Emmanuello: «La Juve è una scuola di vita. La differenza si vede in tutto» – ESCLUSIVA

© foto www.imagephotoagency.it

Simone Emmanuello, ex Juventus U23 ed ora alla Pro Vercelli, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Juventus News 24

Pro Vercelli e Juventus: due metà che formano le pagine più importanti della carriera di Simone Emmanuello. Il centrocampista classe 1994 è cresciuto, maturato, nel settore giovanile bianconero, prima di imboccare la strada del professionismo. Perugia, Cesena, Vicenza le tre mete lontane ‘da casa’, sei mesi trascorsi in Under 23 al primo anno di nascita e il ritorno, nel gennaio 2020, a Vercelli. Quinta stagione al fianco delle Bianche Casacche per il talentuoso centrocampista, desideroso di riportare in alto la squadra piemontese. Emmanuello – in esclusiva a Juventus News 24 – ha parlato della stagione attuale e dello stop in Serie C, tracciando un filo diretto con i suoi ricordi legati all’esperienza alla Juve.

Simone, l’Assemblea del 7 maggio definirà la situazione in Serie C. Come stai vivendo personalmente questo momento? Che sensazioni hai su questa ripartenza?

«È una situazione difficile, perché il campo manca. Non dico solo le partite, ma anche gli allenamenti, i compagni di squadra, vivere la quotidianità. Uno stop così lungo non c’è mai stato, nemmeno in estate. Per quanto riguarda la ripresa, in Serie C la vedo dura: già in Serie A si fa fatica, in Lega Pro magari alcune società non dispongono dell’attrezzatura e dei mezzi per rispettare le normative e le misure di sicurezza. Non so come potrebbe finire questa stagione, aspettiamo il 7 maggio per capire quello che succederà».

Una stagione per te cominciata con il Vicenza prima del tuo ritorno a Vercelli a gennaio. Cosa ti ha spinto a rientrare alla Pro dopo i primi mesi in Veneto?

«A Vicenza la stagione era partita abbastanza bene, poi cambiando modulo ho trovato sempre meno spazio. Essendo una mezz’ala, con il centrocampo a due non ho più giocato molto. A gennaio sono tornato alla Pro Vercelli, club proprietario del mio cartellino, e la mia intenzione adesso è quella di rimanere qui. Il mio sogno è quello di vincere di nuovo un campionato con la Pro, che merita sicuramente di stare in categorie superiori».

Quale impatto hai avuto con mister Gilardino? Su cosa ti è stato d’aiuto nei tuoi primi mesi?

«Mi è sembrata subito una persona seria, preparata, nonostante fosse il suo primo anno in Lega Pro. Conosce tutti i giocatori, tutte le squadre, quindi ha una preparazione importante. È bravo a mantenere il gruppo unito, tenendo alta la concentrazione sia tra i titolari e sia tra coloro che giocano un po’ meno. Nonostante la sua grande carriera da calciatore, è voluto partire da categorie inferiori nelle vesti di allenatore, e sono sicuro che avrà un futuro importante».

La Pro Vercelli era in piena corsa playoff, distante cinque punti dalla Juventus U23. Che impressione ti ha fatto quest’anno la squadra bianconera?

«Sì, il nostro obiettivo primario era quello di consolidare innanzitutto la salvezza. Con alcune vittorie consecutive ci siamo avvicinati alla zona play-off e si sa, quando inizi a vincere, desideri sempre qualcosa in più. Riguardo alla Juventus U23, è in grado di trovare sempre calciatori giovani, ma già molto forti qualitativamente. Per la Serie C è una squadra imprevedibile, perché è difficile affrontarla nelle giornate in cui è in forma. A livello di qualità ha qualcosa in più, si sta adattando bene alla categoria».

Juventus U23 che rappresenta il tuo passato, avendone fatto parte al primo anno di nascita. Cos’ha significato, per te, vivere quel tipo di esperienza?

