
L’analisi della prova di Alajbegovic contro la Lazio evidenzia le difficoltà del giovane talento, sacrificato in compiti difensivi e lontano dalla porta
Il pesante rovescio interno subito dalla Juventus per 0-3 contro la Lazio ha spalancato le porte a una profonda riflessione sulla gestione dei singoli, in particolare riguardo alla posizione in campo occupata da Kerim Alajbegovic. La prestazione offerta dallo schieramento bianconero all’Allianz Stadium ha sollevato interrogativi cruciali: è davvero questo il ruolo ideale per valorizzare le qualità del giovane talento?
Nel sistema di gioco proposto, il classe 2007 finisce per pestare troppo la linea laterale, ritrovandosi confinato in una posizione defilata che lo allontana quasi del tutto dal vivo della manovra d’attacco. Troppo decentrato per incidere negli ultimi trenta metri, l’esterno soffre la troppa distanza dalla porta avversaria, faticando a risultare realmente pericoloso e incisivo nelle trame offensive ideate dalla Vecchia Signora.
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A penalizzare ulteriormente il rendimento del ragazzo è l’ingente mole di fase difensiva in ripiegamentorichiesta sulle corsie esterne. Un lavoro di sacrificio e copertura che finisce per togliergli lucidità negli spunti personali e nella giocata decisiva, svuotandolo di quelle energie necessarie per fare la differenza davanti. Interrogativi tattici che il tecnico Luciano Spalletti dovrà risolvere in fretta per evitare di disperdere il potenziale di uno dei profili più interessanti della rosa.