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LAVAGNA TATTICA – Chiesa vitale in Spezia Juve: come ha cambiato la partita

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Chiesa ha trascinato una Juve pieni di problemi a Spezia. L’intensità dell’ex Fiorentina ha fatto la differenza in entrambe le fasi

Per larghi tratti del match, abbiamo visto una Juventus sull’orlo del baratro, ancora più in involuzione rispetto alle ultime uscite. Il palleggio era lento e prevedibile, con tante difficoltà nel trovare l’uomo libero e innescare i propri giocatori offensivi.  Inoltre, la squadra soffriva tanto in transizione difensiva e a tratti si faceva addirittura schiacciare da una squadra tecnicamente di livello basso come lo Spezia: lo stesso gol del pari era arrivato dopo  un’ampia fase in cui erano solo i liguri a tenere palla.

Per fortuna di Allegri, la straordinaria caparbietà di Chiesa ha cambiato il match di una Juve che ha rischiato di affondare. E pensare che anche l’ex Fiorentina, in una squadra con molti problemi, faticava a incidere nella prima frazione. Come al solito, la Juventus in fase di possesso si disegnava con il 3-5-2, dove il numero 22 dava ampiezza a destra. Il problema è che era troppo isolato da una squadra che non riusciva a innescarlo, toccava così il pallone troppo lontano dall’area di rigore. Pestava la linea di fondo in zone piuttosto basse del campo: gli si chiedevano giocate dall’elevato coefficiente di difficoltà.

Un esempio qui, in cui ha i compagni lontanissimi e altro non può fare che puntare l’uomo con in più un altro avversario a supporto.

Alla fine, più di inerzia che non di qualità, la Juventus ha rimontato il 2-1 di inizio ripresa in un secondo tempo dove i bianconeri hanno comunque tirato molto. Ancora una volta, come già avvenuto una miriade di volte l’anno scorso, l’elettricità di Federico Chiesa ha letteralmente svoltato una Juve a tratti apatica e povera di idee. In una squadra che ha schiacciato gli avversari, l’ex Fiorentina ha dato incisività in entrambe le fasi, svariando molto (aspetto da non sottovalutare in una Juve che è spesso statica).

Tra le due azioni sopra passano circa 8 secondi. Nella prima, la manovra bianconera si imbottiglia in fascia con Chiesa che – largo a destra – va al cross da una posizione poco pericolosa, con la palla che però finisce sull’altro lato. L’italiano però non sta mai fermo: appena la palla parte dai suoi stessi piedi, corre in orizzontale verso l’altra fascia e poco dopo si fa trovare tra le linee, con lo Spezia che fatica a leggere il suo smarcamento. Tira da una posizione pericolosa e va abbastanza vicino al gol.

Dopo l’ingresso di Bernardeschi, il quale ha agito largo a destra, Chiesa è passato stabilmente alla posizione di ala sinistra. Capitava spesso che il numero 22 agisse più largo, con Alex Sandro che invece entrava dentro al campo.

Oltre alle sue giocate e ai suoi tiri (il modo in cui dal nulla si crea il 2-2 la dice lunga sulla sua abnegazione), è stata determinante la sua intensità nel pressing. Andava con cattiveria ad aggredire l’avversario, esortando i compagni a seguirlo. In questo modo la Juventus ha recuperato tanti palloni in avanti, come anche nella stessa azione del 2-2. Dopo aver perso palla tra le linee, Chiesa va ad inseguire Verde nei pressi della bandierina: l’ex Fiorentina recupera il possesso e avvia la transizione corta che lui stesso poi finalizzerà. Il numero 22 ha vinto ben 4 tackle, un dato che la dice lunga sulla sua generosità senza palla.

Lo stesso corner da cui nasce il terzo gol è soprattutto merito di Chiesa. Come si vede nella slide sopra, va ad aggredire il terzino avversario, chiudendogli le soluzioni di passaggio e recuperando poi il possesso. Insomma, ancora una volta Chiesa generava situazioni pericolose dal nulla. Dei 20 passaggi chiave effettuati dalla Juventus, ben 8 sono arrivati da lui (che si è reso protagonista anche di ben 4 dribbling riusciti).

C’è voluta forse qualche partita di troppo per uno con le sue qualità, ma finalmente abbiamo rivisto che il Chiesa che avevamo lasciato. Un calciatore con un’intensità fuori dal comune, che ancora una volta ha trascinato una Juventus colma di problemi tattici.