L’insostenibile leggerezza di Carlo Ancelotti

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La Juve è storia di grandi amori e successi. Quelli mai nati con l’ex allenatore bianconero. Questione di feeling e non di carattere e bravura

Forse, da qui in avanti, in Juve-Napoli non si parlerà più di Maurizio Sarri. Con il passaggio al Chelsea, l’ex allenatore toscano si è portato con sé quasi tutte le polemiche che puntualmente tirava fuori pur di spostare il baricentro dei problemi da casa Napoli. Ora su quella panchina siede Carlo Ancelotti. Oltre che un vincente possiamo anche annotarlo tra i grandi gentlemen del calcio. Al di là di quello che ha vinto, grazie alle rose che gli sono anche state messe a disposizione, non ha mai espresso un concetto fuori luogo. Sempre rispettoso di chi aveva al fianco e rispettoso di coloro che facevano parte della scuderia.

Anche quando le cose non sono andate per il verso giusto, vedasi i due anni in bianconero, o in situazioni critiche in cui sarebbe stato più semplice sbattere la porta in faccia a qualche suo giocatore. E di casi da sbrogliare, al Psg come al Bayern Monaco, non ne sono mancati.

Col pubblico bianconero non è sbocciato l’amore. Fin dal suo arrivo a Torino a cavallo del cambio di millennio. I più non gli hanno mai perdonato i suoi trascorsi giallorosso-milanisti. E poi non c’è stato tempo di far loro cambiare idea. I due anni senza successi hanno costretto l’allora dirigenza a rimettere l’elmetto a Marcello Lippi. Come sarebbe proseguita quell’avventura?

Io penso positivo. Così come sta proseguendo quella di Massimiliano Allegri. Stesso inizio, poi tanti scudetti e la “quasi” giusta maturazione per alzare un trofeo internazionale. Altro non voglio dire. Se non che nel primo tempo col Napoli, così come in superiorità numerica, abbiamo rivisto qualche “fantasmino”. Ma abbiamo immediatamente richiuso la porta. Anche in faccia a Carlo Ancelotti: mani in tasca al vantaggio del suo Napoli, altrettanto al momento del nostro pareggio. E quindi, stop ai ricordi. Senza nessun coro rancoroso. Guardiamo avanti (Max). Anche perché nella ripresa ce lo siamo mangiato in uno, due, tre bocconi! Oi vita, oi vita mia… rigorosamente nella doppia versione: emiliana e napoletana!

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