PUNTO A CAPO – Juve, quell’assetto variabile che fa la differenza

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La Juve vola in semifinale di Coppa Italia sulle ali del tridente, in questo momento Sarri alterna i due sistemi di gioco con mestiere

A volte meglio non scegliere, poter contare su un paio di soluzioni tattiche ugualmente affidabili è un lusso che in pochi possono permettersi. Sarri ha sperimentato, e ora è il momento di raccogliere i frutti, la sua Juve in questo momento indossa con indifferenza due vestiti: il 4-3-1-2 e il 4-3-3. Sulla seconda ipotesi c’è ancora una distinzione supplementare tra il tridente con Douglas Costa e quello pesante, ma in questo momento la cosa che più conta è che i bianconeri stanno variando da una soluzione all’altra con estrema disinvoltura. In base alle esigenze di Sarri, alle condizioni degli attaccanti e alle caratteristiche degli avversari.

Un modo per tenere tutti sulla corda e dare ancora meno punti di riferimento agli allenatori avversari, visto che tra il rombo con Ramsey e il 4-3-3 con Douglas Costa c’è praticamente un abisso. Le costanti sono la difesa a quattro, Pjanic in regia, l’esplosione di Bentancur, la crescita di Rabiot (12 vittorie su 12 partite con lui titolare) e i gol di Ronaldo, unico punto fermo in attacco. Tutto il resto può cambiare, senza alterare i risultati: ecco la vera forza di una Juve a geometria variabile, in grado di sfruttare tutta la qualità e l’ampiezza della rosa. Compresi Rabiot, Ramsey e Douglas Costa, dispersi a inizio stagione. Sarri ha impiegato quasi metà stagione, ma la Juve sta trovando la quadratura del cerchio, grazie a due soluzioni tattiche molto diverse tra loro, ma fino a questo momento, ugualmente vincenti.