Lanini, retroscena con Conte: «Ti porto alla visita medica» – ESCLUSIVA

Iscriviti
© foto www.imagephotoagency.it

Eric Lanini, ex attaccante della Juventus U23, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le dichiarazioni

I colori bianconeri sono stati la sua Itaca fin da piccolo. Era il 2011 quando Eric Lanini indossava per la prima volta la maglia della Juve, iniziando così la sua trafila nel settore giovanile. Un titolo di capocannoniere al Torneo di Viareggio del 2013 e una Supercoppa Primavera messi in bacheca, prima del suo salto nel professionismo. Lanini gira mezza Italia, raggiungendo l’apice nel 2018/2019 all’Imolese quando, i suoi 18 gol, gli permettono di raggiungere un livello importante di maturità. Quest’anno, l’attaccante classe ’94 è rientrato alla base, disputando i primi sei mesi alla Juventus U23. A gennaio, poi, l’opportunità Parma, che lo gira in prestito al Como. Lanini – in esclusiva a Juventus News 24 – ha ripercorso alcune tappe della sua carriera.

Eric, la situazione relativa alla ripresa in Serie C è alquanto complessa. Come stai vivendo questo momento? Si riparte?

«Io sto cercando di vivere al meglio questa situazione, approfittando del tempo libero per stare con la mia famiglia. Continuo ad allenarmi, poi, in attesa di decisioni ufficiali. Secondo me è difficile tornare in campo in Serie C, perché siamo andati troppo avanti con le tempistiche. A livello di protocolli sanitari, ho sentito che alcune società di Serie A farebbero fatica, quindi figuriamoci in Lega Pro. Noi da professionisti abbiamo il dovere di farci trovare pronti: io sono per ripartire, ma tutto nella massima sicurezza con i presupposti giusti per tutelare la salute».

Il tuo presente ora è il Como, nel quale sei in prestito dal Parma. Quali motivazioni ti hanno spinto in questa nuova avventura? Che impatto hai avuto con questa realtà?

«Mi ha colpito soprattutto l’ambizione del direttore Ludi, che fin da subito nei nostri discorsi mi ha dato l’impressione dell’impronta vincente che voleva dare alla squadra. Appena sono arrivato, ho trovato un ambiente sano, un gruppo di giocatori straordinario che mi ha permesso di integrarmi facilmente. Il tutto è stato facilitato dal fatto che conoscessi già qualche compagno, con il quale ho condiviso lo spogliatoio nelle mie esperienze passate. Ho fatto pochissime partite dal mio arrivo, peccato perché avevo una botta di adrenalina incredibile anche dopo la firma con il Parma».

Avevi attirato l’interesse di parecchie squadre nel mercato di gennaio. Che tipo di periodo hai vissuto con queste continue voci? Su cosa si è basata la tua scelta?

«Ho cercato di viverla più tranquillamente possibile ma, visto anche quello che era successo l’estate prima, ho avuto qualche pressione. Sono arrivato all’ultimo giorno di mercato con il desiderio di riapprodare in Serie B, visto il percorso che ho fatto in questi anni. Sono stato accostato a diversi club di B, anche se all’ultimo non si è riusciti a trovare la formula per concretizzare. Ho avuto poi questa opportunità importantissima con il Parma, che ha fatto un investimento che mi ha dato la sicurezza di cui avevo bisogno».

I primi sei mesi di questa stagione li hai vissuti con la Juventus U23. Con chi tipo di mentalità ti sei calato in questo progetto così nuovo per te?

«Dopo i 18 gol dell’anno scorso con l’Imolese, ho raggiunto una maturità tale che mi sarebbe piaciuto da subito confrontarmi con il campionato di Serie B. Il mio obiettivo era quello. Dal momento in cui si è palesata la situazione di rimanere in C con la Juventus U23, ho fatto un po’ di fatica. La Seconda squadra è un progetto molto valido, con la Juve che ha dimostrato di essere avanguardista anche sotto questo aspetto. Dico però che l’Under 23 è fondamentale per i giovani che escono dalla Primavera e che si affacciano per la prima volta ad un campionato professionistico. Io venivo da una stagione importante in Lega Pro, con tanti anni alle spalle nel professionismo, per cui non era la soluzione migliore per il momento che stavo vivendo. È stata un po’ una chiusura per me, quindi non l’ho vissuta benissimo. Il mio obiettivo è sempre quello di arrivare in Serie A».

19 presenze e 6 reti il bilancio in numeri della tua esperienza nella Seconda squadra. Oltre a dati importanti, hai fatto anche da ‘chioccia’ ai giovani presenti in squadra…

«Sì assolutamente. Ho trovato un gruppo di persone eccezionali, con le quali continuo a sentirmi. È una realtà fantastica, magari averla avuta quando sono uscito io dalla Primavera anni fa… Questo progetto fa onore alla Juventus, ma conosciamo tutti la sua grandezza e le sua ambizioni. Sono super favorevole alle Seconde Squadre, anche se ripeto che per me non era la soluzione adatta per il momento che stavo vivendo in carriera».

