Mosagna: «La sospensione dei campionati potrà pesare sui giovani» – ESCLUSIVA

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© foto Instagram Claudio Mosagna

Claudio Mosagna, ex difensore della Juve ora al Chieri, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Juventus News 24. Le sue dichiarazioni

Sei stagioni trascorse alla Juve, con una trafila nel settore giovanile che lo ha portato fino all’Under 17. Claudio Mosagna ha assaporato dall’interno il mondo bianconero, apprezzandone giorno dopo giorno ogni sua parte. La cultura del lavoro, la meticolosità nel correggere tutti i più piccoli dettagli, l’organizzazione capillare: ogni dettaglio della Vecchia Signora ha contribuito tanto nel percorso di crescita del difensore classe 2002, maturato calcisticamente e caratterialmente in quel di Vinovo. Quest’estate, Mosagna ha spiegato le ali verso la prima avventura nel calcio dei ‘grandi’, da vivere a pieni polmoni con la maglia del Chieri. Il giovane difensore ha parlato – in esclusiva a Juventus News 24 – dell’attuale situazione nel campionato di Serie D dopo lo stop per l’emergenza Coronavirus, riassaggiando in un secondo momento i suoi ricordi legati alla Juventus.

Claudio, qual è la situazione al momento in Serie D legata all’emergenza Coronavirus? Arrivano segnali incoraggianti dalla LND per la possibile ripresa?

«Ci sono pochissime possibilità, quasi nulle, che la stagione in Serie D possa riprendere. Il nostro capitano è in continuo contatto con la LND per valutare cosa può succedere nel nostro campionato. Le sensazioni che arrivano, però, portano verso la direzione che difficilmente si riprenderà. Mi dispiace molto, perché questa stagione poteva concludersi bene e per me anche con la convocazione alla Viareggio Cup».

La Serie D rappresenta il tuo primo banco di prova tra i ‘grandi’. Che impatto hai avuto al Chieri e quali differenze hai notato rispetto al settore giovanile?

«Questa stagione è stata molto importante per me, strana da molti di punti di vista perché mi sono confrontato con una realtà diversa. Giochi con gente più grande, con una fisicità differente e una mentalità nuova. La palla si muove più velocemente rispetto al settore giovanile, ma ho imparato davvero tanto da tutti. I giocatori con più esperienza mi hanno dato tanti consigli, fermandosi con me a fine allenamento per correggere i vari errori che commettevo».

Quanto è importante il lavoro di mister Morgia per un giovane alla prima esperienza tra i grandi?

«È un allenatore che ha tantissima esperienza, e oltre all’aspetto calcistico mi ha fatto crescere anche sotto quello caratteriale. È una persona che mi ha aiutato molto, contribuendo tanto alla mia maturazione. Si è affacciato per la prima volta ad una squadra così giovane e, con il tempo, è riuscito a mostrare la sua impronta. Oltre a lui, al Chieri, anche Giorgio Conrotto mi ha preso sotto la sua ala protettiva».

A proposito di settore giovanile, la FIGC ha disposto la sospensione definitiva dei campionati, fatta eccezione per la Primavera. Come pensi possa influire questa decisione sulla crescita dei calciatori?

«Sicuramente la sospensione dei campionati pesa molto sui vari giovani, perché già sono fermi da parecchio tempo, in più viene rallentato il loro percorso di crescita. Questo lungo stop andrà a gravare molto anche sulla prossima stagione, dato che sicuramente i calciatori perderanno un po’ di smalto sia dal punto di vista fisico sia da quello calcistico».

Tu il vivaio lo hai salutato la scorsa estate, passando direttamente dall’Under 17 della Juve alla Serie D. Pensi che la tappa intermedia in Primavera avrebbe potuto contribuire maggiormente alla tua maturazione?

«Secondo me, il passaggio dall’Under 17 alla Serie D è stata un’importante opportunità per un giovane come me. Giocare con i grandi ti permette di crescere più in fretta e di farti le ossa, a differenza del campionato Primavera in cui si gioca un calcio diverso. Il fatto di aver intrapreso questo percorso mi ha aiutato molto dal punto di vista dell’esperienza».

Parlando di Primavera, come hai visto i tuoi ex compagni di squadra in questa stagione? Ai tuoi coetanei classe 2002 non sono di certo tremate le gambe…

«Ho visto alcune loro partite quest’anno e sono davvero un’ottima squadra. Stanno facendo bene, con tanti miei ex compagni che stanno giocando titolari anche. Sono dei bravi giocatori che sono migliorati molto in questa stagione. Il fatto di giocare sotto età, con calciatori più grandi ha contribuito sicuramente alla loro crescita».

Quanto è stato importante, invece, mister Francesco Pedone nel tuo percorso nella passata stagione? C’è qualche altro allenatore in bianconero da cui hai imparato tanto?

«Mister Pedone mi ha aiutato ad essere più ‘cattivo’ agonisticamente in campo, lavorando tanto con me. Mi ha sempre insegnato che nessuno ti regala niente, per cui se vuoi conquistarti qualcosa lo devi fare attraverso il lavoro sul campo. Un altro allenatore da cui ho imparato tanto è Simone Barone, in Under 16. Mi ha sempre aiutato, anche nei momenti difficili, e lo ringrazierò per sempre».

C’è qualche giocatore che ti ha particolarmente stupito, invece, nelle categorie più piccole alla Juve, e che consiglieresti di tenere in considerazione in ottica futura?

«Ci sono alcuni classe 2003 davvero interessanti che ho avuto il piacere di vedere da vicino nella mia esperienza alla Juve. Tra coloro che segnalerei da tenere maggiormente in considerazione direi Fabio Miretti, Andrea Bonetti e Ange Josué Chibozo».

Di tutte le tappe vissute nel settore giovanile, quale momento assume un significato speciale nei tuoi ricordi?

«Ho girato il mondo per i vari tornei, dal Canada alla Russia passando per il Portogallo… Ho raggiunto la Nazionale grazie alla Juve, vestendo la casacca azzurra e vivendo un’esperienza fantastica a Coverciano. Un momento indimenticabile è legato anche alla prima squadra, con cui ho avuto la possibilità di allenarmi e vedere da vicino Cristiano Ronaldo. Sono stati degli anni spettacolari».

Consideri conclusa la tua avventura alla Juventus o la tua speranza è quella di tornare in bianconero?

«Sì io penso che la mia parentesi alla Juve sia ormai conclusa. Poi non si sa mai in futuro, bisogna vedere…».

Si ringraziano Claudio Mosagna e l’ufficio stampa del Chieri per la gentile concessione dell’intervista

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