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Torchia (ag. Rugani): «Chelsea Juve, che divario! Allegri…» – ESCLUSIVA

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L’agente di Rugani, Davide Torchia, è intervenuto in esclusiva a Juventusnews24 per analizzare la stagione della Juve e non solo

Dalla stagione della Juve all’amicizia con il Football Director Federico Cherubini passando per il rinnovo di Dybala e alcuni sogni di mercato dei bianconeri.  Davide Torchia, ex calciatore e attuale agente di Daniele Rugani, ha parlato di tutto questo e molto altro in un’intervista esclusiva concessa a Juventusnews24.

Come si commenta la prestazione della Juve contro il Chelsea?

«Il primo tempo è stato abbastanza equilibrato e faceva ben sperare. Al di là del risultato, la Juve doveva concentrarsi molto sulla prestazione e sul confrontarsi con una squadra di grandissimo spessore, forse una tra le prime tre d’Europa. La Juve nel primo tempo ha fatto abbastanza bene e ha rischiato di far gol, poi loro ne hanno fato uno discutibile, per me, dal punto di vista regolamentare, ma non è una scusante. Per il secondo tempo non sono d’accordo con chi dice che i bianconeri sono entrati più scarichi, perché si tratta di calciatori professionisti. Si sono abbassati un po’ di più perché il Chelsea ha aumentato la pressione, i giri, la tecnica, mentre la Juve ha perso un po’ le distanze. Da qui si evincono due cose. La prima è che a certi altissimi livelli basta una piccola scollatura di reparto per farsi infilare perché loro sono talmente bravi a sfruttare l’occasione. E’ la differenza fondamentale tra le buone e le grandissime squadre. La seconda è che bisogna guardare in faccia la realtà, nel senso che c’è un divario di struttura atletica e tecnica. Nonostante non avessero giocato gente come Lukaku e Mount, il Chelsea è una squadra strutturata diversamente. Non a caso sono campioni d’Europa e primi in classifica in Premier League. Il livello è diverso rispetto al calcio italiano, dove non ci sono squadre che possono competere. E’ una questione anche di soldi, ma in generale si poteva fare meglio. Perdere 2-0 rispetto a 4-0 sarebbe stato più dolce, ma la differenza fondamentale si è vista. Il Chelsea mi ha veramente impressionato nella totalità e nei singoli, al di là di tutto quello di male che ha fatto la Juve».

Ci saranno ripercussioni in casa Juve verso la sfida con l’Atalanta?

«Per me no. I giocatori in campo sanno di non aver giocato benissimo e si sono accorti che nel secondo tempo c’è stata una differenza sostanziale con l’avversario. Il pensiero della Juve, che viene radicato nei giocatori, è che qualsiasi vittoria o partita fatta bene oggi domani non conta più. Questa predisposizione fa sì che anche nella sconfitta i giocatori sono allenati, fin dal giorno dopo, a dimenticare la partita precedente e pensare alla successiva. Questo non significa dimenticare quello che si poteva fare di meglio, ma che se avessero vinto 3-0 avrebbero dovuto cancellare tutto perché sanno benissimo che con l’Atalanta sarà una partita difficilissima, contro una squadra che può metterla in difficoltà, ripartendo da 0-0. Non credo ci saranno strascichi, alla Juve sono abituati a questo».

Quale è stata la difficoltà più grande che ha trovato Allegri in questa Juve dopo due anni di stop?

«Lui è tornato alla Juve e ha il vantaggio della grandissima stima di cui gode per quello che ha fatto, della conoscenza del club,e dell’area tecnica, di chi è nella società e del presidente. Tutto questo porta a sapere, l’uno dall’altro, cosa si cerca, cosa si vuole e cosa si può dare. Questo aspetto è fondamentale. E’ normale, però, che ricominciare un percorso con tanti giocatori che non ha avuto modo di formare, come per tutti gli allenatori, dà qualche difficoltà di assestamento. In queste difficoltà c’è stato, all’inizio, qualche errore occasionale che ha portato dei risultati non positivi che un po’ hanno condizionato la Juve. Quando si vince, anche se ci sono tante cose da mettere in posto, non si mostrano i problemi ma si fanno vedere le qualità. Allegri lavora sulla continuità, non sull’estemporaneo o sul fare due grandissime partite e poi sonnecchiare per un mese. La Juve si è sempre basata su continuità e solidità, cose che sta riprendendo in queste settimane».

