Furino: «Nel 1973/74 il colera non è stato sottovalutato. Il Coronavirus va temuto» – ESCLUSIVA

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Giuseppe Furino, ex centrocampista della Juve, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le sue dichiarazioni

«Capitano sì, bandiera no. Non mi è mai piaciuto l’accostamento con le bandiere, che stanno alte in cima a un pennone. Io stavo rasoterra, a lottare». Una semplice dichiarazione a racchiudere l’essenza di ciò che è stato, come calciatore, Giuseppe Furino. 15 anni trascorsi alla Juve dal 1969 al 1984, con la casacca bianconera cucita sulla sua pelle come un tatuaggio indelebile. Leggenda, pilastro, della storia della Vecchia Signora, Furino ha rilasciato un’intervista – in esclusiva a Juventus News 24 – parlando di quella che è la situazione attuale in Italia in seguito all’emergenza Coronavirus, tracciando un filo diretto con quella che è stata la sua esperienza nel 1973/74, quando il nostro Paese fu invaso dall’epidemia di colera.

Qual è il suo pensiero legato alla sospensione del campionato di Serie A fino al 3 aprile?

«Non entro in merito alle tempistiche del provvedimento, perché credo che tutti stiano facendo il massimo per arrivare a debellare questa pandemia che si è diffusa in questo mese. Mi affido alle disposizioni che sono state date, pensando che siano adeguate a quella che è la gravità del momento. Sto notando, però, che c’è ancora tanta gente che continua a muoversi, andare in città, mentre dovrebbe fare un po’ più di attenzione».

Martedì 17 marzo, invece, si svolgerà l’Assemblea di Lega per valutare il futuro del nostro campionato. Quale scenario si aspetta possa emergere dalla riunione?

«In questo momento il campionato dovrebbe essere l’ultimo dei pensieri. Sicuramente, dovrebbe riprendere quando tutto questo sarà passato. Perché l’epidemia passerà, lasciando dietro di sé una serie di problemi. La gente tornerà alla vita di tutti i giorni, quindi riprenderà anche la Serie A. Non bisogna essere molto allegri in questo momento molto particolare».

Effettuando un parallelismo con il passato, nella stagione 1973/74 la Serie A visse una situazione delicata con il diffondersi dell’epidemia del colera. Lei, che in quella stagione vestiva la maglia della Juve, nota qualche analogia con l’emergenza attuale?

«Nel 1973/74 non l’abbiamo vissuta appieno, mentre l’emergenza Coronavirus la sento adesso più vicina a noi. È una pandemia che viene sottovalutata rispetto al colera, quindi le persone devono capire che non è un virus che può essere sminuito. Va temuto, affrontato nei modi che vengono consigliati».

Nello spogliatoio, a quei tempi, com’era vissuta la situazione? Ricorda qualche aneddoto particolare delle sensazioni provate da lei e dai suoi compagni di squadra?

«L’epidemia di colera fu vissuta da noi calciatori e da tutta la popolazione nel rispetto delle regole imposte. Oggi, invece, la situazione è più subdola quindi occorre prestare molta attenzione».

La Lazio, quell’anno, vinse poi lo Scudetto al termine della stagione. Anche oggi la squadra biancoceleste insidia la Juve in vetta alla classifica. Come vede la lotta per il titolo nel nostro campionato?

«La Juve, come negli anni passati, è sempre in lotta per lo Scudetto. Rispetto alle scorse stagioni, però, oggi il Napoli non ha rispettato la ‘tradizione’ di mettere in difficoltà la Juve fino all’ultimo. C’è la Lazio, con una squadra ben attrezzata e una buona politica economica impostata su grandi giocatori. Quando il campionato potrà ricominciare, sarà una lotta non scontata per il titolo».

Una Juve che sta mantenendo vivi i tre obiettivi della stagione, tra campionato, Coppa Italia e Champions League. Come giudica, fino a questo momento, l’annata della squadra di Maurizio Sarri?

«Visti i risultati, direi che la stagione sta procedendo tutto sommato bene. Ci sono stati alti e bassi, non la stessa continuità degli anni passati, ma la Juve è sempre prima e sempre in vetta alla classifica. Polemiche? I bianconeri fanno notizia. Se vincono è normale, se perdono sono tutti lì in attesa degli insuccessi. È vero che la Juve ha tanti tifosi, ma ha altrettanti ‘avversari’ che non vedono l’ora che commetta passi falsi».

Il Giuseppe Furino centrocampista, invece, quale pensiero ha riguardo agli attuali interpreti del reparto bianconero?

  • Pjanic

«È partito molto bene, poi ha avuto un calo fisico. Soprattutto all’inizio, quando ha giocato, mi è piaciuto».

  • Bentancur

«È giovane, ha voglia di imporsi e voglia di fare. È un calciatore che deve sicuramente giocare».

  • Ramsey

«Il gallese è un giocatore atipico, perché gioca in una posizione che lo rende ibrido, né a centrocampo e né in attacco. Sono quei calciatori che hanno l’intuito del gol e sono in grado di arrivare a tirare in porta. È un trequartista».

  • Rabiot

«Ha una buona tecnica, si adatta abbastanza bene al gioco di Sarri. Si tratta di un buon giocatore».

  • Matuidi

«È un moto perpetuo, un giocatore importante e una delle colonne della squadra. Mi piace molto, perché corre e non parla…».

  • Khedira

«A centrocampo, visto come vengono utilizzati i giocatori, c’è bisogno di tutte le forze. Quindi, nel momento opportuno, sarà importante il rientro di Khedira quando la fase della stagione diventerà decisiva».

  • Bernardeschi

«A lui serve una maggiore personalità e una sicurezza nei propri mezzi. Esperimento da mezz’ala? A centrocampo bisogna essere autorevoli, bisogna avere la capacità di gestire le proprie doti e metterle a disposizione della squadra. È un giocatore interessante e, se convinto che la posizione di centrocampista può essere la sua, bisogna dargli fiducia. Poi ha anche uno spunto importante, riuscendo ad andare dentro tra le linee».

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