«È stata un’esperienza bellissima e, pur essendo andato via quasi subito, la rifarei sicuramente. Sono momenti che ti porti dentro per sempre, anche in virtù del fatto che mi sono allenato spesso in prima squadra, osservando da vicino grandi campioni. Ho anche avuto fortuna che quell’anno la Juve ha acquistato Cristiano Ronaldo, quindi è stata una vera ciliegina sulla torta (ride ndr)».

Nello spogliatoio hai ritrovato alcuni calciatori con i quali hai vissuto momenti importanti anche nel settore giovanile. A quale aneddoto sei più legato con i tuoi compagni di squadra?

«Anche da quel punto di vista mi sono sentito proprio a casa. Abitando a Vinovo, poi, ero a pochi passi per svolgere gli allenamenti. Conoscevo lo staff, i massaggiatori, i magazzinieri, che erano gli stessi di quando ero in Primavera, quindi è stato davvero bello ritrovarli. Essendo tutti giovani avevamo creato un gruppo unito, con la possibilità di ritrovare tanti miei ex compagni di squadra. La Juventus U23 è un progetto importante per i giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo professionistico».

Essendo tra i calciatori con più esperienza in quell’anno, quali consigli hai dato ai compagni che si affacciavano per la prima volta in un campionato professionistico?

«Aver dato consigli ai più giovani è stato un modo anche per crescere dal punto di vista personale. I suggerimenti più importanti erano più che altro a livello di mentalità, anche perché tecnicamente si vedeva anche in allenamento che erano fortissimi. Gli aspetti su cui dovevano crescere erano altri: magari l’atteggiamento durante la settimana, l’andare in palestra prima dell’allenamento. Sono piccolezze che crescendo impari a fare da solo, ma a quell’età hai bisogno di un aiuto. La Lega Pro è una categoria fisica, quindi era importante anche parlare di grinta e ‘cattiveria’ agonistica».

Muratore, Fagioli, Nicolussi Caviglia. Parlando di giovani, il vivaio della Juve ha cresciuto centrocampisti di grande prospettiva…

«Con Muratore ho giocato insieme. È già pronto, magari per un salto di categoria. Ha doti fisiche importanti e si è ripreso alla grande dagli infortuni avuti al crociato, Nicolussi Caviglia, invece, è salito in Under 23 quando io sono andato via ma l’ho visto giocare. Anche quest’anno a Perugia l’ho seguito: è un bel giocatore, con grandi qualità e rapidità. Può fare la mezz’ala, il trequartista, è davvero forte. Fagioli qualitativamente è fortissimo, bisogna vedere l’impatto che avrà dopo il settore giovanile».

A non aver avuto fortuna in bianconero, invece, è stato Han, tuo ex compagno di squadra al Perugia. Avendolo conosciuto direttamente, che potenziale poteva esprimere il nordcoreano?

«A Perugia ha fatto bene, mi ha impressionato subito. Ha grande gamba ed un’esplosività pazzesca. Ha giocato anche a Cagliari, in Serie A, e quando ho visto che è andato alla Juve ho pensato: ‘Farà la differenza!’. Ha trovato invece qualche difficoltà, e questo fa capire come non ci siano più tante differenze di categoria tra Serie B e Serie C. Se non ti impegni fai fatica, l’ho vissuto sulla mia pelle».

Che cosa ti ha insegnato la scuola Juve, quali indicazioni conservi dentro per la tua carriera?

«Alla Juve devo tutto, perché mi ha fatto crescere sia calcisticamente e sia umanamente. Fin da piccolo ti insegnano tanto, è una scuola di vita. Ho un figlio, e se vorrà giocare a calcio sarò ben contento di portarlo alla Juventus. Non c’è paragone sul modo in cui ti insegnano a comportarti fin da bambino. Questo si riflette anche in prima squadra, nel fatto che sia stata la prima società ad abbracciare il progetto Seconde squadre, ai primati raggiunti dalla Juventus Women. La differenza si vede in tutte le cose».

Si ringraziano Simone Emmanuello e l’ufficio stampa della Pro Vercelli, Vincenzo La Marca, per la gentile concessione dell’intervista