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Torchia: «Conosco Cherubini da anni, alla Juve ha fatto una cosa difficile»

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Davide Torchia, agente tra gli altri di Daniele Rugani, ha parlato di Federico Cherubini, uomo mercato della Juve

In esclusiva per Juventusnews24, Davide Torchia ha parlato così di Federico Cherubini.

DICHIARAZIONI – «Ogni tanto parlo con lui, lo conosco da molti anni e tempo fa ricordavamo delle partite che ho giocato contro il Foligno in Serie C nei primi anni ’80, dello stadio all’epoca ‘nuovo’… Io credo che neanche Federico potesse pensare, nei periodi in cui l’ho conosciuto io quando cominciava col Foligno a fare il direttore sportivo, di arrivare a dirigere l’area tecnica della Juventus. Vuol dire che è stato ampiamente meritato. Il fatto di venire dalla gavetta, come spesso succede per i dirigenti sportivi, è stato molto importante. Prendere questa esperienza di campo, di contatti, di rapporti, di spogliatoio, di trattative è una cosa non sempre facile per chi arriva a determinati livelli. Questa esperienza serve e lui l’ha iniziata molto giovane, poi è stato chiamato alla Juve per i meriti che aveva e qui ha iniziato una carriera. La Juve negli ultimi anni ha visto che certi manager cresciuti dentro al club hanno avuto grandissimi successi e considerazione. L’unione che si vede da fuori e che c’è tra parte dirigenziale e area tecnica è la forza del club Juventus. Cherubini sarà stato sicuramente pesato in questi anni, ma si vedeva che aveva la stoffa per fare un’escalation fino ai massimi livelli. La bravura del direttore non è portare a casa un calciatore che costa tantissimi milioni. Per fare questo bastano i soldi. La difficoltà vera è cercare di non sbagliare quelli che sono da meno o riconfermare quelli che pensi che possano dare una mano. Questa gestione di tutti giocatori è la parte importante. Lui l’ha fatto bene e continua a farlo. E’ normale che un club come la Juve non metta a capo dell’area sportiva Cherubini pensando che senza soldi porti i più grandi campioni del mondo senza pagargli gli stipendi. Sapevano bene cosa poteva fare e hanno pesato questo scegliendo uno come lui che è al di dentro della Juve, conosce la situazione, come è la società dal punto di vista economico, i giocatori che sanno o non sanno stare in questo club a determinate condizioni. E’ una cosa difficile, ma lui conoscendo bene tutti ha avuto questo vantaggio. Nessuno gli chiedeva di portare Platini. Under 23? Sono cose che passano sottotraccia ma essere l’unico club di Serie A ad avere la seconda squadra porta ad avere un bacino di esperienza di propri giocatori giovani in casa che cambia tutto. Ci sono giocatori forti in Italia persi da Inter e Milan, mentre la seconda squadra bianconera sta crescendo tanti giovani giocatori che giocano in un campionato da grandi rispetto al campionato primavera. Per questo chi in questi anni è arrivato in prima squadra era più pronto rispetto al passato».

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