A proposito di gol, la tua tripletta in Coppa Italia con la Reggiana è stata forse la fotografia più bella della tua stagione. Sarebbe un peccato non giocare questa finale, no?

«La Juve merita questa finale. Io ho vissuto al fianco della squadra, del mister, del direttore, questi mesi e so quanto ci tengano alla competizione. Sono, anzi siamo, arrivati in finale: con quella tripletta contro la Reggiana siamo riusciti a centrare il passaggio del turno. Era la mia prima partita con l’Under 23: mi allenavo soltanto perché sarei dovuto andare via. Due giorni prima di quella sfida mi è stato detto che avrei dovuto dare il mio contributo e, da professionista, ho cercato di dare il meglio. Spero che questa finale venga giocata, perché i ragazzi meritano di vincerla, così da entrare nella storia».

Pecchia ha sempre speso parole importanti su di te. Che rapporto avevi con il mister? Quali consigli ti sono serviti di più nel corso della stagione?

«Con il mister ho avuto un rapporto stupendo. Mi ha trattato da uomo fin da subito, parlandomi molto e aiutandomi tanto anche fuori dal campo. Le sue qualità da allenatore le conosciamo tutti, ma mi ha sorpreso molto a livello umano. È anche un po’ psicologo lui, ci andavo d’accordo. Spiega bene alla squadra il suo modo di intendere calcio, facendoti arrivare alla soluzione dei problemi come se fossi a scuola. Avere un mister che, soprattutto con ragazzi giovani, ti mette nelle condizioni di capire veramente cosa fare, è in grado di preparare le partite nella maniera migliore».

Hai avuto la possibilità di allenarti anche in prima squadra con grandi campioni. Se tra qualche anno riguarderai quella fotografia con Cristiano Ronaldo, cosa ti verrà in mente?

«Eh, tanta nostalgia… Vederlo da vicino mi è servito per rubargli tante cose, che mi hanno permesso poi di firmare con un club di Serie A. Spero di non guardarla con la sensazione di dire ‘Cavolo, ho avuto l’onore di allenarmi con questi campioni ma non ho sfruttato al meglio il mio potenziale’. Ce l’ho qui appesa in camera, perché è sempre stato un idolo e con lui ho condiviso questo momento indimenticabile. La mia speranza è quella di giocarci contro un giorno».

Ritornando indietro nel tempo, poi, ai tuoi anni nel settore giovanile della Juventus, cosa ha significato per te vestire la maglia bianconera fin da piccolo?

«È stato un motivo di grandissimo orgoglio. Il calcio da piccolo lo vivevo come un gioco, e quando è arrivata la chiamata della Juve non ci credevo. Mi sono reso conto di far parte di qualcosa di grande, perché è la massima esponente del calcio in Italia e tra le più importanti al mondo. Mi ha dato grande ambizione, perché volevo sempre qualcosa in più. Ero alla Juve e volevo essere il più bravo della Juve: sono stato ambizioso da subito. È una scuola di vita, senza di lei non mi ritroverei mai dove sono oggi».

È vero che in quegli anni, aggregandoti alla prima squadra, Antonio Conte ti accompagnò personalmente ad una visita medica? Cosa ti disse?

«Non mi accompagnò ad una visita ma successe qualcosa di particolare. Avevo 16 anni ed era una delle prime volte che venivo aggregato in prima squadra. Da ragazzo ero un po’ sopra le righe, come si dice ‘genio e sregolatezza’. Questa voce circolava nell’ambiente, e durante l’allenamento Conte si avvicina da me e mi dice: ‘Lanini, oggi abbiamo la visita medica. Ti accompagno’. Io ero timido e impaurito, e guardai Massimo Carrera con il quale avevo un po’ di confidenza. Gli dissi: ‘Cosa devo rispondere?’. Conte allora pronunciò queste parole: ‘Dalla testa in giù tu puoi stare con noi, puoi fare quello che vuoi, ma dobbiamo capire che cos’hai sopra’, riferendosi ai miei comportamenti. Tutto finì con una risata, e penso che ora la testa l’ho messa a posto (ride ndr)».

Le tue doti, poi, non passarono inosservate neanche a Pavel Nedved, no?

«Mi hanno raccontato di un episodio con lui anche. Fin da piccolo ho sempre avuto un tiro importante e, durante un’esercitazione di conclusioni in porta, segnavo anche più di loro… Mi raccontarono che Nedved, a bordo campo, si girò verso il direttore e disse: ‘Ma sapete chi c’è in campo? Quello con le scarpe gialle…’. E il direttore rispose: ‘Sì lo sappiamo, Lanini. Lascia stare che è il problema non è in campo, ma fuori’, riferendosi sempre alla mia stravaganza extra-calcistica».

Si ringraziano Eric Lanini e l’ufficio stampa del Como, Alessandro Camagni, per la gentile concessione dell’intervista

Condividi