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Juve Psg: perdersi e ritrovarsi

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Juve Psg: perdersi e ritrovarsi. L’editoriale dopo la sconfitta in Champions League della squadra di Massimiliano Allegri

Ogni volta che si perde in Champions League – e purtroppo nel girone di ritorno è stata la regola – esiste la tentazione ovvia e legittima di fare discorsi epocali sul ridimensionamento della squadra, la sua poca competitività, gli errori fatti in sede di costruzione della squadra e successivamente di direzione tecnica. Tutti discorsi che peseranno sulla valutazione finale perché – questa è la notizia di ieri sera – la Juve è ancora in un’Europa minore ma sempre un livello internazionale è e questo gruppo col Psg ha fornito almeno l’impressione di volerci stare. Tanto da essere uscita tra gli applausi dei tifosi e non per ragioni di fede (giocare anche in un Allianz pieno ma dove si sente solo il calore degli ospiti è ormai acclarato, giusto Juve-Inter penso che cambierà la situazione in via del tutto momentanea). La gente ha apprezzato l’impegno, la concentrazione, il mix di esperienza del gruppo storico e la verve dei giovani. É come se avessimo perso e insieme ci fossimo ritrovati un po’. Perciò provo a oscillare un po’ tra questi due termini per fare il punto sulla serata. In vista di 3 appuntamenti di campionato che partiranno da queste due dimensioni e dovranno forzatamente superarle, non potranno più convivere.

Perdere e ritrovarsi. La Juve si è certamente ritrovata. Non era così scontato dopo essere passata in svantaggio per l’ennesimo capolavoro di Mbappé. Si sono viste un po’ di cose buone, nel contesto di un’emergenza che ha patito soprattutto Milik, costretto a recitare il ruolo di unica punta alquanto spaesata. Il centrocampo ha retto, ha proposto una buona intensità e soprattutto ha vissuto della connessione tra Locatelli e Fagioli. Se Manuel fosse sempre quello visto col Psg, in grado di fare le due fasi, la Juve avrebbe risolto un po’ di problemi. Duro nei contrasti, lucido nelle idee verticali (vedi il gol dell’1-1), puntuale nell’inserirsi e andare al tiro. Accanto a lui, Fagioli è stato bravissimo a proporsi sempre smarcato, allargando il gioco e gestendo il pallone con una sapienza che va apprezzata. Non dargli più spazio significherebbe a questo punto non considerarlo adatto a ciò che vuole Allegri e francamente non si capirebbe proprio. Dopo il gol di Lecce non era così scontata una conferma. Se finiremo col pensarlo troppo giovane – vedi presentazione con i diciannovenni Miretti e Soulé come se fossero un blocco unitario, la creazione di un esperimento riuscito – commetteremo un errore che lui non merita.

Ritrovarsi e perdere. I commenti soddisfatti traducono lo stato della realtà: la registrazione di una differenza di valori netta. Il Psg ha vinto giocando in punta di piedi una partita dove la Juve è sembrata profondere il massimo impegno. E la ripresa, nonostante l’effervescenza regalata dall’apparizione di Federico Chiesa (ma non doveva rientrare a gennaio?) è stata di fatto priva di reali occasioni da gol, una situazione che ha ripetuto altre partite, su tutte quel Juventus-Roma dove ci siamo dovuti “accontentare” di una buona ora di gioco che ha prodotto niente di più di un pareggio. Ritrovarsi, anche nel morale, e portare a casa l’ennesima sconfitta è un sentimento strano da maneggiare. Adesso arriva il momento nel quale Allegri realmente deve dimostrare di saper far crescere le poche sicurezze che ha maturato e offrire una nuova prospettiva alla stagione. Che significa, bene ogni tanto ridirselo, uscire dallo stadio felici per una vittoria. Siamo tornati alle condizioni dello Juventus-Inter dell’anno scorso, quando abbiamo fatto la migliore partita perdendo, quasi fosse questo l’orizzonte definito della gestione Allegri. Fortunatamente – avverbio forte in questo caso – il calendario impone al mister e a noi tutti ben altro: con Inter e Lazio non si guadagneranno 3 punti senza molto di più di ciò che si è visto con dei parigini un po’ snob. Che si sono ritrovati secondi perché il Benfica è la versione migliore da 10 anni a questa parte. Il Benfica: l’ultimo che abbiamo incrociato in Europa League…

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