Claudio Marchisio: storia di un Principe che diventa Re – VIDEO

Le ultime emozioni uniche trasmesse da Claudio Marchisio ai tifosi della Juventus, e un ultimo insegnamento di juventinità

«Claudio, non devi piangere» si sarà ripetuto in testa decine di volte. Mentre dedicava attenzione a ogni tifoso presente. Non un vero e proprio addio da campione – come avrebbe abbondantemente meritato – ma un saluto tra la gente, la sua gente. Claudio Marchisio ha voluto trasmettere emozioni uniche, nel suo ultimo giorno alla Continassa. Bandiera rara, portamento impeccabile, da uno che per venticinque anni non ha mai sgarrato una virgola nel rappresentare al meglio i colori bianconeri. Claudio se n’è andato tra la gente, da giocatore normale. Lui che non lo è. Non lo è mai stato in questi anni. Perché uno che la Juve l’ha presa in Serie B e l’ha lasciata in mano a un campione come Cristiano Ronaldo, va inteso come merita: una leggenda.

Nessun giro di campo, nessuna standing ovation. Claudio è cresciuto fin troppo a pane e juventinità per comprendere l’essenza vera del suo rapporto col mondo bianconero. Ha avuto tutto quello che sognava da bambino, in questi anni. E un giorno, nella normale ciclicità della vita, tutto tornerà al suo posto, anche se con occhi e posizioni diverse. Il suo cuore resterà bianconero, per sempre. «Una vita da mediano – quella di Claudio -. A recuperar palloni. Con i compiti precisi, a coprire certe zone e a giocare generosi – ricorda un pezzo di Ligabue che gli si addice -. Sempre lì, lì nel mezzo». Il film dei suoi venticinque anni alla Juve gli saranno passati in testa in quei poco più di venti minuti dedicati ai tifosi, premiati uno a uno, con foto e autografi. «Una vita da mediano – la sua – da uno che si brucia presto. Perché quando hai dato troppo devi andare e fare posto». E Claudio ha voluto lasciare un insegnamento forte, prima di andare: la Juve ti cresce e ti fa diventare importante, quando vai via, quando quel sogno finisce o s’interrompe, devi riconoscerle tutto quello che ti ha dato; perché, se l’hai amata davvero, «l’importante è che la Juve continui per la sua strada e vinca».

Dopo aver salutato tutti i compagni di squadra, come promesso, esce tra i tifosi. Sorride ai bambini, e forse si rivede in loro alcuni anni fa. Diversi tifosi lo salutano in lacrime, qualche altro esulta per avere appena posato con il suo idolo di sempre. «Grazie di tutto, Claudio» se lo sente ripetere due, tre, quattro volte. E poi ancora, e ancora una volta. Quasi continuamente. Mentre prosegue in silenzio il suo giro di saluti. La sua riconoscenza per quei tifosi accorsi alla Continassa, dopo il suo invito su Instagram, si tocca con mano. A un certo punto finisce il perimetro formato dalle transenne, Claudio alza lo sguardo e vede davanti a sé quel cancello di casa sua, che dovrà superare per l’ultima volta. Con lui ci sono due uomini della Telecontrol, quelli che si occupano della sicurezza intorno al centro sportivo e svolgono un lavoro immane ogni giorno. Sono quegli attori non protagonisti di decine di video girati all’esterno della Continassa, oggi, e di Vinovo fino all’anno scorso. Uno di loro abbraccia Claudio, lo saluta o lo ringrazia: il Principino, diventato Re, lo avrà visto passare da anni da quel cancello. Ed è proprio in quel momento che Claudio concede forse libertà a qualche lacrima: sale a bordo della sua macchina, mette la prima, alza la mano per un ultimo saluto, mentre il rombo del motore spezza il silenzio della folla. Il suo amore per la maglia resterà infinito, come quel numero 8 che ha sempre indossato con orgoglio.


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