Sandro Sabatini: «L’ampiezza della rosa della Juve potrà fare la differenza» – ESCLUSIVA

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Sandro Sabatini, noto giornalista italiano, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le dichiarazioni

Taglio dei nastri di (ri)partenza in Serie A previsto per il 19 giugno. A distanza di oltre tre mesi dall’incubo generato dall’emergenza Coronavirus, il campionato italiano riaprirà i battenti, allietando l’estate di milioni di appassionati. Scudetto, lotta al vertice, retrocessioni: verdetti ancora da definire prima di scrivere la parola fine a questa stagione. In esclusiva a Juventus News 24, il noto giornalista Sandro Sabatini ha fatto il punto di quella che sarà la ripartenza della Serie A, concentrandosi poi sui temi d’attualità in casa Juventus.

Sandro, il 19 giugno è la data scelta per la ripartenza in Serie A. Che campionato dobbiamo aspettarci, secondo lei, da qui alla fine?

«È molto difficile immaginare che campionato sarà. C’è l’esempio della Bundesliga, che ci dà una certa guida ed effettivamente, a parte un paio di squadre tra cui lo Schalke 04, non sono cambiati di molto i valori. Questo non significa che la regola del campionato tedesco valga per tutti gli altri campionati: credo che ci sarà subito da sperimentare, da verificare come avranno lavorato i preparatori atletici. Di fatto, giocatori e staff tecnici hanno sperimentato una cosa mai successa prima, ossia uno stop così lungo per i calciatori e una preparazione volta allo sprint invece che ad una stagione lunga per i preparatori. Ci sono queste incognite che saranno più determinanti delle strategie degli allenatori, almeno nelle prime giornate».

In che modo si farà sentire questo stop di oltre tre mesi per i vari calciatori?

«Arrivare a fine luglio, inizio agosto per le squadre impegnate nelle coppe europee, non sarà un problema. Quello che succederà dopo neanche, perché di fatto ci saranno delle settimane di vacanza prima di riprendere la nuova stagione. Una cosa è fondamentale per sgombrare il campo da qualsiasi polemica: tutte le squadre sono alla pari, nella preparazione, nel calendario, nella ripresa. L’unica differenza sarà l’ampiezza della rosa e la questione relativa ai giocatori in scadenza il 30 giugno».

Cambieranno gli equilibri nella lotta Scudetto tra Juve, Lazio ed Inter? Vede una favorita sulle altre rivali?

«Devo essere sincero: prima che sospendessero il campionato, la squadra che vedevo più impostata, più in forma, più serena e con il calendario migliore privo di impegni europei era la Lazio. Adesso il vantaggio che i biancocelesti avevano del mercoledì libero non c’è più, per cui la rosa di Juventus e Inter è indubbiamente più ampia rispetto a quella della Lazio».

L’ha mai stuzzicata l’ipotesi playoff e playout per portare a termine la stagione?

«A me non dispiacerebbe sperimentare l’ipotesi playoff e playout, ma decidendolo prima dell’inizio del campionato. Questa soluzione, però, in questa precisa situazione, contiene un’elevatissima percentuale di giustizia».

E dell’algoritmo volto a cristallizzare la classifica in caso di mancata conclusione, invece, cosa ne pensa?

«C’è la gente che si innamora e la gente che ha paura, con la stessa reazione che si ha di fronte ad una nuova app. Personalmente sono uno scopritore di nuove cose digitali, ma dico semplicemente che dell’algoritmo non ce n’è bisogno. Se il campionato non verrà portato a termine, senza alcun algoritmo aggiuntivo rispetto alla media punti ponderata e senza il fattore campo, basterà una media che si può fare anche con un foglio a quadretti e una penna».

A proposito di Juve, l’hanno convinta questi mesi della nuova era con Maurizio Sarri alla guida?