La squadra di Allegri può rientrare nella corsa scudetto se ritrova questa continuità?

«Non è una questione di speranza, ma ora andare a vedere i punti di distanza e fare i calcoli non serve a nulla. Loro sanno benissimo che ritrovando la compattezza, la solidità e la tecnica che hanno espresso in queste settimane possono vincere tante partite. E’ innegabile che davanti ci sono squadre come Milan e Napoli che hanno fatto benissimo e hanno perso per la prima volta la settimana scorsa, perciò non dipende solo dalla Juve. Io credo che l’obiettivo di un passo alla volta non sia mai sbagliato. La Juve sta rientrando nel giro delle primissime, poi con gli scontri diretti se la può giocare. Essendoci 6-7 squadre di primissimo piano, ci saranno tanti scontri diretti e questi porteranno a risultati altalenanti da parte di qualcuno. Questo renderà ancor più bello il campionato che, come abbiamo visto nelle ultime partite, è molto appassionante. La Juve si pone l’obiettivo di stare tra le primissime. Poi è una questione di matematica: se quelle davanti vincono tutte le partite tranne due in un anno, non si potranno riprendere mai».

Si avvicina la sessione di mercato di gennaio e tanti nomi vengono accostati alla Juve, tra cui quello di Vlahovic. Potrebbe essere l’uomo giusto per rinforzare l’attacco bianconero che finora sta un po’ balbettando?

«Il nome di Vlahovic è un po’ sulla bocca di tutti in questo momento. Ci sono due aspetti fondamentali fondamentali: il primo riguarda parte economica-finanziaria, per cui la Juve deve fare i propri conti visto quello che è successo in tutto il mondo e anche nel calcio. I debiti per tutti i club sono elevati e bisogna rimettere a posto i conti. La cosa, quindi, dal punto di vista finanziario va studiata bene. Da fuori è facile parlare con i soldi degli altri e dire che bisogna prenderlo, ma capisco i tifosi che lo vogliano. Il secondo aspetto riguarda la parte tecnica: io non la metterei sul fatto che la Juve ha bisogno di Vlahovic per il fatto che mancano i gol perché non ha attaccanti bravi. I suoi attaccanti sono bravissimi, ma la questione è un’altra: che sia Vlahovic o qualcun altro in futuro, quando si costruisce una rosa è fondamentale avere un giocatore con determinate caratteristiche diverse dagli altri. Uno di un certo tipo per andare alla Juve deve essere per forza bravo e di prospettiva, altrimenti non viene preso. Ma deve essere anche uno che si integra bene con le caratteristiche degli altri così da avere un parco attaccanti senza ‘doppioni’».

Il ritorno di Pogba a parametro zero è possibile?

«Nel prendere un giocatore a parametro zero c’è il vantaggio di non spendere il costo di acquisizione che è una parte importante a livello finanziario. D’altra parte si va a prendere un giocatore che ha un guadagno molto elevato e molto al di sopra di quello che è per me una situazione ottimale a livello europeo. Il calciatore non di discute, per me è fortissimo, farebbe benissimo alla Juve e a tante altre e sarebbe riaccolto a braccia aperte. La questione economica, però, è da vedere perché mettere a bilancio grandissimi stipendi porta al fatto che, mentre si cerca di risparmiare, si innalza molto il livello degli ingaggi e ciò non aiuta. Quando si uniforma verso l’alto, la scalata non si ferma per cui se un altro giocatore  fa bene come lui, poi avrebbe pretese economiche molto vicine. A determinati ritmi, però, non si regge. Il problema pratico di un possibile ritorno di Pogba è legato a questo».

