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Lavagna Tattica

LAVAGNA TATTICA – Bernardeschi soffre da terzino: la Juve di Pirlo non ha idee

Jacopo Azzolini

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juve bernardeschi

La Juve sconfitta a Benevento ha palesato i soliti limiti tattici e tecnici che la affliggono. Tante difficoltà quando bisogna attaccare una difesa schierata

Il possesso è sterile

Il crollo della Juventus (che vuole dire rinuncia definitiva allo scudetto) non è stata certo un caso isolato, bensì un compendio di tutte le difficoltà che abbiamo visto nelle scorse settimane. Ancora una volta, i bianconeri hanno faticato tantissimo nell’attaccare una difesa schierata, palesando un’evidente mancanza sia di idee che di brillantezza. Contro il 5-3-2 del Benevento, la Juventus è stata troppo prevedibile, soprattutto nel primo tempo. Dei 0.97 Expected Goals della prima frazione, quasi metà sono arrivati dal tiro mancino di Morata dentro l’area (ossia, su calcio piazzato). Su azione, i bianconeri hanno faticato maggiormente a creare occasioni pulite.

Gli affanni sono praticamente gli stessi già spiegati più e più volte nelle partite contro Porto e Napoli, sembra quasi di commentare la stessa gara. Quando si affronta una difesa chiusa e attendista, bisogna cercare di muovere rapidamente il pallone da un lato all’altro del campo, per isolare gli esterni sul lato debole. Contro il Benevento, la Juve è invece stata lenta e prevedibile come nelle ultime settimane.  Il possesso era orizzontale e perimetrale, andava lentamente da una fascia all’altra: di conseguenza, il Benevento non aveva problemi a compattarsi e chiudersi in fascia. Gli esterni della Juve ricevevano da fermi, era difficile per loro generare situazioni pericolose.

Ci si aspettava il solito ibrido con Bernardeschi largo a dare ampiezza con Kulusevski dentro il campo. Invece, Chiesa ha agito largo a sinistra con lo svedese a destra. Bernardeschi sembrava spesso un terzino bloccato: ricopriva una posizione di campo spesso stretta e interna, da terzino guardiolista.

 

Un esempio qui. Chiesa dà ampiezza, Bernardeschi gioca più dentro al campo.

In ogni caso, questa soluzione non ha portato vantaggi offensivi, con anzi Bernardeschi che è parso spaesato così dentro al campo, con compiti tattici importanti  nelle transizioni difensive che non sono parsi nelle sue corde. Spesso doveva occuparsi di bloccare le ripartenze campane, qualcosa che non lo ha messo certo a proprio agio.

La squadra è ferma

Ancora una volta, ha colpito l’elevata staticità da parte di tutta la squadra. Come detto, con il centro bloccato, la Juve allargava il gioco in fascia nella speranza che gli esterni combinassero qualcosa. Tuttavia, il resto della squadra era fermo. I compagni erano spesso lontani, nessuno dava una soluzione di passaggio al portatore.

Vediamo due diversi esempi nelle slide sopra. In entrambi i casi, la Juve fa girare lentamente il pallone in fascia, con il Benevento che si compatta e chiude bene gli spazi. La manovra è troppo prevedibile e si blocca, di conseguenza i bianconeri sono costretti a tornare indietro. La circolazione è poco intensa e il movimento senza palla è quasi assente. Ciò si nota soprattutto nella prima slide: Danilo non ha soluzioni di passaggio, il resto della squadra è lontanissimo (male le punte, troppo ferme). Situazioni che esprimono bene la rigidità tattica dei bianconeri e la poca fluidità nei movimenti. Inoltre, c’è stata veramente poca precisione tecnica, con tanti passaggi sbagliati che hanno vanificato situazioni interessanti.

Non a caso, la Juve ha attaccato più di inerzia che non di qualità. Altro non ha fatto che buttare palloni in mezzo. Nella prima frazione, allargava il gioco su un Kulusevski molto aperto e isolato.  he tentava di forzare la giocata e creare superiorità numerica. Il problema è che erano dribbling dall’elevato coefficiente di difficoltà, con l’ex Parma che ha spesso perso palla.

Kulusevski riceveva spesso largo a destra, era tra i pochi che cercava di creare qualcosa.

Nel secondo tempo, con Danilo e Bernardeschi più aperti in fascia, la Juve ha cercato il cross con più insistenza: dei 33 cross totali, ben 25 sono arrivati nei secondi 45′.  Di questi, 12 sono provenut proprio da Bernardeschi, che nella ripresa ha buttato tantissimi palloni in mezzo.

 

Uno dei molti cross nella ripresa. Anche qui, notare la posizione interna di Bernardeschi.

Insomma, passano gli anni, ma non cambia lo spartito: nei momenti clou della stagione, la Juve vanifica i progressi fatti vedere nei mesi prima, palesando una inquietante mancanza di idee nella trequarti avversaria. Di sicuro, la disfatta contro il Benevento ha manifestato problemi tattici ben precisi, che vediamo da diverso tempo.  La Juve fa una fatica enorme nell’attaccare una difesa schierata, la circolazione di palla palesa limiti enormi. I problemi di intensità e concentrazione si uniscono a poche certezze tattiche.

 

 

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