«I risultati sono stati buoni, ma dal punto di vista del gioco per me giocava meglio la Juve di Allegri. Faccio un po’ quello autoreferenziale, alla fine contano i risultati e la valorizzazione dei giocatori in rosa, lo dicevo gli anni scorsi non solo per la Juventus e lo dico anche quest’anno. Ma per quanto riguarda il gioco, sono sempre rimasto più laico: ho notato delle guerre di religione per qualcosa che non è mai oggettivo, ma è sempre soggettivo. Faccio un esempio: il gol di Danilo contro il Napoli. In quell’occasione è stato esaltato il gioco di Sarri, ma quello è il calcio e basta. Per caso l’altro giorno ho rivisto il gol di Mandzukic in finale a Cardiff: lì l’allenatore era Allegri, quelle cose le aveva insegnate lui ai calciatori».

Lei ha sempre dichiarato di essere in buoni rapporti con Massimiliano Allegri. C’è un episodio particolare che ricorda con l’ex allenatore bianconero?

«Da parte mia c’è grande stima, e tendo ad averne sempre di più per contrastare chi ingiustamente non l’ha stimato come avrebbe meritato. Allegri influenzava positivamente anche il mercato: l’ho visto di fatto quest’anno, quando lui non era più alla guida della Juventus e Mandzukic ed Emre Can sono partiti a poco prezzo a beneficio non tanto di Higuain ma di Rabiot. Secondo me, con Allegri il francese non sarebbe stato alla Juve mentre Emre Can sarebbe rimasto. Io lo dicevo a novembre già, il rimpianto lo stiamo vedendo a giugno. Il suo futuro? Credo che abbia delle buone offerte dall’estero, che c’erano prima e si rimetteranno in moto appena riprenderà la stagione».

Campionato ma anche Champions League, perché ad agosto dovrebbe riprendere anche la competizione europea. Considera la Juve tra le candidate alla vittoria finale?

«La Juve ha la possibilità di ribaltare la sconfitta con il Lione, ma non voglio fare previsioni perché non ho la minima idea di come le squadre si presenteranno a questo mini-torneo di agosto che verrà chiamato Champions League. Per me il Lione non può rappresentare un ostacolo, considerato anche lo stop del campionato francese, e dopo la Juve potrà giocarsela alla pari con altre due o tre squadre».

In vista della prossima stagione, invece, in quali reparti apporterebbe dei miglioramenti? C’è qualche nome che consiglierebbe alla Juventus?

«La Juve ha bisogno di un numero 9, con le caratteristiche di Benzema o Mandzukic, considerato che Higuain credo tornerà a casa. Sul centrocampo, penso che con Pjanic la Juve manterrebbe la sua qualità e, aggiungendo Pogba, farebbe il definitivo salto. Se invece Pjanic verrà sostituito con altre soluzioni, più di basso profilo, magari la qualità della rosa resterà uguale senza miglioramenti. Per quanto riguarda la difesa, non credo che Romero sia all’altezza di Bonucci e Chiellini. Demiral mi piace, anche se è un po’ troppo ruvido, quindi credo che la storia di Rugani alla Juve sia segnata. Secondo me un difensore servirebbe comunque. Riguardo Kulusevski, penso sia una bella carta da giocare, perché può essere un’alternativa in tanti ruoli».

Pjanic-Arthur e Higuain-Milik: i bianconeri andrebbero a guadagnare o a perdere da questo doppio sliding doors?

«Milik ha la caratteristiche che si sposerebbero bene con la Juventus, per quanto riguarda invece il centrocampo è giusto che un allenatore abbia i suoi ‘pupilli’. Se sento nominare Milik penso a Sarri, se sento nominare Jorginho penso a Sarri. In generale credo che se il Barcellona prende Pjanic e non Jorginho un motivo c’è, se vende Arthur e prende Pjanic anche».

Si ringrazia Sandro Sabatini per la disponibilità e la cortesia mostrate in questa intervista

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