Il rinnovo di Dybala è vicino alla conclusione. Fa bene la Juve a puntare sulla Joya per renderlo a tutti gli effetti il leader del presente e del futuro?

«Certo! Il rinnovo è stato ben ponderato perché bisogna aver ben presente che cosa è Dybala per la Juventus e che cosa ha fatto. Non è, però, solamente questione di fare un contratto per riconoscenza, ma perché lui è nell’età giusta per dare ancora molto alla Juventus. E’ sempre più leader, si è integrato bene nel club, si trova pienamente a suo agio. Il rinnovo di un calciatore che ha fatto bene, che la Juve conosce come le sue tasche, che ha fatto molti gol e ha un feeling con tutti, per me, è molto più importante di un nuovo acquisto perché dà una continuità immediata. Una percentuale europea dice che il 40% dei calciatori che vengono trasferiti tra i primi top club europei non arrivano a fare il 50% delle partite nel primo anno. Questo per dire le difficoltà che ci sono quando si cambia un club importante. Avere uno già che sta nel giardino di casa sua è sempre un vantaggio».

Lei conosce Cherubini fin da quando era un giocatore. Si aspettava questa carriera dal Foligno Calcio alla vetta della Juve?

«Ogni tanto parlo con lui, lo conosco da molti anni e tempo fa ricordavamo delle partite che ho giocato contro il Foligno in Serie C nei primi anni ’80, dello stadio all’epoca ‘nuovo’… Io credo che neanche Federico potesse pensare, nei periodi in cui l’ho conosciuto io quando cominciava col Foligno a fare il direttore sportivo, di arrivare a dirigere l’area tecnica della Juventus. Vuol dire che è stato ampiamente meritato. Il fatto di venire dalla gavetta, come spesso succede per i dirigenti sportivi, è stato molto importante. Prendere questa esperienza di campo, di contatti, di rapporti, di spogliatoio, di trattative è una cosa non sempre facile per chi arriva a determinati livelli. Questa esperienza serve e lui l’ha iniziata molto giovane, poi è stato chiamato alla Juve per i meriti che aveva e qui ha iniziato una carriera. La Juve negli ultimi anni ha visto che certi manager cresciuti dentro al club hanno avuto grandissimi successi e considerazione. L’unione che si vede da fuori e che c’è tra parte dirigenziale e area tecnica è la forza del club Juventus. Cherubini sarà stato sicuramente pesato in questi anni, ma si vedeva che aveva la stoffa per fare un’escalation fino ai massimi livelli».

Come giudica questi primi mesi di Cherubini da Football Director?

«La bravura del direttore non è portare a casa un calciatore che costa tantissimi milioni. Per fare questo bastano i soldi. La difficoltà vera è cercare di non sbagliare quelli che sono da meno o riconfermare quelli che pensi che possano dare una mano. Questa gestione di tutti giocatori è la parte importante. Lui l’ha fatto bene e continua a farlo. E’ normale che un club come la Juve non metta a capo dell’area sportiva Cherubini pensando che senza soldi porti i più grandi campioni del mondo senza pagargli gli stipendi. Sapevano bene cosa poteva fare e hanno pesato questo scegliendo uno come lui che è al di dentro della Juve, conosce la situazione, come è la società dal punto di vista economico, i giocatori che sanno o non sanno stare in questo club a determinate condizioni. E’ una cosa difficile, ma lui conoscendo bene tutti ha avuto questo vantaggio. Nessuno gli chiedeva di portare Platini. Under 23? Sono cose che passano sottotraccia ma essere l’unico club di Serie A ad avere la seconda squadra porta ad avere un bacino di esperienza di propri giocatori giovani in casa che cambia tutto. Ci sono giocatori forti in Italia persi da Inter e Milan, mentre la seconda squadra bianconera sta crescendo tanti giovani giocatori che giocano in un campionato da grandi rispetto al campionato primavera. Per questo chi in questi anni è arrivato in prima squadra era più pronto rispetto al passato».

Si ringrazia Davide Torchia per la disponibilità e la cortesia mostrate per questa intervista