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Rugani: «La Juve è un bagaglio tecnico e umano. Qui al Cagliari sto bene»

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Daniele Rugani, attualmente difensore del Cagliari, parla del suo presente in rossoblù e del futuro. E sulla Juve…

Daniele Rugani ha parlato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. Le parole del difensore in prestito dalla Juve.

CAGLIARI – «Ho portato mio figlio Tommaso in un bel posto. Ringrazio il Cagliari e le persone che mi hanno voluto qui. È una città meravigliosa in cui ho trovato un gruppo valido dal punto di vista tecnico e dei ragazzi molto per bene. Vedo tanta umanità e una classifica che non meritiamo. Siamo uniti per cercare di uscire fuori da questa situazione: c’è una regione intera che tifa per il Cagliari».

FUTURO – «Chi pensa che io sia venuto a Cagliari per quattro mesi per poi tornare alla Juve si sbaglia. Avevo bisogno di fiducia e qui l’ho trovata. Volevo sentirmi vivo, vorrei che a giugno qualcuno mi dicesse “Menomale che ti abbiamo preso noi”. Non so sinceramente cosa sarà del mio futuro ma se a Cagliari saranno contenti di quello che ho fatto, di me allora sarò felice di parlare con loro di ciò che verrà».

RENNES – «Cosa è andato male al Rennes? Avevo iniziato a pensare troppo e questo significa che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Ho deciso di venire a Cagliari. Sono andato al Rennes anche per la Champions, svanita ma tra infortunio e ricaduta non sono stato fortunato. Non mi pento della mia scelta perché volevo dimostrare qualcosa a me stesso, avevo bisogno di un cambiamento».

JUVENTUS – «La Juventus, per me, è soprattutto un bagaglio tecnico e umano importante. Con i bianconeri ho condiviso cinque anni di gioie e dolori, vederli uscire così, immeritatamente dalla Champions è un vero peccato».

COVID«Dopo la partita con l’Inter, ho sentito una febbrettina. Ho lasciato Michela e le ho detto “Vado all’hotel della Juve”. La mattina dopo avevo 37,5, sono arrivato massimo a 38. Era ed è sempre stato tutto sotto controllo, ma sono risultato positivo. Non ho mai avuto problemi respiratori. Il problema era un altro, semmai. Lei aspettava Tommaso. Ma proprio lui, il sogno di averlo, l’attesa, è stata la nostra forza. Quella gioia ha preso il sopravvento su tutto e ci ha aiutati a non pensare a tutto».

ALLEGRI – «Lo definirei un maestro. Una persona vera, che sa gestire uomini e gruppo. Non ho giocato tanto, ma ho sentito la sua stima e la sua umanità».

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