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Walti dura dopo l’esperienza in Italia: «Stadi vuoti, brutti campi e partite non trasmesse. Ora so cosa non voglio»

Walti dura dopo l’esperienza in Italia: «Stadi vuoti, brutti campi e partite non trasmesse. Ora so cosa non voglio». Le parole dell’ex Juventus Women
Lia Wälti, ex centrocampista della Juventus Women passata in estate al Brighton dopo una sola stagione tra luci e ombre in Italia, alla BBC ha fatto una dura analisi del calcio femminile italiano.
DIFFERENZA ITALIA-INGHILTERRA – «C’è una differenza enorme. È sempre difficile parlarne. Non voglio parlare troppo negativamente del campionato italiano, non è questo il mio obiettivo. Si tratta piuttosto della realtà dei fatti: il calcio in Inghilterra, nella WSL, ha uno standard che non è paragonabile a nessun altro campionato. È un po’ triste e deludente vedere che molte ragazze all’estero non hanno le stesse opportunità o gli stessi standard in termini di ambienti professionali. Mi mancava la sensazione di essere apprezzata come calciatrice, di sentire che stavamo ricevendo tutto il supporto di cui avevamo bisogno. [In Inghilterra] abbiamo buone strutture, ottimi campi su cui giocare le nostre partite. In Italia non avevamo assolutamente alcuna cultura del tifo — non solo alla Juve, ma in generale. Quando fai parte di quella crescita avvenuta in Inghilterra, con la cultura dei tifosi, gli stadi pieni — anche gli stadi molto piccoli sono emozionanti in cui giocare. In Italia era semplicemente tutto vuoto. Ogni partita sembrava un po’ così. Mi mancava la sensazione che provavo prima quando giocavo a calcio».
COPERTURA TV DELLE PARTITE – «Penso che si debba portare il calcio alla gente. Bisogna quasi costringere le persone a guardarlo. Ho la sensazione che sia iniziato così in Inghilterra. In Italia, e in molti altri paesi, penso che ci sia una cattiva copertura televisiva. Non viene trasmesso affatto oppure, se viene trasmesso, le inquadrature da cui riprendono sono davvero di scarsa qualità. Questo influisce sul modo in cui guardi una partita. Non vedi davvero la velocità, la tattica o altro, e non ti godi lo spettacolo. In Inghilterra, nei grandi stadi, ci sono ottime angolazioni delle telecamere. Penso che la gente si diverta di più a guardarlo».
PROBLEMI – «La carenza principale parte dalla qualità dei campi. In molti paesi si gioca o sui peggiori campi sintetici o sui peggiori manti erbosi naturali. Anche se vi giocasse una squadra di Premier League, probabilmente sembrerebbe una partita pessima perché è semplicemente impossibile giocare un bel calcio su quei terreni. Per tutti gli altri campionati, da dove si dovrebbe persino iniziare? È così difficile. Abbiamo gli stessi problemi anche in Svizzera. Bisogna fare il primo passo: investire denaro per tutte queste cose prima di ottenere qualcosa in cambio. Penso che molti paesi non abbiano questi soldi o questa pazienza».
IN ITALIA NON SI CAMBIA – «Un tempo non avevamo buone condizioni. Non era professionale. I nostri primi stipendi non bastavano per vivere. Ora, vedendo la crescita in Inghilterra e trovandomi con giocatrici che cercano di far crescere il movimento nei loro paesi, fa sentire frustrati vedere ancora questa realtà. A volte ci si dimentica, quando si è nella propria bolla, che questa non è la norma. Sei solo una delle fortunate che può viverla. Molto talento nel calcio femminile si perde perché ci si trova in ambienti scadenti dove nessuno ti vede o non hai la possibilità di raggiungere il tuo potenziale. Cerco di incidere e penso che in Italia sia stato davvero difficile, perché avevo la sensazione che quando alzavamo la voce non succedeva nulla, ed è stato frustrante».
TRASFERIMENTO AL BRIGHTON – «Dopo quell’esperienza in Italia, sapevo un po’ meglio cosa probabilmente volevo o non volevo. Riponevo una grande fiducia nel Brighton prima ancora di parlarci, perché ero stata nel campionato e avevo visto cosa stava facendo il club. Avevo sentito da altre giocatrici che la società stava investendo molto e ho ascoltato solo cose davvero positive. Non c’è feedback migliore di quello delle altre calciatrici. Una volta vissuti i primi momenti con il club, mi è stato dimostrato che questo è il posto giusto: una realtà a cui sta a cuore il calcio femminile, che investe nel calcio femminile e che ha le persone giuste al posto giusto».