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Chiellini a Sky: «Addio, futuro, Bonucci e la carriera: svelo tutto»

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Chiellini ha parlato a Sky dopo Juve Lazio, ultima sua partita allo Stadium dopo 17 anni in bianconero. Le dichiarazioni

Chiellini ha parlato a Sky dopo Juve Lazio.

PRIMA VOLTA ALLA JUVE CON CAPELLO – «Juventus Messina, 2-0. Sono entrato al posto di Pavel a pochi minuti dalla fine. E’ iniziata questa lunga storia che mi ha portato fino a qua che mi rende felice e orgoglioso».

LA DECISIONE DELL’ADDIO – «Lascio con tanta gioia e serenità. E’ stata una decisione maturata in mesi, non in giorni o settimane. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto lasciare ad un livello alto, consono alla carriera che ho fatto, e ci sono riuscito. E’ stata un’annata difficile per la Juve, ma sono riuscito a dimostrare che le partite che riuscivo a fare le preparavo bene e le riuscivo a fare bene, al mio livello».

LARGO AI GIOVANI – «Questo mi ha dato di più la spinta per chiudere ora e lasciare spazio ai giovani. La Juve ha bisogno di ripartire. I ragazzi, dopo essere stati un po’ guidati e coccolati, hanno bisogno di prendersi un po’ di responsabilià perchè nelle responsabilità i giocatori importanti migliorano il proprio rendimento e maturano. Un po’ li ho aiutati, un po’ ho tarpato gli errori di qualcuno. Ora è giusto che comincino a volare da soli, io farò il tifo per loro e farò il tifo sia da lontano che da vicino, secondo quello che sarà la mia vita. Ho raggiunto questa decisione con tanta gioia».

IL MONDIALE MANCATO – «L’idea era quella di arrivare a fine anno e al Mondiale, era un pallino che avevo dopo la fine dell’Europeo. Sentivo di poter chiudere in bellezza con quella parentesi, chiaramente dando spazio anche agli altri, ma essendo parte del gruppo nazionale. Purtroppo non è andata come speravamo e questo sicuramente ha dato un’accelerata alla mia scelta. Lascio la Juventus con una squadra che ora dovrà ripartire e ripartirà. Lascio la Nazionale con un gruppo di gagazzi giovani e forti. Lascio in buone mani il futuro delle mie due squadre»

FESTA E PROSSIMA PARTITA – «Me la sono goduta. 17 minuti, uno per ogni anno di Juventus. Li ho rivissuti così. La mia partita l’avevo fatta mercoledì. La prossima che voglio fare vera vera è quella dell’1 giugno. Questo in mezzo è festa…è giusto così».

DECISIONE SUL FUTURO – «Non lo so, onestamente non lo so. Devo confrontarmi in casa, sono decisioni importanti. Mi attraeva da 10 anni, se qualcuno se lo ricorda nelle interviste passate. Un’esperienza all’estero arricchisce a prescindere. Penso che nel mio futuro ho bisogno di vedere un po’ fuori da quello che è la Juve che conosco benissimo. Dovrò capire insieme alle mie due famiglie la scelta migliore. Sicuramente un po’ di sguardo fuori lo devo dare, altrimenti non sono pronto per quello che voglio fare domani».

I CAPITANI – «Nella mia carriera ho avuto tre capitani importanti, a parte il gruppo di ragazzi con cui sono cresciuto a Livorno. Alex, Gigi e Fabio hanno influito tanto nella mia carriera. Sono stati per me un esempio, ho cercato di prendere da loro tante cose, cercando sempre di rimanere me stesso. Ho avuto la fortuna di avere voglia di imparare e di avere compagni di squadra dai valori molto alti. Queste parole le ho scritte a Pirlo, lo penso veramente. Lo spessore umano delle persone che ho avuto la fortua di incontrare in questi anni mi ha aiutato a migliorare. E’ stato un grande vantaggio».

PROSSIMA GUIDA DELLA JUVENTUS – «Sarà Leo. Nella vita si cambia, si migliora e matura, ci si adatta ai cambiamenti. Leo, come io ho avuto la fortuna di avere grandi persone accanto, ha avuto la fortuna di convidere tutto. Deve essere la figura di riconoscimento in grado di accogliere e mantenere l’equilibrio giusto che ci vuole nel nostro ambiente, nella vita, nei momenti belli e brutti della stagione. La nostra indole è stata quella del poliziotto buono e cattivo ed è stato bello così, abbiamo vissuto su questa cosa. Leo ha una responsabilità in più ma quando certe persone la hanno riescono a maturare e fare un salto di qualità».

MOMENTO MIGLIORE DELLA CARRIERA – «Io l’ho vissuto dai 33 a i 35 anni che sono stati gli anni più belli della mia carriera, ho alzato il mio livello, ero in pace con me stesso, sereno, sono riuscito a diventare più lucido. In questi due anni dopo l’infortunio, pur non giocando tanto, ho avuto picchi molto alti per la visione della vita diversa rispetto a quando ero più ragazzo in cui cercavo lo scontro con tutto e tutti. Lo auguro a Leo».

EREDE IN NAZIONALE – «Quando ha smesso Andrea Pirlo, tutti erano preoccupati di trovare un nuovo Pirlo. La verità è che non c’è un nuovo Pirlo, per cui si è dovuto creare una squadra nuova alla juve e in Nazionale. Lui era insostituibile. In Nazionale abbiamo Bastoni, è fortissimo, ha caratteristiche diverse da me, ma sarà ricordato come Alessandro Bastoni. Tutta Italia potrà dormire sonni tranquilli».

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