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Spalletti a DAZN: «Abbiamo alzato il livello della Juve portandoci dentro un po’ di Premier League. Vicario più stutturato di Di Gregorio, Douglas Luiz può essere il leader del centrocampo»

Spalletti a DAZN: «Abbiamo alzato il livello della Juve portandoci dentro un po’ di Premier League. Vicario più stutturato di Di Gregorio, Douglas Luiz può essere il leader del centrocampo». Le parole
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Luciano Spalletti ha parlato a Dazn verso Juve Milan commentando soprattutto il mercato bianconero.
Ultimissime Juve LIVE: le principali notizie di giornata
LOTTA SCUDETTO OLTRE INTER E NAPOLI – «C’è il Milan che ha fatto una squadra importantissima, il Como che si è confermato e la Roma che abbiamo visto tutti quale inizio importantissimo ha fatto. Però questo è possibile per quelle sei-sette-otto squadre che ci sono. Anche la Lazio fa parte di queste e Grosso ha le qualità per far diventare la Fiorentina forte nonostante poi un risultato sia positivo o negativo. Il lavoro della società Fiorentina è stato fatto in maniera enorme e importante. Noi dobbiamo collocarci e trovare un equilibrio in quello che per larghi tratti è stato fatto anche l’anno scorso. C’è stato un periodo in cui la squadra giocava un calcio enorme ed era bella da vedere. Poi ci siamo un po’ persi perché forse non avevamo creato bene le basi per giocare quel calcio lì. Con gli innesti di quest’anno pensiamo di poter riproporre quello e di poterlo mantenere. C’è un lavoro giornaliero che ci dirà se le nostre impressioni sono giuste. La squadra mi piace ed è forte, però ce ne sono altre di fortissime e quindi anche noi dobbiamo diventare fortissimi»
RAPPORTO COI DIRETTORI – «Con Carnevali ci siamo abbracciati sui campi prima delle partite tantissime volte. Lo conosco da anni, siamo stati ironici l’uno con l’altro perché siamo stati sempre avversari. Mentre con Massara ho avuto possibilità di condividere momenti bellissimi della Roma. È stato un mio direttore, ci siamo stimati e voluti bene. Ottolini è una bravissima persona, lo conosco adesso anche se alla Juve lo conoscono bene. È facile un rapporto con persone così equilibrate, tranquille e conoscitrici delle dinamiche di campo. Sanno tutta la storia di quello che succede negli allenamenti e nelle settimane. Mi sento a mio agio».
DA DI GREGORIO A VICARIO – «Ho dato fiducia a Di Gregorio perché lo reputo un grande professionista e un portiere forte che ha delle caratteristiche e delle qualità di reattività, di forza e di esplosività. Vicario ha più struttura fisica ed è avvantaggiato, ha già fatto delle esperienze a livello internazionale ed è stato in un calcio che gli creava insidie da tutte le parti. Come ore le creerà a Michele. Stando in porta ti vedi arrivare questi calciatori fisici in area. Guglielmo l’ha già vissuto e quindi è più tranquillo. Ha fatto due-tre interventi degni del suo valore, è bravissimo coi piedi e ci dà un vantaggio nella costruzione. Che piaccia o non piaccia il portiere è lo sbocco all’inizio dell’azione sulla pressione avversaria».
WOLTEMADE – «Che tipo di cavallo è? Io ho un Frisone, mi sembra molto simile. È statuario, incute un po’ di timore dal punto di vista fisico poi invece è dolcissimo e si lascia accarezzare e cavalcare. Diventa molto bravo anche nelle relazioni coi compagni. Con Nick puoi giocare palla sui piedi, sa fare il suo gioco orizzontale e può essere utilizzato anche in verticale perché ha questa fisicità e questa altezza. Di solito è difficile trovare nello stesso calciatore questi due mondi. Quello di 2 metri è un finalizzatore forse nell’area ma poi è meno relazionale dentro al campo, è invece lui ha entrambe le cose e poi ha questa grande qualità di essere molto gioioso e molto festoso anche nel modo di stare in campo. Lo può aiutare nella pressione che incontrerà in questo club, anche se partiamo avvantaggiati perché ha gli stessi colori che indossava nella squadra precedente. Non rimarrà sorpresa almeno di questo. Gli ho detto che aspettavamo un calciatore di questo livello e questa qualità. Si porta dietro il contesto della Premier dove è tutto più fisico e più veloce e determinato come situazioni di gioco. Anche Sarr uguale. Portare un po’ di Premier nella nostra squadra alza il nostro livello. Siamo contenti e non vedo l’ora che si possa allenare per vederlo nella squadra».
