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Pogba (Pogmentary): «Che shock l’addio allo United. Vi svelo i miei sacrifici»

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Pogba (Pogmentary): «Tra decisioni, sacrifici, sogni e obiettivi: racconto tutto». Le prime parole del francese nel suo documentario

Esce oggi su Amazon Prime FranciaPogmentary, il documentario sulla storia di Paul Pogba. Di seguito le parole del francese.

PRESENTAZIONE – «Mi chiamo Paul Pogba, gioco nel Manchester United, uno dei club migliori al mondo. Qualche anno fa ho vinto il Mondiale con la Francia. Voglio essere élite, top class. Sono a un punto di svolta della mia carriera, ho una grande decisione da prendere. E’ una grande decisione da prendere, che determinerà il mio futuro. Non posso fare errori. Sono nato pronto. Pronto a cadere, a tornare, a combattere e a vincere».

CARRIERA – «La carriera prevede molti sacrifici. Ho lasciato casa a 16 anni, famiglia e amici, la Francia, per andare a Manchester. Ero in un nuovo Paese, non conoscevo nulla, non parlavo nemmeno la lingua. Avevo una famiglia affidataria, brave persone mi hanno accolto e fatto sentire benvenuto. Non avevo amici all’inizio, era tutto nuovo. C’era un’altra mentalità. Tutti i giovani volevano giocare nel Manchester United e all’inizio nessuno ti aiutava. Questo mi ha fatto crescere: non avevo mamma e papà, ho fatto tutto da solo. L’unico pensiero era giocare bene e diventare un professionista. Dovevo mettermi alla prova e guadagnarmi il rispetto dello spogliatoio. Anni indimenticabili quelli trascorsi lì».

2021 – «12 anni dopo sono ancora a Manchester, giocando con lo stesso club. In questa città, ho creato una famiglia. La famiglia è vita. Io sono solo un uomo di famiglia, amo spendere il tempo con famiglia e amici. Mia moglie Zulay, mio figlio Labile Shakur e il più piccolo Keyaan Zaahid. Ho scelto la vita, i figli e una famiglia grande. Il calcio è bello, ma un giorno finirà, ma non smetti di essere padre. Non voglio essere perfetto, ma il miglior padre e marito possibile. Ci sono decisioni famigliari da prendere. Ho un anno di contratto, c’è molto da decidere e tutto può accadere».

PIMENTA – «Rafaela è il mio avvocato da 10 anni. E’ parte della famiglia. Mi osserva come se fossi suo figlio, ed è come una seconda mamma per me. La mia mamma del business. Abbiamo una vera relazione personale. Quando parliamo di business, parliamo di business». 

RAIOLA – «Mino è il mio agente. Colpisce sempre al cuore dei club». 

FIDUCIA – «E’ così per tutti i giocatori, devi sentirti importante nel tuo club, nella squadra. Se non lo sei è una sentenza di fine. Cosa mi rende felice? Sono felice se sono coinvolto in un progetto. Ora sono continuamente di ritorno dagli infortuni e non mi sento così, devo tornare in nazionale per riprendere la mia fiducia».

SOGNO – «A questo punto del gioco devi essere tranquillo, io sono tranquillo perché so con chi sto lavorando. Lavoro sul campo e so chi lavora fuori. Il mio tempo a Manchester è stato bellissimo e ora non so davvero cosa accadrà. Per me Manchester è una città davvero speciale. Ho iniziato ad allenarmi a Le Havre e poi a Manchester, non puoi rifiutarlo, è lo United. Non puoi. E’ pazzesco, la gente, le partite. E’ veramente qualcosa di diverso. Il mio obiettivo era giocare con i Pro durante l’era Ferguson, da Giggs a Scholes, una grande generazione. Me la ricordo la prima partita. Ero lì per dimostrare le qualità e la determinazione. I miei genitori mi guardavano alla tv, era il mio sogno».

AMBIENTAMENTO E MANCHESTER – «Januzai mi ha aiutato con l’inglese, mi traduceva le cose. Siamo diventati subito amici, per sempre. Questo club è nel mio cuore, lo sarà per sempre. Soldi, calcio, il futuro, ma bisogna fare attenzione a ciò che è importante: i miei valori e aiutare gli altri. Tornare alla realtà. Per me è importante aiutare le persone (i senzatetto in questo caso, ndr), magari non mangiano da giorni. Non è un gran problema per me, ma magari per loro è fondamentale. Non mi costa nulla». 

NEL 2021, 18 MAGGIO – «Potrebbe essere la mia ultima gara con lo United, dobbiamo finire con una vittoria. Se va male e non vinci, non vince, ma voglio essere me stesso al 100%. Appena inizio ad andare al campo, entro in modalità partita. Non abbiamo vinto, non ho sognato. La mia ultima gara, dovevo segnare, ma niente. Pensi di cambiare club, di lasciare tutto alle spalle. Non lo vedi fisicamente, ma lo pensi. Tutto accelera, vedi la situazione, la decisione che prendi in campo, non è la stessa». 

ADDIO – «Avevo 18 anni. Ero giovane, avevo appena lasciato l’Academy, l’obiettivo era giocare nello United. Tutti possono imparare a giocare a calcio e lavorare duro. Ma è la tua mentalità che fa la differenza. Il talento è il suo angelo, ma la mentalità è la sicurezza. Il talento deve essere gestito, curato. Quando ci siamo incontrati era un giocatore delle giovanili dello United, per il rinnovo. Ero scioccato. Abbiamo detto: “Ok, Paul andiamo allora”. Abbiamo preso le nostre cose e siamo andati via. Non so se fosse mai successo qualcosa di simile a Ferguson. E sono andato alla Juve. Sono partito, ma l’amore ancora c’era». 

MORTE DEL PADRE – «Nella vita ho sempre pensato che le cose potessero andare bene o male, hai dei sogni ma non sempre vanno bene. Ho una visione reale, un po’ diversa. Alla fine, non posso controllare tutto. Voglio che i miei figli siano fieri di me. Credo che se mio pare fosse ancora con noi, sarebbe fiero di suo figlio. Nel 2016 era molto malato. L’ho tirato fuori da un ospedale in Francia così poteva venire a Manchester. Era importante per me vederlo fino alla vera fine. Mio padre mi disse che per me era importante che venissi sempre prima, Pogba prima, sempre. Quando abbiamo vinto la Coppa del Mondo, ho guardato alla sua anima perché non era lì di persona. Quando eravamo piccoli avevamo la cassetta della vittoria del 1998, la guardavamo sempre con papà. Mi ha reso orgoglioso vincerla, pensando a lui gli dissi: ‘Ho raggiunto il mio sogno, non sei qui, ma ci sei, nel cuore’. L’ho fatto per lui. Da quando ero piccolo ho sempre voluto essere il primo, ho sempre amato vincere, non invecchia mai. Lo United per me è il top, ma se puoi andare più in alto, ci vai. E’ quello che voglio. Devi sempre essere ambizioso, altrimenti che vita è?».