Sconfitta indolore: la Juve va in finale di Coppa Italia

© foto Ph.Massimo Pinca

La truppa Allegri perde a Napoli 3-2 ma guadagna lo stesso l’accesso alla finale di Roma di Coppa Italia in virtù del 3-1 dell’andata. Grave caduta di stile di Sarri sul finale di partita

Tante partite all’interno di un unico match, ecco cosa si è visto ieri sera al San Paolo nella semifinale di ritorno della Coppa Italia. Almeno 4-5 cambi di direzione nei 96 minuti di calcio andati in scena, per una gara tosta, emozionante, giocata su buoni ritmi e ricca di colpi di scena. La Juventus passa in vantaggio con il Pipita e sembra aver opzionato il passaggio del turno, visto che si va al riposo con quel risultato, poi nel secondo tempo esplode la pirotecnia del calcio. Pareggio napoletano di Hamsik e doppietta del Pipita che riporta ancora avanti la Juve, un gol definitivo, tutti pensano al sigillo finale. E invece no, ci pensa Neto con una topica clamorosa, una paperissima di quelle che passeranno alla storia a riaprire le sorti, gol di Mertens e 3-2 di Insigne, forcing finale del Napoli, Juve che si difende e alla fine strappa il pass meritatamente conquistato nell’arco delle due sfide di andata e ritorno.

Una compagine bianconera dai due volti, padrona indiscussa fin all’ora di gioco, con equilibrio tra i reparti e le giuste spaziature, poi, anche a causa di Neto, ultima mezz’ora di sofferenza e asserragliamento nei propri 16 metri, causata dalla perdita di sicurezze, cercando di ripartire e di fare male all’avversario, riuscendoci poco. La seconda rete di Higuain, uno spettacolo di affiatamento di squadra, cambio di fronte, da sinistra a destra, un’azione quasi rugbistica, e poi il cinismo sotto rete di Mister 90 milioni. Ma a Napoli, ieri sera si è visto di tutto. Un’invasione di campo, che non accadeva da chissà quanti anni, con un tifoso che butta verso il Pipita una sciarpa azzurra, lo stesso Higuain che quando segna quasi esulta, sommerso dall’abbraccio de suoi compagni, poi indica un posto in tribuna con un labiale chiarissimo che deposita la colpa di fischi, contestazione, e di una stucchevole telenovela al suo ex Presidente De Laurentiis. Ma sul finale di match va in onda una caduta di stile grave, edificata sulla scorrettezza calcistica delle regole tacite del calcio. La Juventus mette fuori palla al 92’ per soccorrere Cuadrado, vittima di crampi, il forcing partenopeo è veemente, disperato, ma la palla andrebbe ridata. Sarri grida e strepita di giocarla e i suoi non restituiscono il pallone, con i giocatori della Juve sgomenti. Anche in questi piccoli dettagli, si nota la differenza tra i grandi club e quelli che vorrebbero diventarlo ma non lo sono, la classe di una società non si compra tanto al chilo al mercato rionale, e soprattutto la classe non è in vendita, o si ha oppure si guarda gli altri vincere. Sarri è un buon allenatore, ma non sarà mai un maestro di calcio, e da ieri sera non può permettersi di dare lezioni a nessuno: il suo gesto, il suo scempio di stile sono a dir poco vergognosi e nauseabondi.

Cose che manco i dilettanti sono usi esprimere sui campi polverosi di periferia. Con lo stesso uomo in tuta che, in conferenza stampa, cerca di mettere una pezza allargando ancora di più la falla, parlando di perdite di tempo juventine. Ognuno ha l’allenatore, i giocatori e i dirigenti che si merita, compresi i presidenti, con Aurelio De Laurentiis che, a fine gara, rilascia una delle sue farneticanti dichiarazioni sulla bontà di avere in squadra, un tecnico non catenacciaro: chiara allusione ad Allegri. E bloccando su twitter il fratello di Higuain. Il circo napoletano si chiude qui, la Juve, a buon diritto, approda in finale di Coppa Italia, il resto sono chiacchiere, atti venefici e cadute di stile a cui ormai abbiamo fatto il callo. Nonostante la sconfitta sarà la Vecchia Signora a sfidare la Lazio per il trofeo. Avanti così Juve.

 

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