Clemenza: «La Juventus U23 ora è più matura. Contro il Padova sfida alla pari» – ESCLUSIVA

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Luca Clemenza, ex centrocampista della Juventus U23, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le parole

Il successo in Coppa Italia Serie C ha proiettato la Juventus U23 con uno spirito e una consapevolezza diversi alla vetrina play-off. Il primo ostacolo dei bianconeri è rappresentato dal Padova di Andrea Mandorlini, nel primo turno dei Play-off Nazionali. In esclusiva a Juventus News 24, Luca Clemenza ha presentato la sfida del Moccagatta, una sfida al passato per il centrocampista classe ’97. Lui, che al Padova ha giocato nel 2018/2019 e alla Juve è cresciuto, maturato, dal settore giovanile per sei anni fino all’esperienza in Under 23 in questi primi sei mesi della stagione.

Luca, Juventus U23-Padova rappresenta l’incrocio del destino tra due delle tue ex squadre. Vedi una favorita in questo primo turno dei Playoff Nazionali?

«Il Padova è una squadra forte, quadrata mentre la Juventus arriva dalla vittoria in Coppa Italia che ha certificato la sua crescita. All’inizio, vuoi o non vuoi, facevamo i nostri errori essendo una squadra giovane, ma nell’ultima partita si è vista veramente la maturazione del gruppo. Grande merito va dato anche ai nuovi acquisti, come Brunori e Marchi. Mi aspetto una partita alla pari tra le due squadre».

A Padova hai disputato una stagione nel 2018/2019 in Serie B. Che ricordi hai di quell’annata e in che modo è stata utile per la tua crescita calcistica?

«È stata un’annata negativa dal punto di vista dei risultati, perché è terminata con la retrocessione. A livello personale, sono però cresciuto molto sia per l’aspetto caratteriale e sia per l’aspetto mentale. Nelle difficoltà si cresce di più. Ho incontrato parecchi problemi, provando sempre a tirare fuori qualcosa di positivo. È stata un’avventura che mi ha formato molto».

Alcuni dei tuoi ex compagni al Padova sono ancora protagonisti nella rosa veneta. A quali pericoli dovrà stare attenta la Juventus nella sfida del Moccagatta?

«Sono giocatori fortissimi, da Capelli a Cherubin, con grande esperienza alle spalle. La Juventus non dovrà peccare di superficialità, perché sotto l’aspetto della maturità da mettere in campo il Padova non sbaglierà niente. Sono calciatori di spessore, che hanno giocato anche in Serie A, e sanno come gestire partite da dentro o fuori».

È una Juve reduce dal successo in Coppa Italia Serie C contro la Ternana. Tu che hai vissuto dall’interno lo spogliatoio bianconero, che significato assume questo traguardo? Che spinta può dare alla squadra in questa vetrina Playoff?

«È un traguardo storico. Vincere un trofeo in soli due anni è qualcosa di grandissimo e meraviglioso. Sono stato felicissimo per tutti i miei compagni e per mister Pecchia, che dà molto ai calciatori sia dal punto di vista calcistico e sia umano. Può dare una spinta in più, perché dopo una vittoria del genere scendi in campo più consapevole. La Coppa Italia era vissuta con lo stesso approccio del campionato, con il mister che fin da subito ci ha detto di voler arrivare fino in fondo. Fino a quando sono rimasto alla Juve, aveva la stessa importanza del campionato».

Pensi che l’Under 23 abbia le carte in regola per conquistare la promozione in Serie B?

«Adesso è tutto aperto, vista anche la situazione vissuta dal calcio dopo lo stop di tre mesi. È diverso ora, a livello di ritmo, di intensità. Le partite sono aperte, può succedere di tutto. Non la vedo una cosa impossibile che la Juventus possa salire in Serie B».

La stagione attuale, per te, è iniziata proprio con la maglia della Juventus. Cosa ti ha lasciato vivere l’esperienza con la Seconda Squadra bianconera? Avendo disputato la Serie B prima con l’Ascoli e poi con il Padova, è stato difficile adattarti ad un’altra categoria?

«In Serie C è un calcio diverso, affronti squadre che ti limitano. Cerchi di essere ‘bello’ con il pallone tra i piedi, o ti affidi molto alla tecnica, ma gli avversari non guardano quello, non ti fanno giocare. Ho trovato più difficoltà in C rispetto alla Serie B. Quando non riesci a giocare, i palloni sono sempre alti, per un giocatore tecnico è sempre complicato».