SARR – «Spacca il gioco corto con questi inserimenti di 70-80 metri. È uno abituato a una copertura di campo che dentro la nostra squadra, a una determinata velocità, aveva solo Thuram. Con il suo infortunio lui ci dà una mano. Conosce tutte le zone del campo perché le frequenta tutte: dallo spigolo in alto a sinistra a quello in basso a destra. Te lo vedi arrivare a sforare sulla linea offensiva e a fare ripieghi su quella difensiva. Sa fare un po’ tutto, soprattutto copre distanze, è un altro cavallino di razza».
JUVE RINFORZATA – «Sì, è una Juve di livello superiore rispetto a quella dell’anno scorso. Però ci sono successi questi due-tre infortuni che ce la peggiorano molto. Inutile girarci intorno, Yildiz per noi è un calciatore fondamentale. È quello più forte, la luce quando non c’è energia. È quello che sa tirar fuori dal niente il tutto. Ma i direttori hanno fatto un lavoro importante. Non esiste più il mercato perfetto, c’è quelli a cui sai adattarti. Ci sono delle dinamiche che bisogna conoscere, da scoprire mano a mano, c’è la possibilità di andare a prendere dei calciatori che lo scouting ha tirato fuori e ha visionato. Noi non siamo nelle condizioni di pagare quello che vogliono le altre società, per cui aver completato la rosa ed essersi adattati e inseriti per questi due calciatori negli ultimi giorni di mercato significa essere stati bravi. Noi siamo contenti, ora c’è da creare lo sviluppo di tutte queste in modo da avere dei motivi giornalieri per cui siamo qui e da metterli a disposizione della squadra per gli obiettivi finali che però sono distanti e diventeranno la somma del nostro lavoro».
DOUGLAS LUIZ – «Ha tutto per essere il leader del centrocampo, il regista, quello che ogni tanto vede queste linee di passaggio con un velocità superiore agli altri e le va poi a eseguire in maniera corretta. Ha tecnica, ha il contrasto fisico e regge l’aggressione sull’avversario, ha la frequenza di condurre il pallone e sapersi liberare da duna pressione, ha piede per il cambio gioco e per battere i calci d’angolo. Ha la faccia di quelle giuste, viene da quel calcio lì di cui abbiamo parlato le cui potenzialità e caratteristiche alzano il nostro livello. Mi tocca frenarlo sul fatto che pensavo gli mancasse. Ogni tanto va alla bandierina e a sforare oltre la linea dei difensori. Il suo ruolo è anche quello di essere un po’ un equilibratore non solo come calcio giocato ma anche di posizioni assunte. Noi ora abbiamo diversi giocatori offensivi. Avere quello che sa prevenire la perdita di palla e dà equilibrio col posizionamento non ti fa prendere le ripartenze che poi costano tanti metri nell’economia della squadra. Riconquistare subito il pallone nelle preventive è una cosa in cui lui, essendo un mediano, può darci una mano».
KOLO MUANI – «A chi somiglia? Su due piedi mi viene in mente Dzeko. Perché si accontentava di aver fatto il gol, di averne fatti due. Di aver avuto possibilità importanti essendo stato bene nel gioco di squadra. Bisogna ricercare cosa di essere pignoli con se stessi e di scavare sul fondo delle proprie possibilità per diventare un super, un extra rispetto a quello che già si è vissuto oggi. In questa cosa sono simili. Una volta scherzandoci dissi a Dzeko che assomigliava a uno di quei bottiglioni da due litri in tavola. Poi però ha dimostrato di essere differente, lui è stato un campione proprio a livello comportamentale e di relazione all’interno della squadra. Ha fatto vedere agli altri o fatto credere che fossero di altri le sue numerose potenzialità».
EUROPA LEAGUE – «Rappresenta un obiettivo importante. È un percorso arzigogolato perché si giocherà una partita ogni due-tre giorni. Dobbiamo essere a livello e in competizione con tutta la rosa. Ci saranno delle limitazioni rispetto a quello che è il settlement agreement della Uefa. Bisogna essere bravi a esibire un calcio di livello internazionale per poter ambire ad avere sogni o idee di vittoria».