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Elimoghale: «Io critico con me stesso, sogno la Prima Squadra. Mi ispiro a Neymar e Yildiz»

Elimoghale: «Io critico con me stesso, sogno la Prima Squadra. Mi ispiro a Neymar e Yildiz». Le parole del talento juventino
Deve il suo nome alla parola “destino”, e Destiny Elimoghale, talento di 17 anni, sembra già parlare con la maturità di un vero predestinato. L’attaccante della Juventus Primavera si racconta direttamente dal ritiro della Nazionale Under 19 di Alberto Bollini, attualmente impegnata nella fase finale dell’Europeo di categoria in Galles. Dopo la vittoria per 2-0 contro la Serbia e lo 0-0 strappato contro la Croazia, il giovane gioiello fa il punto sul cammino degli Azzurrini e sulle sue ambizioni future. Le sue parole a Tuttosport.
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EUROPEO U19 – «Abbiamo tanta voglia di dimostrare il nostro valore. Contro la Croazia ci sono state alcune occasioni per vincere la partita, ma non le abbiamo sfruttate al meglio».
COSA E’ MANCATO CON LA CROAZIA – «Credo un po’ di cattiveria in area di rigore. Loro hanno fatto tanto possesso palla, cercando poco la profondità. Noi abbiamo aspettato, senza però pressare quando c’è stata la possibilità di farlo».
IL VALORE DEL LAVORO – «Quando ho conosciuto Matteo Cioffi alla Juve Under 17. Il mister mi ha sempre detto che, senza il duro lavoro, il talento non può essere mostrato».
OBIETTIVI – «Sì, un giorno voglio arrivare a giocare con la prima squadra della Juventus».
PRIMI PASSI – «Gioco alla Juve da quando avevo sette anni, ma ho cominciato nel Rebaudengo, società di Torino, città dove sono nato e cresciuto con la mia famiglia».
MODELLO – «Ho sempre ammirato Neymar prime, soprattutto ai tempi del Santos. Mi dicono che io somigli a Rafa Leao del Milan e che abbia le sue movenze».
E NELLA JUVE? «Mi ispiro molto a Kenan Yildiz, ma non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo».
PADOIN – «Ho un bellissimo rapporto con lui, con il mister ci sentiamo spesso. Padoin mi chiede più concretezza sotto porta. Sono molto critico e ascolto sempre con attenzione i consigli dei miei allenatori».
FUORI DAL CAMPO – «Come uno a cui non piace stare al centro dell’attenzione. Sono un ragazzo tranquillo. Sto sempre nel mio, tutto sommato, però sono socievole e amo quindi conoscere gente nuova».
PARTITA DELLA CRESCITA – «Penso la finale di Coppa Italia contro l’Atalanta (persa ai rigori ad aprile dai bianconeri, match nel quale Elimoghale è entrato nella ripresa segnando uno dei penalty finali, ndr). In quella gara ho capito che il minutaggio non è importante. L’importante è entrare in campo, una volta chiamati a farlo, con grande determinazione e con la giusta cattiveria per fare la differenza».