
Morto Sandro Mazzola: ci ha lasciato a 83 anni la bandiera dell’Inter
Il calcio italiano piange la scomparsa di Sandro Mazzola, venuto a mancare all’età di 83 anni. Figlio d’arte dell’indimenticato Valentino — il leggendario capitano del Grande Torino tragicamente scomparso a Superga nel 1949 —, Sandro è riuscito nella titanica impresa di affrancarsi dall’ombra di una figura mitica, costruendo una carriera straordinaria che lo ha iscritto di diritto tra i più grandi interpreti della storia del pallone.
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La Grande Inter e i trionfi internazionali
La parabola agonistica di Mazzola resta indissolubilmente legata ai colori dell’Inter, club con cui ha disputato l’intera carriera professionistica dal 1960 al 1977. Lanciato dal tecnico Helenio Herrera, il trequartista ed esterno offensivo è diventato il punto di riferimento tecnico e spirituale della celebre “Grande Inter”. In quattordici stagioni da protagonista in nerazzurro, ha collezionato 565 presenze ufficiali impreziosite da 160 reti. Il suo palmarès con la società milanese vanta quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni consecutive (1964 e 1965) e due Coppe Intercontinentali, imponendosi come uno dei calciatori più decisivi del panorama internazionale.
La maglia azzurra e la storica staffetta con Rivera
In Nazionale, Mazzola ha difeso i colori dell’Italia in 70 occasioni siglando 22 gol. Campione d’Europa nel 1968, è stato tra i grandissimi protagonisti del Mondiale di Messico ’70, chiuso con uno storico secondo posto dietro al Brasile di Pelé dopo la leggendaria semifinale contro la Germania Ovest. Proprio in quella rassegna iridata nacque la celebre “staffetta”con Gianni Rivera, un dualismo tra fuoriclasse che ha appassionato ed elettrizzato milioni di tifosi italiani per un intero decennio.
L’eredità di un campione completo
Dopo il ritiro dal rettangolo di gioco, Mazzola ha continuato a servire il calcio in veste di dirigente per la stessa Inter e per il Torino, prima di diventare per anni una presenza familiare come apprezzato opinionista e commentatore televisivo per la RAI. Con la sua scomparsa, il mondo dello sport perde un atleta di rara eleganza, un simbolo di lealtà sportiva e un pezzo indimenticabile del patrimonio culturale e calcistico del nostro Paese.