Quale rapporto hai instaurato con il tecnico Fabio Pecchia? In cosa è stato importante nel tuo percorso di maturazione?

«Fin dal primo giorno ho instaurato un bellissimo rapporto, perché entrambi volevamo vincere qualcosa ed essere protagonisti. Mi sono messo a disposizione al 100%, mi ha dato veramente tanto perché questi sei mesi mi hanno cambiato molto e mi hanno formato dal punto di vista caratteriale».

Proprio Pecchia, quest’anno, ha arretrato la tua posizione in campo, schierandoti nel ruolo di regista. Ti ha dato dei consigli particolari l’allenatore per adattarti al tuo nuovo raggio d’azione?

«Non era facile interpretare il ruolo di mediano, alla Pirlo diciamo, in Serie C (ride ndr). Soprattutto quando i palloni sono alti e le partite non ti permettono di giocare palla a terra: lì devi adattarti ad un altro tipo di situazione, e lui mi ha consigliato come cambiare il modo di giocare in queste gare. Sono stato contento di tutti i suggerimenti che mi ha dato. Anzi, mi è quasi dispiaciuto dover lasciare così la Juve all’improvviso a gennaio, non me l’aspettavo. Però devo tanto a lui».

A gennaio, poi, il trasferimento al Pescara. Che gruppo hai lasciato in bianconero?

«Un gruppo davvero unito, dentro e fuori dal campo. Giocatori forti e bravi, che non si sono mai lamentati quando giocava uno al posto di un altro. Ognuno continuava a svolgere il suo lavoro, andando avanti per la sua strada. È questa la forza del gruppo: non arrendersi mai».

Tra i tuoi ex compagni di squadra, c’è qualcuno che ti ha sorpreso maggiormente durante la tua nuova avventura alla Juventus?

«Fino a gennaio ho avuto la possibilità di giocare con Mota Carvalho, lui è veramente forte. Mi ha impressionato per la sua intensità, per la facilità con la quale andava in gol. Non è un giocatore da Serie C. Posso citarne tanti altri, Zanimacchia, Muratore, Fagioli, Beruatto: anche a loro la C va stretta».

Questo è il secondo anno di vita per l’Under 23. La vittoria in Coppa Italia ha dato un segnale particolare sulla consapevolezza raggiunta dal progetto Seconde squadre abbracciato dalla Juventus?

«Sì, assolutamente. A livello giovanile, per un calciatore che esce dalla Primavera, la Seconda squadra è una salvezza. Altrimenti finirebbe per essere mandato continuamente in prestito per poi non giocare magari. Avere la tua società che fa un campionato professionistico è la cosa migliore».

Cos’ha significato per te vestire la maglia bianconera? Partendo dal settore giovanile, cosa rende unica la mentalità e il metodo di lavoro del club?

«Alla Juve ti trasferiscono una mentalità vincente, dentro e fuori dal campo, fin da piccolo. Ti seguono in tutto e per tutto: ci tengono davvero molto all’aspetto extra-calcistico. Come comportarti fuori dal campo, ed è una cosa che ti ritrovi sempre a fare da più grande. L’emozione che si prova nel vestire questa maglia fin da piccolo è unica, ed è una cosa a cui non avrei mai pensato».

Primavera e Under 23 ma non solo, perché hai avuto la possibilità di allenarti e prendere parte ad una tournée estiva in prima squadra. Che ricordi conservi di quei momenti e chi ti ha dato maggiori suggerimenti tra i big?

«Quando sali ad allenarti in prima squadra, capisci che tipo di mentalità hanno, la forza che mettono in tutti gli allenamenti. Vogliono vincere a tutti i costi anche in allenamento, una semplice partitella. Conservo dei ricordi positivi, anche solo partire per la tournée insieme alla squadra. Ti trattano come se fossi un loro compagno, è questa la cosa incredibile. Mi sentivo più sicuro con dei giocatori così al mio fianco, tralasciando poi il gol che è stata una cosa pazzesca. Chiellini, Bonucci, era disponibili con i più giovani, ma anche tutto il resto della squadra».

Si ringraziano Luca Clemenza e l’ufficio stampa del Pescara per la gentile concessione dell’intervista

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