Cesari: «Sicurezza per tutti, gli arbitri non hanno gli aerei privati!» – ESCLUSIVA

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Graziano Cesari, ex arbitro e noto personaggio televisivo, è stato intervistato in esclusiva da Juventus News 24

Graziano Cesari, ex arbitro e noto personaggio televisivo, è stato intervistato in esclusiva da JuventusNews24.com. Ci siamo fatti spiegare qual è la condizione attuale della categoria arbitrale e cosa significa dirigere una partita della Juventus. Tra le altre cose…

Cesari, quando torneremo a vedere una partita di pallone?
«È una bellissima domanda. Sembra che ogni giorno si rimandi una decisione che evidentemente ancora non può essere presa. In questo momento sarebbe assurdo parlare di date. Si ripartirà nel momento in cui ci sarà tutela e sicurezza per atleti, spettatori, ed operatori. Gravina ha detto che si potrebbe giocare anche ad ottobre-novembre. Probabilmente alla fine si disputeranno tutte le partite a porte chiuse. Io dico che l’importante è che l’esito di questo campionato non si decida in tribunale ma sul campo».

Pur di chiuderla sul campo sarebbe disposto a ricorrere a playoff e playout?
«Sinceramente sono molto scettico in merito. Sarebbe ingiusto perché mancano ancora 12 partite alla fine. Dobbiamo attenderci un altro campionato nel campionato. Si tratta di una situazione inedita a cui nessuno di noi ha mai assistito. Una novità assoluta sotto tutti i punti di vista».

Qualora non si ricominciasse, scudetto alla prima in classifica come in Belgio?
«Non mi piace per niente come idea e non sarebbe nemmeno giusto decidere il discorso retrocessione a tavolino. Detto questo mi sembra che la Juventus abbia già fatto capire di non volere uno scudetto del genere. Piuttosto si potrebbe invalidare il campionato e andare verso una prossima Serie A a 22 squadre. L’unica cosa da fare sarebbe a quel punto comunicare all’Uefa le squadre da mandare nelle Coppe».

Qual è la situazione attuale della categoria arbitrale? Stipendi, allenamenti e condizioni di sicurezza necessarie per la ripresa
«I compensi per gli arbitri, al di là di un fisso mensile, sono quelli delle partite. Compensi che ovviamente in questo momento mancano. Ad oggi gli arbitri si stanno allenando a casa con un programma ad hoc fornito dall’AIA. Quello che mi preme dire è che anche gli arbitri abbiano la necessità di riprendere in sicurezza. Parliamo di una categoria che non può usurfruire di aerei privati o di vagoni riservati per gli spostamenti. Sono persone abituate a spostarsi con i mezzi pubblici, a differenza delle squadre di Serie A!».

L’idea delle challenge può essere un buono strumento per perfezionare il Var?
«Mi piace moltissimo come idea. E credo che in termini di perdite di tempo non possa rappresentare assolutamente un problema. A volte si arriva a giocare per 103-104-105 minuti e non si scende mai sotto 95. Del gioco spezzettato non mi interessa granché, la cosa importante è che possa portare dell’equilibrio oggettivo. L’ideale sarebbe consentire due chiamate per squadra a tempo, a discrezione del capitano o dell’allenatore. E poi, come avviene in molti altri sport, sarebbe giusto fornire una spiegazione pubblica dell’episodio. Sarebbe un grande passo per la trasparenza, anche perché ho la sensazione che gli spettatori stiano pian piano imparando ad accettare le decisioni del Var».

In questo senso potrebbe essere importante anche concedere agli arbitri di parlare dopo le partite
«È un po’ di tempo che ci spero. Nicchi aveva aperto a questa soluzione sin dal suo primo anno di presidenza. Per quanto gli arbitri non debbano essere i protagonisti assoluti della partita, rimangono attori determinanti. Sarebbe giusto concedere loro la possibilità di spiegare, senza anticipare quelli che saranno i provvedimenti del Giudice Sportivo, nel pieno rispetto dei ruoli. Ma credo che per questo tipo di scenario dovremo aspettare ancora…»

Cosa significa arbitrare una partita della Juventus o in generale un match dall’alta pressione mediatica? 
«La sopportazione dello stress è fondamentale per chi vuole fare questo mestiere. Il termine sudditanza è stato coniato giustamente per indicare la scarsa personalità di un direttore di gara che si lascia influenzare dal fattore ambientale complessivo: tifosi, spessore dei giocatori, proteste. Ma un arbitro deve essere preparato a tutto questo. Quando ero un ragazzo la mia massima aspirazione era arbitrare in Promozione per avere gli assistenti. Quando sei in Serie A il tuo obiettivo diventa arbitrare i big match, i derby, i classici. Sei il primo a ricercare quei riflettori con l’intenzione di fare bene. Si lavora per quel tipo di palcoscenici e se le cose non vanne bene sei il primo a starci male».

Appena un paio di mesi fa quelle dichiarazioni di Commisso dopo Juventus-Fiorentina: possibile che in Italia si possa ancora pensare che gli arbitri agiscano in malafede?
«Credo siano soltanto alibi, per quanto poi gli errori degli arbitri possano essere grossolani. Ci sono sempre stati e credo che ci saranno sempre, ma a volte diventano pretesti per giustificare le sconfitte. Io in primis ho fatto tantissimi errori nella mia carriera, ma la malafede è un’altra cosa. Se agisci in malafede non sei un arbitro, sei un criminale».

Si ringrazia Graziano Cesari per la disponibilità e la cortesia mostrate in occasione di questa intervista