Davide Mate: «Stop delle attività? Rischio di passività» – ESCLUSIVA

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© foto www.imagephotoagency.it

Davide Mate è uno psicologo dello sport. Ecco le sue parole sull’incidenza che ha questo stop sulla mente degli sportivi

Restare pronti mentalmente e dare alla preparazione mentale la giusta importanza in un momento sicuramente non semplice e di inattività forzata. E’ questo quello che cerca di insegnare Davide Mate, psicologo dello Sport, in questo momento non semplice, segnato dall’emergenza Coronavirus. Nella sua palestra 360 Human Natural Fitness, un’eccellenza a Torino, lo psicologo porta avanti questi concetti ogni giorno. E ora, vista la costrizione forzata, il progetto prosegue virtualmente, su Facebook (https://www.facebook.com/360HumanNaturalFitness/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARCUqhHCW5LfzQZR9Xjk2Bu42SifUUiGLEwI13e-GM9XQAy3hGa0MDi7qWYkuOxYnI9UNTxQ4WZtGAwL), assieme al suo team, con corsi gratuiti e disponibili a tutti. Con capisaldi che possono – a livello mentale – donare indicazioni importanti anche per i professionisti, di certo non abituati a fermarsi così a lungo e senza indicazioni chiare in ottica futura. Ecco le sue parole in esclusiva per Juventusnews24.

Davide, secondo i tuoi studi, quali sono i rischi più grandi per gli atleti?

«Il problema è l’inattività prolungata, a cui non si è abituati. C’è il rischio di diventare passivi e sentirsi impotenti di fronte a questa emergenza».

C’è qualche metodo efficace per cercare di frenare il problema?

«In questi giorni ho tenuto un webinair per l’AIPS (associazione Italiana di Psicologia dello Sport) sull’utilizzo della Mindfulness nei momenti di inattività per gli atleti».

In che cosa consiste?

«Partiamo da un presupposto. Pensiamo sempre che l’inattività sia non allenante: in realtà questa è parte integrante dell’allenamento sia organico che mentale. Per gli atleti è stato creato un protocollo apposito per la preparazione mentale: si chiama MAC, Mindfulness Acceptance and Comminitment. L’inattività può dare alla preparazione mentale lo spazio che merita».

Che cosa devono fare quindi all’atto pratico gli atleti?

«Combattere la passività. Creare un allenamento mentale da affrontare con programmazione, continuità e professionalità. Questo è fondamentale anche alla ripresa: il passaggio all’attività deve essere sostenuto da appropriati stati psico-emotivi che possono essere costruiti solo durante il periodo precedente».

Lo scopo finale quale dovrà essere?

«Se riusciamo a trasformare il periodo di inattività in una crescita personale il senso di impotenza legato alla non attività fisica non deprimerà la componente psicologica ed il sistema sarà successivamente pronto a ripartire nel momento opportuno».

Quindi è tutta una questione mentale?

«Principalmente, in questo periodo sì. Per gli atleti ma non solo. Per esempio, il progetto nostro con la 360 Human Natural Fitness è quello di portare anche nel mondo del fitness un approccio simile. Con un supporto quotidiano in modo gratuito, creando con i singoli atleti o allenatori delle vere e proprie routine di allenamento mentale».

E come viene strutturata questa routine?

«In questa maniera: con delle attività di mantenimento e allenamento da svolgere a casa, affiancate a dei momenti di meditazione e di yoga. Molti atleti stanno scegliendo questo riferimento come base su cui posare il proprio percorso di Mental Training».

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