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Stories of Strenght, la Juventus e la salute mentale: all’Allianz Stadium la Première del documentario. Locatelli e Rosucci: «Giocare qui è una responsabilità bella»

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Stories of Strenght, la Juventus ha presentato all’Allianz Stadium la Première del documentario. Locatelli e Rosucci hanno preso la parola

La Juventus scende in campo per farsi portavoce di un messaggio sociale di straordinaria rilevanza. Il club bianconero ha annunciato la Première del documentario “Stories of Strength”, giunto alla sua terza stagione. Questo ambizioso progetto sportivo e umano, nato nel 2023, ha un obiettivo importante: abbattere il muro del pregiudizio e il forte stigma legato alla salute mentale, incoraggiando il dialogo aperto e la condivisione delle fragilità personali.

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Le origini del progetto e la risposta dei tifosi

Il percorso narrativo di quest’anno affonda le proprie radici nelle iniziative promosse durante la passata Giornata Internazionale della Salute Mentale. In quell’occasione, la Juventus ha lanciato una call to action globale che ha generato una risposta mediatica e umana straordinaria. Moltissimi sostenitori hanno deciso di aprirsi, condividendo in modo spontaneo e sincero le proprie storie profonde e personali. I messaggi ricevuti non rappresentavano semplici racconti di difficoltà rimaste a lungo inascoltate, ma si sono rivelati delle vere e proprie richieste di connessione, che il club era pronto ad ascoltare e ad accogliere con profonda empatia.

Tre testimonianze internazionali e la partnership d’eccezione

Da questa enorme mole di racconti toccanti, tre testimonianze prendono forma in un documentario unico nel suo genere. L’opera cinematografica racconta da vicino le complesse esperienze di vita vissute da tifosi provenienti da diversi Paesi del mondo (Hani da Toronto – Canada -, Johan da Cali – Colombia -, Pietro da Cattolica – Italia -), tutti indissolubilmente uniti dalla passione per la Juventus. Il risultato è un racconto intimo, sincero e dal forte impatto emotivo. Per la realizzazione e la cura di questo lavoro, il club si è avvalso della collaborazione con Progetto Happiness, canale editoriale interamente dedicato all’esplorazione delle diverse e molteplici prospettive sul significato della felicità e del benessere psicologico.

Iniziative di questo calibro confermano, ancora una volta, come il mondo del calcio possa trasformarsi in un potentissimo veicolo di sensibilizzazione e inclusione, superando agilmente i confini del rettangolo verde per abbracciare tematiche sociali di vitale importanza per la collettività. E la Juventus, come sempre, è in prima fila.

Le parole di Locatelli e Rosucci

All’evento han preso parte anche i due capitani, della Juventus e della Juventus Women, Manuel Locatelli e Martina Rosucci.

Manuel Locatelli: «So la responsabilità che abbiamo quando giochiamo, tutto il mondo ci guarda quando entriamo qui allo stadio. Ma non deve essere una pressione bensì una responsabilità bella. La prendiamo. Io ero come loro, la mia famiglia anche, so cosa significa essere un tifoso della Juve, aspettavo tutta la settimana quei 90′. Per me è un onore e un privilegio essere dall’altra parte e ho una responsabilità in più».

Gli uomini fan più fatica a parlare dei loro problemi? È un tema che sta migliorando. Delle volte non dicendo delle cose le senti meno pesanti, ma parlare significa accettare dei problemi. Anche io ho accettato i problemi, se non ne parli non avrai mai gli strumenti per risolverli.

Martina Rosucci: «Giocare alla Juve è qualcosa di grande, lo avverti appena entri negli spogliatoi. Durante gli anni mi sono resa conto che dietro la richiesta di un autografo o di un selfie c’era qualcosa di molto grande. Inizialmente mi sono sempre stranita, non capivo cosa ci fosse dietro questa richiesta di presenza. Poi ho capito che ogni persona vive il suo momento, quindi è giusto essere sempre disponibili e la loro felicità si riflette su di noi».

Il calcio come rifugio? Sì, tutti i giorni. Qualsiasi cosa succederà avrò quell’ora e mezza di felicità quotidiana. Ogni persona dovrebbe averne una. Quando ho avuto due infortuni gravi ho sempre pensato a tornare a raggiungere quella cosa lì e questo mi ha dato forza».

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