Connettiti con noi

Lavagna Tattica

LAVAGNA TATTICA – Allegri cambia la Juve dopo brutti 45′, ma non basta

Pubblicato

su

La Juve di Allegri crolla in casa contro il Sassuolo. Dopo un pessimo primo tempo, non sono bastate le modifiche tattiche dell’allenatore

Le difficoltà del primo tempo

I primissimi minuti di pressing alto, in cui oltretutto erano stati recuperati diversi palloni in zone molto avanzate del campo, avevano illuso sulla prestazione della Juve. I bianconeri hanno abbassato abbastanza presto il baricentro, contro un Sassuolo a tratti padroni del campo, il cui 4-3-3 riempiva bene la zona di rifinitura alle spalle dei mediani bianconeri. Maxime Lopez, il vertice basso, era sempre libero di ricevere, mentre il centrocampo dei padroni di casa concedeva diverse imbucate. Alla fine la linea difensiva ha impedito che queste si tramutassero in occasioni pericolose ma la Juve dava costante sensazione di fragilità.

Ancora una volta la Juve ha avuto grossi problemi in tutta la fase di possesso. A tratti faceva proprio fatica a guadagnare metri, con tanti errori in uscita. La scelta di rinunciare sia ad Arthur che a Bentancur ha privato Locatelli di un aiuto in cabina di regia. C’era anzi una distanza troppo ampia tra l’italiano e le altre mezzali. Come al solito, la Juve era era troppo ferma, c’era la cronica incapacità di trovare l’uomo libero. I bianconeri hanno faticato molto a servire i propri centrocampisti, sempre schermati.

Due situazioni simili in cui i bianconeri allargano il gioco per un Alex Sandro che però è costretto a tornare indietro. Il Sassuolo scivola bene in fascia, con i bianconeri troppo lontani dal compagno. Mancano soluzioni di passaggio, il brasiliano effettua quindi un retropassaggio.

Poco dopo la mezzora, una ripartenza del Sassuolo sulla quale Danilo si immola su Raspadori esprime bene le difficoltà dei padroni di casa nella costruzione da dietro.

In avvio di azione, sembra che la Juve finalmente si muova bene: Locatelli e Bonucci ruotano, con il primo che serve il viterbese abbastanza libero. Il Sassuolo, sorpreso dallo smarcamento del 19, concede la verticalizzazione. I bianconeri potrebbero quindi, per una volta, risalire palla a terra.

Invece, successivamente Bonucci sbaglia il passaggio. Ma non è solo colpa sua: basti guardare la distanza tra i giocatori. Tutti scappano dal portatore, nessuno si smarca bene per dare una soluzione di passaggio. Per Bonucci è complicatissimo fare la giocata, ci sono spazi enormi tra i reparti. E infatti perde palla, con il Sassuolo che avvia una ripartenza pericolosa e continua a stanziarsi nella metà campo juventina.

Come al solito, la Juventus faticava a risalire in modo pulito e a innescare i propri calciatori di estro.  Le giocate più interessanti arrivavano da McKennie. L’americano attaccava meno l’area di rigore rispetto ai suoi standard ma si apriva molto a destra, combinando bene con Chiesa. Il Sassuolo faticava a leggere i suoi smarcamenti, con la Juve che spesso lo ha trovato libero. L’ex Schalke ha però abbinato questa bravura nei movimenti a tanta imprecisione tecnica: di conseguenza, ha vanificato diverse situazioni interessanti. I bianconeri creavano meno di quello che potevano.

Cambio modulo

Anche a causa del gol di Frattesi, Allegri ha fatto cambi molto offensivi nella ripresa, passando a un 3-2-5  molto spregiudicato con McKennie mediano vicino a Locatelli. Seppur i bianconeri abbiano attaccato forse più di inerzia che non di qualità, va detto che nella ripresa il forcing è stato incessante e intenso. Il Sassuolo faticava molto a superare la propria trequarti, con la Juve che finalmente ha iniziato ad occupare meglio l’ampiezza. I neroverdi soffrivano nei cambi di gioco, sia Alex Sandro che Cuadrado avevano spesso campo (il primo era anche supportato da un Chiesa che largo a sinistra è cresciuto). Da loro sono arrivati diversi pericoli, come il tiro del colombiano salvato sulla linea o il cross del brasiliano per Dybala a rimorchio che ha sfiorato il gol. I bianconeri, più che sfondare centralmente, hanno allargato il gioco su di loro nella speranza che creassero pericoli. Si sono visti soprattutto lanci lunghi di Bonucci per Alex Sandro sulla sinistra.

Due esempi qui.

A dirla tutta, i bianconeri hanno sfruttato anche meno di quanto potevano queste situazioni. Con il Sassuolo spesso stretto e fragile sulle fasce, la Juve poteva innescare ancora meglio i propri esterni. Con un giro palla più rapido e fluido, c’era la possibilità di sfruttare ancora meglio l’ampiezza. La Juve è stata invece poco armonica, faticando ad occupare razionalmente il campo. A volte il portatore era troppo isolato senza alcun supporto dei compagni, mentre in altre circostanze ci si imbottigliava al centro senza allargare efficacemente le linee rivali.

Un esempio qui, dove la Juve sbatte centralmente. Eppure ci sarebbe la possibilità di sfruttare l’ampiezza, con Sandro che ha tanto campo.

Ad ogni modo, le occasioni arrivavano e dopo il pareggio di McKennie sembrava che l’inerzia del match fosse totalmente bianconera. Un’idea che nelle partite di inizio stagione non c’era. Proprio per questo, sono stati preoccupanti gli ultimi 20′, con la Juventus che ha quasi staccato la spina ed è poi calata molto, sbagliando tanto dal punto di vista tecnico e mostrando basso livello agonistico. Non sono più arrivate occasioni pulite, con anzi la squadra che si è allungata sempre di più (soprattutto dopo l’ingresso di Kulusevski).

Seppur in mezzo a una prova negativa, c’era la sensazione che la Juve, con il cuore, potesse rimontare questo match, ottenendo un successo importantissimo. Il crollo finale è invece un brusco risveglio e dimostra come questa squadra continui a essere fragile anche a livello mentale prima che tattico. La prestazione non è stata troppo diversa da altre in cui i bianconeri erano però stati più cinici nella finalizzazione e maggiormente fortunati nelle occasioni concesse.