Martina Angelini: «Che emozione la Juventus Women allo Stadium. Guarino mi disse…» – ESCLUSIVA

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Martina Angelini, giornalista di Sky Sport, racconta le emozioni di Juventus Women Fiorentina allo Stadium e non solo: le sue parole in esclusiva

24 marzo. Un anno fa, la Juventus Women, giocava una sfida storica all’Allianz Stadium contro la Fiorentina. 366 giorni dopo, Martina Angelini, giornalista di Sky Sport, racconta le emozioni vissute in quella giornata, ma non solo. Le sue parole in esclusiva a Juventusnews24.com.

Martina, un anno fa eri all’Allianz Stadium per la sfida tra Juventus Women e Fiorentina. Ad un anno da quella gara, quali emozioni ti restano?

«Ho riletto quello che ho scritto un anno fa e mi è sembrato di rivivere tutto. È stata un’emozione grande. Si parla delle calciatrici, di cosa vuol dire entrare nel tunnel dello Stadium, però anche noi l’emozione è la stessa. Sai che devi raccontare un evento e farlo nel migliore dei modi. C’era tanta gente lì ma chi è a casa si aspetta che tu faccia vivere le stesse emozioni. Noi siamo una squadra, siamo io e Gaia Brunelli ma c’è la regista, la coordinatrice, i cameramen. Ti guardi negli occhi come fossi una squadra perché poi quando si parte ognuno deve fare il suo. È stato veramente molto emozionante. Ho la fortuna che mi piace talmente tanto il mio lavoro che commento la partita dell’Allianz con 40 mila con lo stesso entusiasmo di quando commento una partita in un campetto con 150 persone. Questo è importante. Ma è chiaro che i primi 5 minuti ci tremavano le gambe, ci siamo prese per mano e abbiamo detto “Dai, facciamo questa cosa”».

È stata un po’ una responsabilità raccontare un evento storico per il calcio femminile?

«Assolutamente sì. Mi sono immaginata che a casa ci potesse essere gente che la guardava per la prima volta. Magari giri canale, vedi uno stadio pieno e dici: “Fammi vedere all’Allianz perché ci sono 40 mila persone”. L’obiettivo è sempre quello di far emozionare la gente e farla restare. Tante persone mi hanno detto che si sono avvicinate per curiosità e che poi è piaciuto sentir raccontare la partita, quello che vedevano e poi sono rimaste. Quindi c’è anche un po’ questa responsabilità. Ho cominciato a fare questo lavoro nel ’98 seguendo il calcio femminile, e sono stata in campi con 25 persone. Quando sono entrata in campo si è avvicinata Rita Guarino, che conosco da 20 anni, è mi ha detto: “Ce l’abbiamo  fatta tutti, ognuno col proprio ruolo”».

E tu 20 anni fa l’avresti immaginata una giornata così?

«L’avrei sperato molto ma immaginata era difficile. Quello che io ho sempre detto perché secondo me era la cosa più logica è che secondo me la svolta nel calcio femminile ci sarebbe stata quando le società maschili avrebbero investito nel femminile, perché aumenta l’interesse».

Proprio Agnelli, infatti, ha voluto aprire tutti i settori dello Stadium quel 24 marzo, convinto di riempirli.

«È vero che la Juventus non è stata la prima ma è stata quella in cui la dirigenza è più dentro, più interessata al calcio femminile. La Juve tratta nello stesso modo da Cristiano Ronaldo all’ultimo bambino della scuola calcio. L’attenzione è la stessa e quindi le ragazze sono trattate così. Non so quante altre volte giocheranno all’Allianz, spero tante. Magari basta fare lo stadio per la Primavera e per il femminile, va bene così, tanto lo Stadium non si riempirebbe tutte le volte. L’organizzazione della società è eccezionale e proprio per questo spero venga fatto lo stadio: Vinovo inizia ad essere un po’ strettino».

Quella gara ha cambiato il calcio femminile italiano?

«Le bambine se giocano a calcio devono avere dei modelli. Devono avere degli obiettivi. È vero che si può anche giocare per divertirsi, ma una bambina che vede una partita del genere in quello stadio dice: “Se mi alleno, se sudo, se mi comporto bene un giorno posso arrivare lì”. Quindi magari tante bambine hanno detto: “Voglio cominciare a giocare a calcio”. La qualità si fa con i numeri, più aumentano i numeri più aumenta anche il livello».

Qualche mese dopo c’è stato un altro punto di svolta: il Mondiale. Quali sono stati i segreti della squadra di Bertolini nell’impresa fatta?

«Secondo me ci abbiamo messo un po’ tutto. Una partita come quella dell’Allianz, un campionato seguito da Sky… Al di là delle telecronache, c’era una figura importante come Sky che mandava in onda il calcio femminile. Le ragazze non sono arrivate al Mondiale sentendosi sfigate. Poi leggevi “Juventus, Milan, Fiorentina”: arrivavamo da società importanti. Prima non era così, partivamo un po’ indietro, anche se le società erano comunque organizzate come a livello professionistico, perché ad esempio il Brescia era una società pazzesca pur senza averne i mezzi. Al Mondiale le ragazze sono arrivate già da big, avendo imparato a gestire la pressione delle partite durante la stagione, giocando davanti a tanto pubblico. L’aspetto psicologico è stato fondamentale. Poi siamo arrivati al Mondiale con ragazze che si sono allenate da professioniste. Fino a qualche anno fa andavamo all’Europeo con giocatrici che si allenavano quattro volte a settimana. Adesso le professioniste, anche se non lo siamo per legge, siamo anche noi. C’è stato un po’ di tutto, è stata una bellissima esperienza».

