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De Meo (ex arbitro) choc: «Gesti dalle vetrate erano consuetudine, tutti sapevano e vivevano con malumore. Campionato falsato»

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De Meo (ex arbitro) choc: «Gesti dalle vetrate erano consuetudine, tutti sapevano e vivevano con malumore. Campionato falsato». Le parole

Il terremoto che scuote l’AIA si arricchisce di una testimonianza dirompente. L’ex arbitro Pasquale De Meo ha rivelato all’AGI l’esistenza di un vero e proprio sistema di messaggi non verbali utilizzato nella sala VAR di Lissone per influenzare i direttori di gara, aggirando le registrazioni audio ufficiali.

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Gesti decisi a tavolino

Secondo De Meo, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di una prassi consolidata e pianificata durante i raduni settimanali. Il cuore dell’accusa riguarda l’interferenza diretta dei designatori nelle decisioni video: «Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del ‘sasso-carta-forbice’. Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine. Tutti sapevano e vivevano con malumore».

Questo meccanismo avrebbe violato il principio cardine della tecnologia in campo: «I Var e gli Avar sono designati proprio per essere autonomi: nessuno può intervenire dall’esterno».

Carriere protette e campionato a rischio

Il sospetto sollevato da De Meo è che tali segnali servissero a indirizzare le valutazioni degli arbitri, proteggendo i percorsi professionali di alcuni “protetti” a discapito di altri. L’applicazione discrezionale di questi codici avrebbe avuto, secondo l’ex fischietto, conseguenze pesantissime sulla regolarità della Serie A: «Perché in alcune partite scattava quel segnale e in altre no? In questo modo si finiva per falsare il campionato».

L’intervento della Procura Ordinaria

De Meo ha infine tracciato un parallelo con il caso di Domenico Rocca, che nel 2023 presentò un esposto contro Rocchi, Orsato e Valeri, poi archiviato da Giuseppe Chinè. Rispetto al passato, però, l’ex arbitro ripone maggiore fiducia nell’indagine milanese: «Non ho nulla da festeggiare, ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria. Ci sarà un giudizio imparziale, da un organo davvero super partes, su quello che accadeva».

Il quadro delineato suggerisce l’esistenza di una zona d’ombra comunicativa che la Procura di Milano dovrà ora chiarire, verificando se il “Gioca Jouer” e il “Sasso-Carta-Forbice” siano stati strumenti per una gestione arbitrale fuori dal regolamento.

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