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La fiera dell’incompiuto: anatomia degli sprechi della Juventus. Mancano 10 punti

La fiera dell’incompiuto: anatomia degli sprechi della Juventus 2025-26. Mancano 10 punti a quanto prodotto
C’è una sottile linea rossa che divide il dominio del campo dalla frustrazione, e la Juventus di questa stagione ci ha ballato sopra con una costanza quasi scientifica. Leggendo le statistiche corrette, emerge il profilo di una squadra affetta da una grave patologia: la “sindrome della porta stretta“. Ovvero, la perversa tendenza a gettare al vento le partite in cui si produce almeno il doppio delle occasioni rispetto agli avversari.
Ultimissime Juve LIVE: le principali notizie di giornata
Il prologo di Tudor: la trappola dell’Atalanta
Se nelle prime uscite la squadra faticava spesso a imporre il proprio ritmo, subendo clamorosamente l’iniziativa altrui, il vero, grande rimpianto dell’era Tudor porta la data della 5ª giornata. In Juventus-Atalanta, la Signora è assoluta padrona del campo: costruisce ben 8 palle gol contro le 2 dei bergamaschi e recupera vagonate di palloni (44 contrasti vinti a 33). Eppure, la verve offensiva si spegne negli ultimi sedici metri, e un pallone sanguinoso perso da Adzic in uscita condanna i bianconeri a uno svantaggio nel primo tempo (la sua migliore Juve, secondo Igor) che grida vendetta, inaugurando la lunga fiera dello spreco parzialmente mitigata dal pareggio di Cabal.
La rivoluzione di Spalletti
Dalla decima giornata, Luciano Spalletti prende il timone. Il palleggio diventa più fluido, la produzione offensiva lievita, ma il morbo dell’imprecisione si acutizza fino a sfiorare il grottesco.
Il primo assaggio della nuova era arriva in Champions League contro lo Sporting: 7 occasioni a 2 per i bianconeri, ma un 1-1 figlio dell’incapacità di riempire l’area avversaria con i giusti tempi. È però in campionato che la mole di gioco sprecata assume contorni epici. Alla 18ª giornata va in scena Juventus-Lecce 1-1, la madre di tutte le illusioni. I numeri sono da fantascienza: 12 occasioni da gol a 2 per la Juve, un dominio asfissiante che costringe i salentini all’assurda cifra di 60 respinte difensive. Ma tra un rigore fallito sciaguratamente da David e un palo di Yildiz nel finale, i tre punti svaniscono nel nulla.
I festival del tiro (non a segno)
Il copione si ripete inesorabile. Alla 21ª giornata, il Cagliari ringrazia una punizione di Mazzitelli e vince 1-0 in una partita ipnotizzata dai bianconeri: 76% di possesso palla, 5 palle gol nitide contro una sola (quella letale), ma solo legni e una pioggia di cross sterili nel finale.
Anche quando c’è da rincorrere, l’iper-produzione non basta a salvare la baracca. In Juventus-Lazio (2-2), la reazione rabbiosa allo svantaggio iniziale genera un volume di fuoco impressionante: 34 tiri totali a 9, e ben 10 occasioni create contro le 4 biancocelesti. Uno sforzo titanico che serve a malapena per strappare un pareggio.
La primavera dei rimpianti
Il rush finale del campionato si trasforma nel museo definitivo delle occasioni perdute. Alla 30ª giornata, il Sassuolo strappa un 1-1 allo Stadium nonostante 7 palle gol a 2 per i padroni di casa e un rigore malamente buttato via da Locatelli.
Ma il capolavoro assoluto dell’autolesionismo statistico è Juventus-Verona 1-1 (35ª giornata). La squadra tocca 56 palloni nell’area scaligera contro i 4 concessi agli avversari. Le occasioni sono 8 a 1. Eppure, dopo la solita distrazione difensiva in avvio, due miracoli di Montipò e un palo di Zhegrova certificano l’ennesimo pari beffardo. La pietra tombale di questo trend si incide alla 37ª, dove una Fiorentina cinica espugna Torino per 0-2 al primo tiro in porta (un trend abituale).