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LAVAGNA TATTICA – Non è più il 2014: ora la grande difesa di Allegri va creata

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Queste prime partite della Juve di Allegri hanno mostrato grande fragilità difensiva. L’allenatore deve risolvere questo problema

Oltre che ai titoli vinti, Allegri è sempre stato associato a una grande solidità difensiva. Le sue Juventus hanno sempre avuto la miglior difesa, e – soprattutto negli anni della BBC – segnare alla porta di Buffon era un’impresa quasi impossibile, con record su record di imbattibilità e una marea di partite a porta inviolata. Anche in Champions League abbiamo visto prestazioni super per quanto riguarda la difesa della propria trequarti, come per esempio quando il Barcellona di Messi, Suarez e Neymar non riuscì a segnare neanche un gol in 180′. D’altronde, lo ha sempre detto lo stesso tecnico livornese che “l’importante è allenare la fase difensiva e poi i grandi campioni la devono risolvere”.

Ebbene, in  queste prime due partite abbiamo invece visto una fragilità senza palla che sembra la totale antitesi della squadra tipo di Allegri. Nonostante il ridotto tasso tecnico, sia Empoli che Udinese hanno più voltemesso in crisi una Juve fragile, lunga e poco reattiva. L’azione del rigore della Dacia Arena ne è un esempio, con gli ospiti che si fanno perforare facilmente per vie centrali. L’Empoli, invece, per tutta la partita ha messo in imbarazzo la struttura difensiva rivale, in un po’ tutte le situazioni: ripartenza, costruzione dal basso (così è arrivato il gol) e attacco nella trequarti avversaria. La Juve era costantemente fragile e lunga: quando aggrediva in avanti gli avversari, lo faceva con tempi sbagliatissimi. Quando invece aspettava più in basso, concedeva comunque spazi letali sia in fascia che per vie interne. In tal modo, l’Empoli ha costantemente messo in crisi i padroni di casa, creando varchi.

Due delle molte situazioni in cui la Juve si fabucare centralmente.

Anche analizzando queste difficoltà, si può capire come mai il compito di Allegri sia diametralmente opposto rispetto a quello del 2014. Ai tempi, l’allenatore livornese aveva ereditato una squadra fatta e finita, soprattutto nel reparto arretrato. Una formazione in cuui erano presenti 3 tra i più forti difensori al mondo che già si esaltavano nella difesa posizionale. Oltre che certezza, la BBC era anche una coperta di linus nei momenti di difficoltà, come per esempio nel difficilissimo avvio dell’annata 2015-2016, dove Allegri tornò poi al 3-5-2.

Oggi, invece, l’allenatore livornese deve costruire quasi da zero più o meno tutto. Deve dare identità a una squadra diversissima, in cui sembra molto difficile ricreare quella super difesa posizionale che aveva trascinato la Juve nei suoi primi 5 anni. Un po’ perché il calcio è molto cambiato (oggi le squadre hanno più soluzioni in fase di possesso, è molto più complicato barricarsi dietro e difendere il gol di vantaggio), un po’ perché i calciatori sono diamteralmente opposti. Cuadrado e De Ligt, giusto per fare due esempi, soffrono le partite in cui si sta bassi per tanto tempo, preferiscono gare in cui la Juve gioca con un baricentro più alto. Tuttavia, Allegri non ha mai plasmato squadre che cercassero di difendere in avanti, di conseguenza bisogna trovare il compromesso giusto.

Insomma, se persino la fase difensiva la nuova Juve di Allegri mostra problemi evidenti, si capisce come mai l’ex Milan avrà un ruolo determinante. Deve creare lui la Juve del futuro, trovando un senso ai giocatori (molti in un periodo difficile) e dando una forte identià tattica. Anche in fase difensiva. Non è più il 2014, si riparte quasi da zero e l’allenatore deve dare certezze.