Qual è stato il gol del Mondiale che più ti ha lasciato senza voce?

«Ho visto l’Italia da tifosa. Ho commentato la finale con Gaia, i primi cinque minuti ci davamo le gomitate dicendo: “Parla te”. I gol della finale sono stati pazzeschi. Noi le partite dell’Italia le vedevamo da tifose “ignoranti”, eravamo truccate da studio, vestite bene ma sembravamo capi ultras a saltare come pazze. È un po’ scontato ma devo dire il gol di Bonansea con l’Australia. Da lì è cominciato tutto. Avevo Alessia Tarquinio che piangeva. Dovevamo entrare in studio dopo un minuto ma eravamo ancora in sala tutti insieme. Segna Barbara: Alessia piangeva, noi saltavamo. I truccatori ci guardavano come se fossimo delle matte. A turno ci commuovevamo un po’ per ciascuno. Se non ci riuscissimo ad emozionare non lo faremmo neanche sentire agli altri. Nel calcio femminile penso che ci siano meno interessi, si fa tutto ancora un po’ per la gloria e la passione. C’è ancora quell’aspetto un po’ dilettantistico che da un lato vogliamo perdere, ma dall’altro no».

La Juventus Women sta dominando, ma il livello si è alzato. Credi che abbia ancora qualcosa in più rispetto alle altre squadre? Se sì, cosa?

«Sicuramente ha una rosa più ampia, una panchina più lunga. Rita riesce a cambiare giocatrici senza scendere di livello. Le altre squadre lo fanno con più difficoltà. La Guarino ha 15/16 titolari, le altre squadre no. Ci sono sempre delle giocatrici un po’ in calo e lei può sostituirle senza perdere di qualità. Poi c’è la mentalità della Juve che è quella per cui devi vincere. Infine hanno una squadra con tante leader e giocatrici di carattere, cosa che non vedo nelle altre squadre. Le altre squadre hanno giocatrici forti ma la Juventus ha in campo 5-6-7-8 leader con un carattere grandissimo che riescono a trascinare. La mentalità è quella, è chiaro che anche nel Milan ci sono giocatrici milaniste o nella Roma romaniste, ma la Juve è partita prima di tante altre e riesce poi a trasmettere alle ragazze anche l’appartenenza».

Non pensi che questo stop del campionato possa cambiare gli equilibri?

«Non mancano tante giornate, la classifica è quella che è, è veramente difficile che la Juventus perda il campionato. Credo che per quest’anno sarà difficile. Chiaro che bisognerà vedere le ragazze come si stanno comportando: per ora mangiano e cantano (ride, ndr). In realtà si allenano anche, sono delle professioniste e hanno mentalità professionistica. Lo stanno facendo tutti, come la Fiorentina che si allena in conference call. Cambierà poco. Forse ci sarà un calo del livello atletico ma non diranno “Da domani ricomincia il campionato”. Le ragazze dovranno rifare una sorta di preparazione ma dovranno farlo tutti».

Per il secondo posto vedi meglio la Fiorentina o il Milan? Credi che la Roma possa rientrare in corsa?

«La Roma può sfruttare lo scontro diretto tra Milan e Fiorentina che ancora non si è giocato. Mi aspettavo qualcosa di più ma ha cambiato talmente tanto che ci poteva stare. È una società che vuole investire, nei prossimi anni potrà fare tanto. Per la Champions dico Fiorentina o Milan. La Fiorentina ha più esperienza, potrà sfruttare i rientri di Clelland, Ilaria Mauro e tutte le infortunate… La rosa viola è un po’ più ampia. Il Milan ha tanta qualità, ha un allenatore che è entrato nel calcio femminile con tanta grinta ed entusiasmo. È arrivato con grandissima professionalità. Andrà in Champions una squadra importante che ci rappresenterà bene».

Qual è la giocatrice che ti ha sorpreso maggiormente in questa stagione e quale, invece, quella che pensi possa dare di più?

«Conosco Cristiana Girelli da quando era piccola, da quando si diceva “C’è una ragazzina forte che gioca a Verona”. Quest’anno sta facendo la migliore stagione della sua carriera, si è portata via dal Mondiale l’esperienza e forse la delusione dell’ultima partita. È diventata grande, perché è diventata calcisticamente matura. Ha trovato una continuità incredibile, è forte e continua e costante dall’inizio alla fine. Mi ha stupito, non perché non la stimassi, ma perché ha fatto un altro salto di qualità. Un altro nome in positivo è quello di Linda Sembrant, che conoscevo già bene. Ogni tanto qualche errore lo fa, è umano, ma è stato un grandissimo acquisto e faccio i complimenti alla Juve. Bonansea ha pagato molto l’infortunio che le ha spezzato il ritmo quindi mi aspetto che dopo la sosta ritrovi la continuità. Io la paragono a Louisa Necib, una grandissima giocatrice del Lione, una delle più forti tecnicamente. Lei aveva un difetto, come Barbara: o era la migliore in campo o un po’ la perdevi. Barbara non ha vie di mezzo, o prende 9 o prende 5. Deve imparare a fare le partita da 6, sono utili alla squadra. Secondo me è un complimento».