Emre Can: «La Juve è una famiglia. Vogliamo alzare la Champions»

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Emre Can ha raccontato le tappe più importanti della sua carriera e il suo arrivo alla Juventus

Questa sera, nell’andata dei quarti di Champions, Emre Can non sarà in campo. Il tedesco ha una distorsione alla caviglia che lo costringerà a guardare il match da casa. In attesa di smaltire l’infortunio, il centrocampista si è raccontato ai microfoni di Dazn.

OBIETTIVI«Fin qui tutto bene, ma non abbiamo ancora vinto nulla, stiamo entrando nel momento cruciale della stagione. Vogliamo vincere lo Scudetto e la Champions League, in particolare la voglia di alzare quella coppa è tantissima nel club e nell’intera città. Certo ci sono concorrenti forti, ma faremo di tutto per vincerla».

AJAX«L’Ajax è una squadra giovane e coraggiosa, ha dimostrato contro il Real Madrid quanto sono forti. Ma preferisco parlare di noi, che siamo un gruppo forte e molto esperto. Se tiriamo fuori le nostre qualità sono sicuro che raggiungeremo le semifinali».

RONALDO – «L’effetto Ronaldo è enorme, sulla città, sul club e sul campionato, tutti parlano di lui. Ma tutti parlano del grande giocatore, per me conta la persona prima di tutto e lui è molto amichevole, un ragazzo con i piedi per terra. Tutti nel gruppo vanno d’accordo con lui. Quello che fa in campo poi è incredibile, anche a 34 anni vuole sempre essere il migliore per dimostrare al mondo ciò che può fare in ogni gara. La sua prestazione contro l’Atletico è stata pazzesca».

ALLEGRI – «Allegri è un maestro di tattica, ci dispone in modo diverso prima di ogni partita, prova sempre nuove soluzioni. Dobbiamo difendere e attaccare in modo diverso in ogni match, per lui ogni piccolo dettaglio è importante. Come persona poi è molto divertente: da fuori non sembra, ma scherza e ride molto con noi, anche se onestamente lo capisco poco, perché è toscano e parla un dialetto molto difficile da capire (ride, ndr), si mangia un sacco di parole. Il metodo di allenamento? Mi sono già lamentato con Klopp per il duro lavoro a Liverpool, ma qui alla Juventus è ancora più duro. Dobbiamo correre di più, fare più allenamento di forza. All’inizio era tutto una grande sfida per me, ma ora il mio corpo si è abituato».

PROBLEMI DI KHEDIRA – «A volte dimentichiamo che nella vita ci sono cose più importanti del calcio, è stato uno shock per tutti quando siamo venuti a sapere dei suoi problemi cardiaci, ma fortunatamente sta di nuovo bene. Sami mi ha aiutato molto, lo scorso autunno non è stato semplice a causa del mio intervento alla tiroide. Ma il club mi ha supportato e mi ha dato tutto il tempo, ora mi sento molto bene, so quanto valgo quando sono in forma. La Juventus è una famiglia, tutti ti trattano con grande calore».

RAZZISMO – «Succede in tutto il mondo, è davvero triste. Non importa ciò che sembri, da dove vieni, quale religione segui o quale sia il colore della tua pelle, siamo tutti esseri umani. Chiunque non rispetta questo è un idiota e deve stare lontano dagli stadi e dalla nostra società. È un peccato che questo problema non possa essere risolto, penso che ognuno di noi debba intervenire nella lotta contro il razzismo».

AMBIENTAMENTO IN ITALIA«Lo stile di vita italiano mi piace molto, chi non ama il cibo italiano? Per me, insieme alla cucina turca, non c’è cibo migliore. Poi le persone sono sempre molto felici e si vestono bene. Mi piace. E soprattutto il sole splende quasi ogni giorno, la qualità della vita è più alta rispetto a paesi come l’Inghilterra o la Germania, dove piove spesso. Sono felice e posso immaginare di restare qui per diversi anni, ma nel calcio non si sa mai, non puoi mai dire di stare in un club fino al termine della carriera. A volte non dipende neanche da te».

ADDIO LIVERPOOL – «Klopp era deluso, voleva che restassi al Liverpool, ma ha accettato la mia decisione. Sapeva che non era una scelta contro di lui o contro il club, ma semplicemente per una nuova sfida alla Juventus. Ho trascorso un periodo bellissimo a Liverpool e sarò sempre grato a tutte le persone che mi hanno supportato, mi sento ancora con Klopp».

NAZIONALE – «Mancata convocazione? Sono rimasto estremamente deluso perché pensavo di essere in ottima forma. Penso che le mie prestazioni siano valutate diversamente in Germania, ma accetto sempre le decisioni del ct, cerco di trasformare questa delusione in energia. Continuerò a dare il meglio di me fino a quando l’allenatore non avrà più scelta e dovrà chiamarmi. Il rifiuto all’invito del presidente Erdogan? Sono un giocatore di calcio, non un politico. Ecco perché non volevo andare».

BAYERN MONACO – «Non ho giocato un singolo minuto, quindi non sento mia quella vittoria, ma so quanto è bello esserci e voglio provarlo di nuovo da protagonista. L’addio quando è arrivato Guardiola? Avevo ancora un contratto e il club voleva che restassi, ma non vedevo grosse opportunità di giocare e per me era importante avere più minutaggio. Il Leverkusen mi ha dato questa opportunità e, guardandomi indietro, quella fu la migliore decisione della mia carriera».