Giaccherini, un applauso pieno di emozioni e bei ricordi

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Giaccherini è tornato da ex con la maglia del Chievo, ma i momenti più belli della sua carriera ripartono da Cesena e da quella chiamata della Vecchia Signora nel 2011

L’ex Giaccherini – Chi indossa la maglia della Juventus e lo fa sudando le fatidiche sette camicie, allora è uno che ha contribuito certamente a fare la storia del club. Al di là del numero delle partite giocate e dei successi ottenuti. Anche se è bene sottolineare che dalla Juventus nessuno è andato quasi mai via con le mani vuote. E se lo ha fatto non potrà mai scordare, comunque, quel “magico” periodo. E così è stato un po’ per tutti, magari anche con qualche piccola-grande eccezione: meteore o promettenti investimenti, insomma, tutti sullo stesso piano e con qualche medaglia certamente al collo.

I nomi sarebbero tanti, magari non tutti riconducibili a periodi di massimo splendore, ma vista la sfida col Chievo, ci è parso opportuno e sicuramente apprezzabile tirare in ballo Emanuele Giaccherini, classe 1985, il piccolo Giak voluto da Antonio Conte per trasformarlo nell’utilissimo gladiatore tuttofare del centrocampo juventino di quel periodo. Il “gira Romagna” per gli amici dell’epoca per aver cominciato nel Forlì, aver rischiato di concludere giovane la carriera e poi aver proseguito nel Bellaria fino a conquistarsi l’attenzione di molti osservatori nelle fila del Cesena, fino all’interessamento della Juventus.

Cronaca – Intanto la Juve, dopo tredici minuti appena, ha sghiacciato il risultato col Chievo grazie ad una accelerata ubriacante di Douglas Costa e ha messo in crisi il sistema Var – dopo quanto visto nel fine settimana appena trascorso – con un pestone in area su CR7 azzerato anche dai microfoni mal funzionanti della terna arbitrale. Senza dimenticare Bernardeschi imbucatosi nella corsia avversaria alla ricerca più dell’assist che del gol.

Tornando a Giaccherini, giustamente applaudito con affetto ad inizio gara dai suoi vecchi sostenitori, è bene ricordare cosa di lui ha sempre detto Antonio Conte, sottolineandone anche l’aspetto umano e professionale: «Giak ha l’umiltà dei giocatori partiti dalla provincia e che vogliono conquistare col sacrificio i grandi palcoscenici». E Giak in quegli anni nella Juventus ci è riuscito alla grande. Nel suo piccolo, una favola diventata realtà.

E la favola della prima gara di ritorno di questo campionato continua col raddoppio di Emre Can… E ricomincia anche col primo errore dal dischetto di Ronaldo. E l’incornata “gobba” di Rugani. E anche il 2019, dopo la Supercoppa, riparte col segno più davanti ai nove punti di vantaggio sul Napoli. E una gara in meno alla fine.