anche se me lo auguro con tutto il cuore».

RIGORE JORGINHO CON LA SVIZZERA – «Fremevo, come tutti. Una scemenza il modo in cui l’ha battuto? Non l’ho pensato lì per lì, a posteriori si».

FUTURO DA DIRIGENTE – «Mi piacerebbe fare il dirigente, ma non sarei già pronto. Fino ad una settimana ho giocato una finale… La testa è stata lì, consapevole che era l’ultima. Per il resto ci vuole tempo e impegno, se ci sono queste due caratteristiche è una buona base. Pensare che da oggi a domani si passa da essere da giocatore a dirigente o da giocatore a allenatore per me è impossibile. A chi riesce…chapeau».

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