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Vignola ricorda Boniperti: «Girai attorno al telefono prima di chiamarlo» – ESCLUSIVA

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Beniamino Vignola, ex calciatore della Juve, ha ricordato in esclusiva a Juventusnews24 il presidente Giampiero Boniperti

Una pagina triste, dolorosa, che segna la fine di un’epoca meravigliosa scritta a mano, prima da giocatore e poi da presidente, da Giampiero Boniperti. Si è spento all’età di 92 anni, dopo una vita passata ad amare, difendere, elevare i colori bianconeri della sua Juventus. «Ho appresa questa mattina la notizia, mi hanno messaggiato tanti amici subito dopo. Ho pensato molto alla sua famiglia: ho conosciuto bene i suoi figli, mi dispiace davvero. So che ha tanti nipoti, credo che sia stato molto felice della sua famiglia». Così esordisce Beniamino Vignola in esclusiva a Juventusnews24: lui che il presidente lo ha vissuto a stretto contatto durante la sua lunga esperienza a Torino.

Dall’Avellino alla Juve nell’estate del 1983. Quella telefonata Vignola non se la dimentica… «Il presidente è stato la svolta della mia carriera. Già allora, quando arrivai alla Juventus, la sua immagine era un’icona, era la storia di questo club. Per me è stato un brivido che mi è passato lungo la schiena nel momento in cui da Avellino mi hanno detto: “Chiama questo numero”. Era uno 011, quindi di Torino, e telefonai in sede della Juve e mi dissero che c’era Boniperti che mi voleva parlare. Ho girato intorno al telefono per un po’ di tempo prima di fare il numero. Veramente un personaggio unico: ci lascia un pezzo di storia del calcio e soprattutto della Juventus. Quando si parla di questo club si parla di Boniperti».

Di ricordi particolari che lo legano al presidente ce ne sono tanti. Vignola ha voluto raccontare chi era Boniperti nella vita di tutti i giorni, e quale rapporto sapeva creare con i suoi calciatori: «Lui era un personaggio molto scaramantico, schematico nei suoi movimenti perché si presentava a trovare la squadra la sera a Villar Perosa quando eravamo in ritiro, mangiava con noi. Si vedeva la domenica, andava via nell’intervallo… Però si capiva che viveva le partite della Juventus con sofferenza. Era molto preso. È stato forse anche il primo presidente che ha fatto capire a me e agli altri che la famiglia era importantissima: chiedeva come stavano i nostri cari, ci chiedeva se eravamo fidanzati. Capiva che anche la vita privata per un calciatore poteva essere importante per poi far rispecchiare le doti in campo. Era veramente un personaggio unico».

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