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Juve sconfitta ma non ridimensionata. E ora ad Allegri serve un bomber

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La Juve esce sconfitta da San Siro, ma senza subire il ridimensionamento previsto. Sul mercato serve però una mano

(Di Alberto Mauro) – Il pronostico è stato rispettato, ma non il copione di una partita che la Juventus è riuscita a tenere viva fino al minuto 120. Con una prestazione efficace, che ha badato più a disinnescare i meccanismi avversari che esaltare quelli di Allegri, ancora evidentemente poco fluidi. La Juve ha rischiato grosso nei primi 15 minuti, poi è entrata nella partita con rabbia e prepotenza, uscendone solo nel finale, con i rigori in testa e lo svarione di Alex Sandro che ha regalato il primo trofeo stagionale a Inzaghi. Molti probabilmente si sarebbero aspettati di più dall’Inter, e meno da una Juve decimata dalle squalifiche (a proposito, Chiellini ha assolutamente ragione sul regolamento da cambiare per evitare squalifiche in campionato da scontare in Supercoppa) e da infortuni pesanti. I cambi dalla panchina hanno cambiato volto alle squadre, e alla fine la differenza l’ha fatta Sanchez e non Dybala, ma paradossalmente la Juve esce rafforzata da una sconfitta beffarda ma non perentoria. Allegri ha scelto la strada prudente, forse l’unica che in questo momento la sua squadra gli può garantire. Puntando sull’uomo contro uomo, un baricentro basso e fino a 8 giocatori in difesa nel finale, quando le energie fisiche e mentali stavano mollando. Si può vincere anche così, e la sconfitta all’ultimo secondo cambia poco nella valutazione di una gara che in pochi avrebbero previsto così in equilibrio fino in fondo. Le gerarchie si sono ribaltate dopo il ciclo dei 9 scudetti, con l’Inter un passo davanti alle altre, ma la Supercoppa dimostra che il gap con la Juve non è un canyon. Ci si può lavorare, magari con un centravanti e un centrocampista di qualità dal mercato, intanto rimangono impresse due istantanee a fine gara: il bacio di Chiellini sulla testa di Alex Sandro dopo l’errore imperdonabile e la furia di Bonucci a bordocampo con il segretario dell’Inter, per non essere riuscito a scendere in campo. L’orgoglio e la rabbia della vecchia guardia, l’ultima a mollare, sempre.