
Se ne è andato il 22enne Giacomo Ghiardelli: è cresciuto anche nella Juventus. Tragedia terribile nel mondo del calcio
Sullo stadio Moccagatta di Alessandria, poco prima che arrivasse la notizia più terribile, capeggiava uno striscione appeso dalla Gradinata Nord: «Forza Mino». Due parole semplici, un abbraccio collettivo indirizzato a Giacomo Ghiardelli, giovane centrocampista piemontese impegnato nella sua battaglia più difficile contro una grave malattia. Domenica 27 settembre, durante la partita di Serie D tra Alessandria e Asti, il calcio locale aveva provato a stringersi attorno a lui. Il giorno seguente, purtroppo, si è diffusa la drammatica conferma: Giacomo si è spento a soli 22 anni.
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Nato a Casale Monferrato il 15 febbraio 2004, il ragazzo aveva intrecciato la propria vita con la passione per il pallone fin da bambino. Dopo essere cresciuto nei settori giovanili di Juventus e Alessandria — formazione con cui ha disputato il campionato Primavera —, il classe 2004 era passato all’Asti in Serie D. Nel club biancorosso si era integrato subito con maturità, guadagnandosi la riconferma nella rosa della prima squadra anche per la stagione 2024-2025. Un percorso interrotto dall’aggravarsi di una grave patologia di fronte alla quale la famiglia e le società hanno scelto il massimo riserbo.
La storia di Giacomo ha trovato un momento di forte coesione emotiva proprio durante Alessandria-Asti, la sfida tra i due club che ne avevano segnato la maturazione calcistica. Quel «Forza Mino» apparso sugli spalti non voleva essere un addio, ma un incitamento di speranza, trasformatosi purtroppo nel saluto estremo di un intero territorio.
L’Alessandria Calcio ha affidato ai propri canali social un ricordo essenziale quanto profondo: «Vola alto Mino, sempre nei nostri cuori». A queste parole si è unito il dolore dell’ASD Asti, che si è stretta attorno ai familiari testimoniando l’affetto di una comunità sotto shock. Nel calcio giovanile e dilettantistico, fatto di trasferte, sacrifici e quotidianità condivisa, i legami superano il confine dei novanta minuti. Il risultato della partita cade così in secondo piano, lasciando spazio all’immagine di uno striscione e al ricordo indissolubile di un ragazzo andato via troppo presto.