Di Livio: «Il primo Scudetto di Lippi grazie alle sue intuizioni» – ESCLUSIVA

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© foto Db Torino 02/06/2014 - Unesco Cup 2014 / Juventus-Real Madrid / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Angelo Di Livio

Angelo Di Livio, ex calciatore della Juventus, parla del suo periodo in bianconero e dello Scudetto 1994/95 sotto la guida di Lippi

Venticinque anni fa la Juventus, guidata per il primo anno in panchina da Marcello Lippi, portava a casa lo Scudetto dopo 11 anni di digiuno. Giocatore chiave e inamovibile di quella formazione era Angelo Di Livio. Intervenuto in esclusiva ai microfoni di Juventusnews24, Di Livio racconta quell’annata speciale, i momenti chiave, cercando di ispirare la Juve di oggi.

Venticinque annio fa si festeggiava il primo Scudetto dell’era Lippi che lo vide grande protagonista. Il suo gol contro la Sampdoria, alla quarta giornata su assist di Del Piero, può essere considerato il momento in cui acquisiste consapevolezza della vostra forza?

«No, questa poi è storia e tra di noi spesso ci raccontiamo quei momenti. La nostra testa è cambiata dopo la sconfitta di Foggia: quel 2-0 ci ha fatto cambiare un po’ atteggiamento, con le intuizioni di Marcello Lippi, abbiamo un po’ cambiato, siamo scesi in campo più aggressivi, più competitivi e da lì è cominciata quella cavalcata abbastanza importante».

Una stagione mitica con un immagine iconica di Del Piero, ovvero il gol del 3-2 contro la Fiorentina. Una dimostrazione di determinazione e forza, di voglia di vincere.

«Ci sono state tante partite così. Chiaro poi che dall’altra parte c’era il Parma a cui si doveva il massimo rispetto, era una squadra veramente forte, ci ha dato dal filo da torcere. Alla lunga però sono usciti i nostri valori e abbiamo dimostrato di avere qualcosina in più».

Due numeri 10 fantastici alla Juve. La prima differenza che le viene in mente tra Del Piero e Baggio?

«In quel periodo erano sicuramente il maestro e l’allievo, me la posso cavare così. Sicuramente sono stati due geni del nostro calcio, Baggio in primis. Poi è uscito fuori questo Del Piero, giovane e pimpante, che ha fatto vedere delle cose straordinarie».

Una cavalcata fino all’exploit contro il Parma: 4-0 e Scudetto matematicamente conquistato, degno finale di un’annata straordinaria e di un ciclo che si stava per aprire.

«È iniziato quell’anno. Nei primi mesi c’erano dei risultati ma non c’era la convizione di essere forti. Dopo Foggia c’è stato un cambiamento totale nella testa, giocavamo con tre punte, andavamo a prendere gli avversari molto alti, facevamo pressing a tutto campo, siamo proprio cambiati e quello stop contro il Foggia ci ha dato forza e motivazioni importanti».

Lippi è accompagnato, giustamente, dalla nomea di vincente. Cosa trasmette di particolare?

«Lui è molto bravo a preparare le partite, conosce tutto dell’avversario e quindi per noi diventava tutto più semplice. Ti faceva capire i punti di forza e le debolezze che potevano avere gli avversari, e noi riuscivamo a sfruttare sempre i punti deboli di chi avevamo di fronte».

Infatti l’anno successivo arrivò la Champions League. Cosa manca alla Juve per riconquistare quel trofeo? Cristiano Ronaldo non basta?

«La Juventus ci è andata vicina e l’ha persa, dico purtroppo, uscendo sconfitta da entrambe le finali. La Juve quest’anno in campionato ha faticato un po’ di più, ma è una squadra che il campionato lo vince. La Juve deve tornare competitiva in Europa. Cristiano Ronaldo non basta, ma secondo me i bianconeri deveno ritrovare quella forza fisica, quell’aggressività che è venuta a mancare, avendo molti giocatori tecnici e poco aggressivi. Si è sentita molto la mancanza di Chiellini sotto questo aspetto e di aggressivo hai solo Matuidi, ma devi andare a ritrovare quei giocatori che portano quel carisma che tutti riconosciamo alla Juve. Mancano giocatori come Vidal, Marchisio, che sapevano dare tecnica e forza fisica in mezzo al campo. Manca Mandzukic che poteva essere quello che per noi era Ravanelli, mancano giocatori così. La situazione Mandzukic non mi è piaciuta, io adoravo l’attaccante croato per il suo modo di fare e per l’approccio alle partite».

Chiesa potrebbe essere un nome adatto per questa Juventus?

«Chiesa sarebbe un investimento straordinario, da valutare anche nel dopo Cristiano Ronaldo. È vero che Ronaldo è più attaccante, ma Chiesa ha un po’ quel modo di giocare alla CR7. Sarebbe un investimento importante. Io non mi farei scappare neanche Tonali, ad esempio, un altro giocatore che secondo me potrebbe servire alla Juventus in quel ruolo. Poi se dovesse tornare Pogba sarebbe perfetto».

Ravanelli negli spogliatoi, quel 21 maggio 1995, dedicò la vittoria alla famiglia Fortunato. Che ricordo ha di Andrea, scomparso un mese prima?

«Andrea è andato via troppo presto, putroppo. Spesso ci pensiamo, ci abbiamo ripensato, è stato davvero un trauma difficile da superare per noi, andare oltre a quel momento, penso che ognuno di noi lo porti nel cuore. Lui poi è nato nel mio stesso giorno (26 luglio, ndr), quindi si può immaginare: ogni volta che faccio il compleanno, ho sempre un ricordo ed un pensiero per Andrea».

Si ringrazia Angelo Di Livio per la disponibilità e la cortesia mostrate in occasione di questa intervista

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