Stendardo: «Sacrificare l’Europeo è il male minore. I giocatori devono dare l’esempio» – ESCLUSIVA

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Guglielmo Stendardo, ex difensore della Juve, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le sue dichiarazioni

L’emergenza Coronavirus sta avvolgendo in una nuvola di paura e di allarmismo l’Italia e l’intera Europa, con il lato sportivo che si è arrestato per tutelare, in maniera decisa, la salute di calciatori, tifosi, addetti ai lavori. Paletta dello stop alzata, dunque, anche in Serie A e in Champions League, con la data di scadenza fissata al 3 aprile prima di conoscere il destino della stagione attuale. A parlare – in esclusiva a Juventus News 24 – dell’emergenza Coronavirus legata da un filo indissolubile allo sport è stato l’avvocato Guglielmo Stendardo, ex difensore della Juve nel 2008, che ha analizzato gli scenari futuri che potrebbe verificarsi nelle varie competizioni.

Il 10 marzo è stata ufficializzata la sospensione della Serie A fino al 3 aprile. In che modo ha valutato le tempistiche di tale provvedimento?

«La realtà odierna, anche in ambito sportivo, non ha precedenti quindi merita un attento approfondimento. Dal punto di vista giuridico, viviamo una sospensione del campionato: sarebbe diverso se ci fosse un’interruzione che metterebbe fine all’intera stagione sportiva. Qualora dovesse esserci un’interruzione definitiva, sarebbe palese un voto normativo. Se il campionato dovesse interrompersi in modo definitivo, sarà compito del Consiglio Federale emanare una nuova norma che disciplini la situazione. È un momento particolare in cui va messo al primo posto il diritto alla salute che viene prima rispetto allo Sport».

In Lega emerge la volontà di portare a termine il campionato, con l’ipotesi slittamento all’anno prossimo dell’Europeo. Sarebbe la soluzione più corretta secondo lei?

«Sarebbe il male minore… Bisogna tutelarsi innanzitutto dal punto di vista della salute, dopodiché quando finirà questa emergenza ci auguriamo tutti che il campionato possa ripartire e terminare regolarmente. A questo punto, se dovessero slittare i tempi, il campionato finirebbe più tardi e si ‘sacrificherebbe’ l’Europeo».

Nel caso in cui l’emergenza Coronavirus non dovesse placarsi, è stata svelata anche l’ipotesi di non concludere la stagione. In questo caso, quale sarebbe la soluzione migliore per l’assegnazione dello Scudetto in modo da garantire la regolarità del campionato?

«C’è un Vuoto normativo: il Consiglio Federale si riunirà per decidere quale potrebbe essere la soluzione migliore. Io mi auguro che il campionato possa finire regolarmente. Le ipotesi sono tre: la non assegnazione dello Scudetto, considerare la classifica maturata fino ad oggi, e come terza ipotesi i play-off per decretare la squadra Campione d’Italia e i play-out per le retrocessioni in Serie B. Se il campionato non dovesse finire per cause di forza maggiore, penso che l’ipotesi dei play-off e dei play-out possa rendere più avvincente il campionato. Spero che la stagione, comunque, si concluda, e che possa essere posticipato l’Europeo».

Ponendo a confronto gli accorgimenti e le misure adottate in Serie A con quelle del resto d’Europa, quale situazione vede negli altri Paesi rispetto alla battaglia contro il Coronavirus?

«È una situazione strana. In Italia forse, anche se in ritardo, ci siamo resi conto prima rispetto agli altri Paesi dell’epidemia. Penso che le misure prese in Italia, seppur in ritardo, devono essere adottate dagli altri Paesi, così com’è avvenuto nelle ore precedenti perché in Inghilterra, in Germania, in Francia, in Spagna c’è lo stesso problema. Bisogna fare di tutto per evitare che i contagi possano aumentare e, per fare questo, serve rimanere a casa. Lo Sport deve fermarsi, così come si è fermato tutto, perché la salute dei cittadini è più importante di tutto il resto».

Oltre ai campionati nazionali, lo stop ha riguardato anche la Champions League. Quale pensa possa essere lo scenario futuro in questa stagione della competizione europea?

«Anche l’UEFA adesso dovrà prendere delle decisioni importanti, ma penso che anche in Europa sarà difficile continuare in questo momento. Bisogna navigare a vista, capire cosa succederà. Il virus sta correndo più velocemente dei nostri decreti e delle disposizioni prese dai vari governi: bisogna assolutamente bloccare tutto, con lo Sport che deve fermarsi. Tutti noi siamo appassionati, ma questo virus non fa distinzioni, non guarda in faccia nessuno, quindi la soluzione è fermarsi. Successivamente, le istituzioni sportive e non devono ragionare pensando al diritto alla salute. Rinunciare alle competizioni europee non è mai facile, ma in questo momento i calciatori, essendo degli uomini, si stanno preoccupando della salute di sé stessi e delle loro famiglie. Questo deve essere lo sforzo sul quale concentrare le energie in questo momento. Per quanto teniamo alla Champions League, deve passare in secondo piano».

La decisione del rinvio delle sfide europee, in particolare di Juve Lione, è arrivato dopo la quarantena imposta ai giocatori bianconeri per la positività al Coronavirus di Daniele Rugani. La figura del calciatore, in questa situazione di allarme, quale ruolo può svolgere?

«Il calciatore deve innanzitutto rispettare le regole. Dobbiamo attenerci a quelle che sono le regole principali: restare a casa, uscire solo in caso di necessità, evitare contatti. Il calciatore, che è un personaggio pubblico, deve dare dei messaggi verso questa direzione. È un virus che non fa distinzione, quindi i giocatori devono dare l’esempio».

Dopo Rugani, anche altri giocatori in Serie A sono stati trovati positivi al Coronavirus. Il calciatore della Reggio Audace, Alessandro Favalli, in un’intervista ha dichiarato che anche i giocatori «sono uomini, non superoi». Che effetto le fanno queste parole?

«Devono farci riflettere… Per quanto il calciatore sia un atleta, forte fisicamente, ci sono delle cose nella vita che bisogna considerare al di sopra della propria forza fisica. Questo ci fa capire quanto siamo vulnerabili noi uomini. Questo virus deve farci riflettere sulle nostre fragilità, perché con una velocità incredibile e nel giro di una settimana ha rovesciato il mondo in cui vivevamo. La decisione del governo di trasformare il Paese in un’unica grande zona rossa, arrestando così la vita sociale ed economica per salvare la vita biologica, credo sia l’emblema. Dobbiamo pensare che siamo tutti vulnerabili, fare attenzione e ricordarsi delle nostre fragilità quando tutto finirà. Penseremo a vivere il presente e non sempre il futuro, ragionando diversamente rispetto al passato».

Qual è il consiglio che sente di dare ai calciatori e a tutti gli addetti ai lavori del mondo del calcio in questo momento di emergenza?

«Io mando un messaggio molto chiaro: quello di seguire la scienza. Soltanti i medici e gli scienziati possono dare le linee guida per difendersi da questo virus. Dobbiamo tener conto delle regole che ci sono state date. Di conseguenza, gli sportivi devono mettere da parte le idee legate al business e pensare unicamente alla salute. In questo momento serve stare vicino a tutti coloro che soffrono per questo virus, con il calcio e lo Sport che vanno messi in secondo piano».