Sarri e la frecciata alla Juve: «Non ho grandi ricordi di quella esperienza e nessun rimpianto»
Hanno Detto

Sarri e la frecciata alla Juve: «Non ho grandi ricordi di quella esperienza e nessun rimpianto»

Sarri, intervistato da Sky Sport Insider, è ritornato sull’esperienza con la Juventus lanciando delle frecciatine ai bianconeri

La sfida dello Stadium ha sempre un sapore diverso per Sarri, che si appresta a riordinare i ricordi della sua carriera prima di incrociare nuovamente la Juventus sulla panchina dell’Atalanta. Il tecnico toscano torna nella Torino bianconera dopo aver regalato alla società l’ultimo tricolore della sua storia nel 2020.

Se quell’annata portò in dote un titolo, la sintonia tra l’allenatore e l’universo bianconero non è mai scoccata davvero. Su quell’annata incidono le sconfitte nelle finali di Coppa Italia e Supercoppa, unite al brusco stop europeo con il Lione nei quarti di Champions League. Un cammino interrotto presto, nonostante la presenza di fuoriclasse del calibro di Ronaldo, Dybala e Higuain, affiancati da innesti di spessore come De Ligt e il ritorno di Buffon.

Intervistato da Sky Sport Insider, il tecnico ha affrontato direttamente il capitolo legato alla sua permanenza a Torino. Alla domanda su un eventuale rammarico per aver guidato i bianconeri per un solo campionato, il mister ha risposto in modo perentorio: «Se ho il rimpianto di averla allenata solo un anno? Una stagione strana con gli stadi praticamente vuoti da marzo in poi e forse anche per questo motivo non ho grandi ricordi di quell’esperienza. In ogni caso nessun rimpianto».

La concentrazione di Sarri è ora tutta rivolta al percorso di crescita a Bergamo, un progetto basato su pazienza e lavoro collettivo. Nel confrontare l’inizio della sua avventura nerazzurra con il passato, l’allenatore ha spiegato: «Se questo inizio di stagione ha analogie con esperienze passate? Con parecchie, con qualcuna no, con altre sicuramente sì. L’esperienza più simile è stata a Empoli: dopo nove giornate eravamo ultimi in classifica e abbiamo poi fatto la finale playoff. A Napoli dopo quattro partite avevamo due o tre punti. Difficoltà che sono venute fuori costantemente nel corso della mia carriera. L’unica esperienza in cui la fase iniziale è stata positiva nei risultati è stata al Chelsea. Per il resto è sempre stata una difficoltà, ed è palese il motivo: più il modo di giocare precedente era completamente diverso dal mio, più la difficoltà aumenta all’inizio. È un anno di costruzione: sia il direttore sportivo che la società non fissano obiettivi materiali di breve periodo, ma parlano di costruzione per avere obiettivi solidi nel medio periodo».

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Sull’impostazione tattica, il tecnico ha ribadito la centralità dei principi rispetto alle cifre: «Quanto conta il sistema di gioco? Il modulo lascia il tempo che trova, è un’ipotesi come un’altra. Quello che conta davvero è il modo di difendere e l’idea per attaccare, il modo in cui la squadra si muove e ragiona collettivamente. Il modulo può avere la sua importanza, certo, ma non è quella decisiva nel determinare il livello di una squadra».

Infine, Sarri ha preferito tutelare l’armonia del gruppo senza fare distinzioni personali: «Chi mi sta convincendo di più dei miei giocatori? Non si può indicare un nome, non sarebbe giusto nei confronti degli altri. I nuovi hanno percorsi completamente diversi l’uno dall’altro: qualcuno è arrivato all’inizio della preparazione estiva, qualcuno all’ultimo giorno di mercato, qualcuno poco prima della fine ma con problemi fisici che ne hanno limitato il lavoro iniziale. Ognuno ha il suo percorso e i suoi tempi. L’aspetto che li accomuna è la disponibilità al lavoro, e questo è l’elemento più importante per costruire qualcosa insieme».

Anche sul tema del calciomercato, l’analisi del mister resta orientata alla visione d’insieme: «Troppi giocatori nuovi? Un allenatore contento al cento per cento del mercato della sua società lo devo ancora conoscere, in tutta la mia carriera non l’ho mai incontrato. La valutazione deve essere fatta complessivamente e non sui singoli arrivi: sono arrivati giocatori importanti, qualcuno ancora da formarsi e da sviluppare, qualcuno già formato e pronto. Complessivamente sono arrivati giocatori di valore, e questo è quello che conta».

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