Giannichedda: «Douglas Luiz giocatore forte, ma ha perso i gol che faceva in Premier. Ecco qual è il problema di Koopmeiners» - ESCLUSIVA
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Giannichedda: «Douglas Luiz giocatore forte, ma ha perso i gol che faceva in Premier. Ecco qual è il problema di Koopmeiners» – ESCLUSIVA

Giannichedda: «Douglas Luiz giocatore forte, ma ha perso i gol che faceva in Premier. Ecco qual è il problema di Koopmeiners». Le dichiarazioni dell’ex centrocampista bianconero

La Juventus sta attraversando un momento particolarmente complicato a causa delle numerose assenze, concentrate soprattutto a centrocampo. Gli infortuni di Manuel Locatelli e Khéphren Thuram, ai quali si è aggiunta l’indisponibilità di Weston McKennie, hanno ridotto notevolmente le possibilità di scelta di Luciano Spalletti in una zona determinante per gli equilibri della squadra.

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Per approfondire la situazione, JuventusNews24 ha intervistato in esclusiva Giuliano Giannichedda, ex centrocampista bianconero e protagonista della stagione disputata in Serie B, conclusa con l’immediata promozione. Il doppio ex di Juventus e Lazio ha analizzato anche la rinascita di Douglas Luiz, le difficoltà di Teun Koopmeiners, le voci riguardanti Antonio Conte e l’eventuale ingresso di Alessandro Del Piero nella società bianconera. Di seguito le sue dichiarazioni.

La Juventus ha perso nel giro di una settimana Thuram e Locatelli, ai quali si aggiunge l’indisponibilità di McKennie. Quanto pesa l’assenza di Locatelli nella squadra di Spalletti e quale dei due giocatori è più difficile da sostituire?

«Al di là del singolo calciatore, è venuto a mancare praticamente tutto il centrocampo, considerando anche McKennie. Alcuni di loro dovrebbero rientrare nel giro di poche partite, ma dall’oggi al domani ti ritrovi senza il reparto centrale.

Il centrocampo è il cuore della squadra e, in una situazione del genere, tutto diventa complicato per qualsiasi allenatore. Locatelli e Thuram sono giocatori che conoscono già determinati meccanismi. Dopo la partita contro il Sassuolo, Spalletti e i calciatori devono essere bravi a gestire determinate situazioni. Quando alla Juventus mancano sei o sette giocatori, qualsiasi allenatore farebbe fatica. Se perdi tutti i centrocampisti, diventa difficile trovare immediatamente delle soluzioni».

Douglas Luiz sta sorprendendo per il livello delle sue prestazioni, soprattutto perché durante l’estate veniva considerato un possibile esubero. Ti aspettavi la sua rinascita? È ancora giusto credere in Koopmeiners?

«Douglas Luiz era arrivato come un grandissimo acquisto, anche perché in Premier League, oltre a giocare molto bene, era riuscito ad andare in doppia cifra a livello realizzativo. Tutti si aspettavano quel Douglas Luiz, anche se oggi interpreta mansioni differenti e ricopre un altro ruolo.

In Premier League si inseriva continuamente, mentre adesso, per cause di forza maggiore, deve rimanere maggiormente davanti alla difesa. Secondo me è un giocatore forte e importante: possiede qualità e ha anche grandi capacità dal punto di vista aerobico, perché riesce a percorrere tanti chilometri.

È un giocatore ritrovato, mentre Koopmeiners continua a essere un mistero anche in questa stagione. Non riesce a compiere quello switch che, secondo me, non è fisico ma mentale. Quando si passa da una squadra a un’altra, soprattutto se si arriva alla Juventus, il salto deve essere innanzitutto mentale.

Evidentemente ha sofferto la pressione e il peso della cifra investita per acquistarlo. Ha accusato il passaggio alla Juventus e continua a fare fatica a entrare pienamente nei meccanismi. Anche l’ultima prestazione contro il Sassuolo è stata negativa. Per caratteristiche, però, può essere adatto perché è un centrocampista box-to-box. Spalletti è un allenatore capace di migliorare i giocatori che lavorano in quella zona del campo. Se Koopmeiners crescerà nella gestione delle situazioni, potrà ancora diventare un calciatore importante per la Juventus».

Cosa ne pensa invece di Sarr, è adatto alle esigenze di Spalletti?

«Per caratteristiche sì, è un giocatore box to box. Spalletti poi questi giocatori che giocano lì in mezzo li migliora tutti. Se migliora nella gestione può diventare un calciatore importante per la Juve».

Le voci su un possibile ritorno di Conte sulla panchina della Juventus stanno diventando sempre più insistenti. Spalletti merita ancora fiducia oppure l’ombra di un allenatore così ingombrante può condizionare la sua posizione?

«Penso e spero di no. Conosco Spalletti, conosco il suo modo di lavorare e so quanto sia bravo. È chiaro che debba essergli concesso del tempo. La Juventus non si era qualificata alla Champions League nella passata stagione, quest’anno ha cambiato dieci giocatori e ha fatto mercato nei limiti di quello che poteva permettersi.

Dobbiamo dimenticare la Juventus di una volta, quella che acquistava immediatamente calciatori da cento milioni di euro. Oggi non è più possibile e bisogna costruire gradualmente. Ci sono squadre che programmano da più anni e anche la Juventus deve farlo con parsimonia e attraverso una pianificazione corretta.

Secondo me bisogna dare fiducia a Spalletti, perché con la rosa al completo può riuscire a far giocare bene la Juventus».

Hai condiviso lo spogliatoio con Alessandro Del Piero. Quanto pesa oggi l’assenza di una bandiera come lui all’interno della società juventina?

«Del Piero è una persona che potrebbe stare benissimo all’interno della Juventus per cultura, qualità e per ciò che rappresenta, essendo un simbolo del club. All’interno della società, però, c’è già Giorgio Chiellini, un’altra persona serissima e molto competente.

Alla fine è una questione di programmazione. Se viene definita correttamente l’idea della società, si può soltanto migliorare. Serve un po’ di pazienza, anche se è comprensibile che il tifoso ne abbia poca, perché parliamo della Juventus. Bisogna però considerare anche la situazione economica del calcio italiano, e non mi riferisco soltanto al club bianconero. Quando individui un calciatore, possono arrivare una società inglese o una squadra araba e offrirgli il doppio. È evidente che il mercato diventi più difficile di quanto possa sembrare».

Che ricordo conservi della stagione trascorsa in Serie B con la Juventus, culminata con l’immediata promozione?

«Fu una situazione stranissima. Un mese prima giocavi ad altissimo livello, poi ti ritrovavi a partire per il ritiro sapendo che avresti dovuto disputare il campionato di Serie B. All’inizio fu dura e rappresentò un colpo molto pesante.

Successivamente ci fu una riunione: nello spogliatoio erano rimasti tanti campioni e decidemmo tutti insieme di continuare quell’avventura. Alla fine fu una bellissima cavalcata. Ovunque andassimo sembrava di giocare in casa, perché gli stadi erano sempre pieni di tifosi bianconeri. Fu veramente molto bello».

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